A modo mio

Ambientare la parola

di Luigi Troiani

 La Casa delle letterature è in piazza dell'Orologio, qualche vicolo e il Tevere a separarla da Castel sant'Angelo. Un angolo di Roma intima, dove sono arrivato per caso la scorsa estate accompagnando una ragazza americana che voleva studiare l'italiano e aveva scelto, un portone più in là della "Casa", il suo corso. Ci sono tornato giorni fa per la mostra "La posterità del Sole",  fotografie  e scritti in bianco e nero rispettivamente di Henriette Grindat e Albert Camus, su un itinerario di René Char: come entrare nell'intimità della parola e del verso del secondo Novecento francese, attraverso il varco delle immagini di una natura e di uno stile di vita sottratti al tempo dalla fotografa svizzera nel 1950. I testi e le foto sono apparsi in Italia grazie all'impegno della rivista trimestrale e associazione "In forma di parole", che ha confezionato, nel cinquantenario della scomparsa di Camus, una pregevole edizione di 500 esemplari curata da Riccardo Corsi.

   Incontro fortunato quello tra il premio Nobel 1957, un révolté germogliato tra la povertà e il sole d'Algeria, e il poeta che aveva eletto L'Isle-sur-la-Sorgue a Lourmarin in Provenza a suo rifugio, tra acque, pietra vetusta, natura. Si erano conosciuti appena dopo la guerra, con la Resistenza alle spalle e un mondo devastato intorno, con dentro il desiderio di dedicarsi alla letteratura e alla ricostruzione dello spirito. Scelsero di essere amici e al patto restarono fedeli, sino alle parole che Char scrisse a Edwin Engelberts, futuro editore della "Posterità", due giorni dopo la morte per incidente stradale di Camus: "perdo un fratello, un fratello scelto da me e non un fratello dato da una madre cieca". Il paesaggio di Vaucluse, era stato lo sfondo nel quale intessere i rapporti umani e artistici, con Camus che si dichiarava "valchiusano volontario", e scriveva: "Il paesaggio, come l'amicizia, è il nostro fiume sotterraneo". Un paesaggio dove alitavano altri grandi spiriti, l'antico Petrarca che Char sentiva "talvolta sarcastico talvolta commovente" e col quale disse in più occasioni di dialogare, il pittore folle di Arles che il poeta evocò in "Les voisinages de Van Gogh".

   Il tema dell'amicizia e della poetica in Char, ha trovato approfondimento critico nell'importante saggio che Elisa Donzelli, giovane e valente docente di letteratura italiana, ha dedicato al lungo e operoso rapporto del francese con un nostro poeta suo traduttore, Vittorio Sereni. Il titolo del libro, "Come lenta cometa", pubblicato dall'editore Nino Aragno, evoca la scia luminosa della poetica chariana, insieme alla "linea filante" del faticoso lavoro di traduzione e interpretazione di Vittorio Sereni. Per l'autrice, il modo migliore per calarsi nella difficile e spesso emetica ambientazione del verso di Char , è proprio "partire da Sereni", che più di altri ha saputo trasferire sulla pagina, con esplicito richiamo all'esperienza provenzale del Petrarca, il senso della vita e del lavoro del poeta di Vaucluse  Il vasto epistolario tra i due che la Donzelli svela e commenta, guida nella complessità dell'arte del tradurre, nella ricchezza di una solidarietà profonda che ha visto anche pause e alzate di genio come è giusto che fosse data la forte tempra dei due. Istiga alla lettura di Char e Sereni, uomini di un altro tempo, quando lo spazio ampio della creatività e sensibilità poetica poteva anche scegliere di lasciarsi racchiudere da un ambiente minimo d'elezione, senza per questo risultare meno universale. Per sentire il soffio dello spirito, occorre allontanare la materia, rendere noi stessi e quello che ci circonda obiettivo e scevro di passioni. Bisogna, come dicono i francesi con splendida espressione "dépassioner l'histoire".