Italiani in America

Poeta spaccapietre

di Generoso d’Agnese

Sarà Pascal D'Angelo il fiore all'occhiello delle iniziative realizzate dal Museo Basilio Cascella di Pescara nell'ambito della XII edizione della Settimana nazionale della cultura. Il contenitore voluto dal Ministero dei Beni Culturali propone ogni anno una serie di eventi all'interno dei luoghi culturali della Penisola, eventi che spaziano dall'arte alla narrativa, dai convegni alla proiezione di audiovisivi e pellicole cinematografiche.

Il Museo Cascella di Pescara, depositario di più di 500 opere appartenenti a una feconda dinastia artistica italiana, ha scelto di dedicare la settimana della cultura all'arte dei versi, offrendo ai visitatori vari appuntamenti incentrati sulla poesia e sulla interpretazione di questa particolare forma di scrittura. Martedì 20 aprile toccherà così proprio a Pascal D'Angelo aprire la serie di appuntamenti poetici che vedrà nella settimana fino al 25 aprile la poesia di Rabindranath Tagore ("Là dove tutto il mondo si incontra in un solo nido"), quella di Hermann Hesse ("Hermann Hesse e molti volti dell'uomo" e il recital incontro "Foeminae" versi, oltre a proiezioni di film ("Il Sole" e "Arca Russa" di Sokurov, "Solarsi" di Tarkovsky), presentazioni di libri, proiezioni di cd fotografici e mostre di ex libris.

La serata dedicata a Pascal D'Angelo si inserisce nella proposta "La cultura abruzzese migrante" e vedrà proporre nello spazio convegni del Museo Cascella il video del regista Stefano Falco: Pascal D'Angelo, il poeta della vanga e del piccone, pubblicato dalla Mediacom Pescara. A introdurre il video saranno lo stesso regista, l'autore e intrattenitore Germano D'Aurelio, studioso appassionato delle esperienze migranti abruzzesi e il presidente dell'Associazione Abruzzesi nel Mondo, Nicola D'Orazio, preceduti nella serata dalla proiezione del cd fotografico "Nel nido dell'Aquila ferita" del fotoreporter italo-americano Luciano Borsari.

Il percorso video nella poesia e nella vita di D'Angelo vuole rendere omaggio a un autore spesso dimenticato dalla critica letteraria, capace di guadagnarsi la stima del mondo culturale statunitense e di partorire il volume "Son of Italy" primo esempio assoluto di letteratura di emigrazione e primo affresco autobiografico di un italiano costretto ad attraversare l'Atlantico per trovare un'opportunità di riscatto. Scriveva Pascal: " In questa sconfinata nazione da qualche parte avrei trovato la luce".
L'appuntamento dedicato a D'Angelo viene proposto esattamente a 100 anni dal giorno d'arrivo di D'Angelo (19 aprile 1910) a New York, ovvero l'inizio della sua nuova vita in America.
Nato in una frazione di Introdacqua il 20 gennaio 1894 Pasquale era figlio di una modesta famiglia di contadini, primo di due figli. Frequentò con profitto le scuole primarie, nel piccolo edificio rurale della contrada Cauze, alternando gli impegni scolastici con quelli del pascolo e dei lavori nei campi. Dotato di molta vivacità e di grande capacità di apprendimento Pasquale  a dodici anni fu costretto a lasciare la scuola per lavorare e aiutare la famiglia.  

Saranno anni duri che culmineranno con la decisione di accompagnare il padre nella traversata atlantica e nell'avventura di emigrante. Imbarcatosi il 7 aprile a Napoli, dopo aver visto per la prima  volta il treno, D'Angelo viaggiò sul piroscafo Celtic e dopo 12 giorni di viaggio in terza classe, il 19 aprile del 1910 sbarcò a Ellis Island con qualche dollaro e tante speranze. Superati i controlli sanitari e le formalità di rito a cui venivano sottoposti gli emigranti, padre e figlio iniziarono la loro vita in America  agli ordini di  Mario Lancia, il caposquadra che li aveva ingaggiati per la costruzione di nuove strade a Hillsdale.

