A modo mio

Harakiri Europa

di Luigi Troiani

C'erano una volta due maturi signori, un democristiano renano prossimo ad accompagnare all'estremo riposo la moglie e finire isolato i propri giorni, un socialista francese definito "fiorentino" nella stagione migliore e ormai consapevole della vicina fine per tumore, che, mano nella mano al campo di Verdun, vollero consegnare un futuro di unione ai popoli del vecchio continente, dopo le secolari stragi degli stati nazione. Quei signori, Kohl e Mitterrand, complice il capo della Commissione Jacques Delors, crearono l'Unione economica e monetaria e la Politica estera e di sicurezza comune, decidendo anche di dotare le nascenti istituzioni di inno e bandiera.

   Al timone politico dell'Europa ci sono oggi due esponenti di ultima generazione politica, una democristiana catapultata dall'oriente al cancellierato di Berlino, un conservatore che lavora e dorme (con Carlà) all'Eliseo di Parigi, dimentichi di quella lezione. Non si fanno fotografare mano nella mano, né ritengono che la loro mano vada offerta ai paesi in difficoltà finanziaria, la Grecia adesso, Portogallo Spagna e Irlanda prossimamente. Aver tardato sei mesi per decidere un intervento superiore a 100 miliardi di euro a favore di Atene è significato far pagare alla democrazia ellenica, e all'Europa, altissimi costi finanziari e politici. Aver deciso soltanto giovedì, dando l'impressione di essere spinti da Banca Mondiale con mallevadoria di Obama, è significato ribadire l'incapacità della prima potenza produttiva e commerciale a costituirsi anche in potenza finanziaria ed economica. Aver scelto di caricare sulle spalle greche un peso altissimo in termini di interessi sul prestito, e aver chiesto a stati membri di farsi carico di una parte pesante dell'importo, è significato negare il principio di solidarietà politica e finanziaria tra  membri dell'euroclub.  

   Per questo, la risposta franco-tedesca al bisogno ellenico di denaro per far fronte alle immediate scadenze del debito, lascerà un segno negativo nella storia dell'integrazione europea, che a dicembre, dopo gli anni del pantano generato dalle adesioni sbagliate di paesi orientali e dal rifiuto di taluni membri a ratificare i trattati per l'Unione, sembrava potesse riprendere ad avanzare. E' evidente che l'unione monetaria senza politiche fiscali ed economiche comuni ha il fiato corto e può trovarsi in qualunque momento sotto minaccia della speculazione. Altrettanto evidente che gli stati membri non vogliono risolvere la questione pere proseguire la politica delle mani libere dinanzi ai propri elettori: non è un mistero che Berlino si sia lasciata condizionare dalle vicina scadenza elettorale per i consigli statali e il senato/Bundesrat.

   Ho commentato in troppe occasioni i limiti strutturali della politica e dell'economia del meridione europeo, per esitare a prendere posizione sulla Germania. Vent'anni fa sapevamo tutti che l'irruzione degli Ossi nella storia della Bundesrepublik avrebbe alterato la posizione tedesca verso l'Europa. Non immaginavamo però che Berlino potesse divenire smemorata: dimenticare che la Germania ri-unita esiste grazie alla garanzia delle istituzioni comunitarie, che il paese è stato ampiamente ricompensato in termini di bilancia commerciale e stabilità monetaria per il sacrificio del glorioso marco. Merkel smetta i panni della maestrina prussiana con bacchetta in mano (ma come ci si può rivolgere a uno stato sovrano e partner nell'Unione esigendo che  "faccia i compiti a casa" prima di intavolare trattative?), assuma le sue responsabilità guidando le istituzioni verso la piena Unione. Allora la sua voce suonerà più legittimata e autorevole.