Fu un durissimo impatto quello che ebbero i D'Angelo. A loro l'America regalò quasi sempre "privazioni" lasciandoli nel vuoto sociale e alla mercè di un mercato del lavoro senza scrupoli. Il gruppo di lavoratori di Introdacqua resistette per qualche tempo ma poi si sfaldò sotto la pressione delle continue sollecitazioni. Alcuni decisero di tornare in Italia, sconfitti nell'orgoglio. Tra essi vi era Angelo D'Angelo, il padre di Pasquale.
Il giovane però decise di sfidare la sorte e di resistere alle avversità e tornato a New York iniziò a lavorare come operaio di fatica per le ferrovie. Divenne uno spaccapietre e si rese conto dell'enorme importanza della lingua inglese nel suo progetto di integrazione. L'abruzzese decise di studiare in proprio l'inglese e divenne un ospite fisso della Public Library di New York.

Grazie ai suoi studi personali D'Angelo si innamorò di Shelley e Keats e scoprì il fascino della poesia. Alloggiato in una squallida stanza a Brooklyn, lo spaccapietre iniziò a dare forma ai suoi pensieri scrivendo proprio in quella lingua per lui nuova i suoi primi versi che poi tentò di far pubblicare. Ricevette numerosi rifiuti dalle redazioni dei giornali e dalla case editrici ma non si rassegnò. D'Angelo partecipò al concorso di poesia indetto dal giornale "The Nation" diretto da Carl Van Doren, uno dei più autorevoli critici letterari statunitensi ma non ricevendo risposta alla sua partecipazione, decise di scrivere direttamente all'editore.

Nel gennaio del 1922 Van Doren decise di incontrare il giovane poeta, dopo avere apprezzato il materiale allegato nella lettera. L'incontro segnò un'apparente svolta nella vita del giovane abruzzese. Le sue poesie vennero infatti pubblicate sui maggiori giornali italiani e raccolsero consensi unanimi tra i lettori. Pasquale (Pascal) D'Angelo divenne un caso letterario. Due anni dopo il giovane decise di pubblicare la sua autobiografia affidandola alla casa editrice MacMillan di New York. "Son of Italy" venne considerato il libro dell'anno e segnò in realtà la nascita della letteratura d'emigrazione consegnando il nome di D'Angelo a un successo insperato. Tutto questo però non riuscì a scalfire i valori del giovane idealista italiano.

Di carattere schivo, D'Angelo rifiutò i numerosi incontri pubblici ed evitò di autografare i volumi durante le presentazioni, preferendo il lavoro manuale agli agi di una vita mondana fatta di salotti letterari. Ciononostante molti giornali americani ed europei andarono alla caccia di questo personaggio letterario che preferiva vivere come operaio e frequentare nel tempo libero la Public Library.

Negli anni seguenti Pascal D'Angelo approfondì ancora di più lo studio delle lingue, apprendendo anche il francese, lo spagnolo e un po' di cinese e di polacco. Utilizzò il suo tempo libero per scoprire nuove biblioteche pubbliche e per studiare insieme ai ragazzi, scoprendo nel contempo il fascino del gioco degli scacchi. Decise però di non pubblicare le sue poesie, e di non accettare un impiego fisso, preferendo svariare in diversi lavori.
Divenne fruttivendolo e sondaggista, scelse di essere vegetariano e nel 1932 la sua passione per gli scacchi lo portò a scrivere un manuale che non riuscì mai a pubblicare e che è andato perso. Sarà un'esistenza breve, quella vissuta dal poeta abruzzese. Sempre nel 1932 venne infatti ricoverato al Kings County Hospital di Brooklyn per un'occlusione intestinale. Curato da mani inesperte, morì a soli 38 anni, lasciando agli amici e agli ammiratori il privilegio di organizzare il funerale e la sepoltura.

In suo onore gli amici fondarono la D'Angelo Society che per anni conferì la "medaglia D'Angelo" per la migliore poesia scritta da giovani americani. E per mantenere viva la fiamma del ricordo di un uomo che scelse un'esistenza umile per poter vivere il suo sogno di poeta.