A modo mio

Eros danza con Tanatos

di Luigi Troiani

Davvero un bel gruppo quello degli attori ballerini che hanno messo in scena a Roma “La Pornographie des Âmes”, di Dave St-Pierre, nell’ambito di “Equilibrio, Festival della nuova danza”. Una manifestazione che ha poi chiuso con Merce Cunningham Dance Company, celebrato apice del genere, tuttavia incapace di alterare la forte impressione lasciata dalle serate degli artisti canadesi.

   In “Pornographie”, Dave St-Pierre si mette a nudo di fronte alla vita e ai suoi cicli: nascita, maturità, morte. E va a scovare, impietoso, ogni intimo affaticamento di anime e sensi. Scava dentro sentimenti e comportamenti, evidenzia le espressioni della fisicità e della spiritualità, trasferendo la loro epifania attraverso i moti della vita sensuale. Osa oltre il confine dell’etichetta fissato dalla maggioranza silenziosa, e il pubblico gradisce applaudendo convinto gli eccessi da Grand Guignol della ragazza sporca di sangue e in orgasmo, la performance esibizionista dello scultoreo didietro di un ballerino meticciato, gli sbalzi d’umore repentini del canovaccio narrativo. St-Pierre denuda i corpi, quindi li riveste, talvolta a pezzi talvolta integralmente. E li fa correre, danzare, urlare, armonizzarsi o schiantarsi l’un contro l’altro, in paranoia di evoluzioni ininterrotte, come senza soluzioni e pause è la vita di ognuno. Non è estranea a questo risultato, la biografia dell’enfant terribile della danza contemporanea nordamericana: 36 anni, coreografo anche per i saltimbanchi di Cirque du Soleil, convive con una fibrosi cistica alla quale ha dedicato un altro spettacolo.

   Nell’itinerario che dipana,  la comedie tragica di “Pornographie”, attraverso l’esposizione dei corpi getta in scena lo spirito umano, preda di ogni passione. I commedianti sono così bravi da commuovere e disarmare il pubblico anche quando fingono l’infingibile: lo stupro, la morte, la violenza, la tenerezza estrema. Dà in pasto vicende improponibili, come quella della trentenne Katia. Bionda di troppe libbre da raccontare, è denudata come un verme tanto enorme da non poter essere schiacciato. Sfoggia cinque rotoli di grassovunque, e non solo è chiamata a recitare il ruolo (in nudo totale, obviously) di solitaria e fascinosa vamp che gattona sul palco in offerta usa e getta, ma anche quello della cicciona che si fa prendere le misure per la liposuzione da una beffarda collega impegnata a tracciare col pennarello le linee del bisturi sulla debordante sua adipe.

   Proibito dal censore ai minori, lo spettacolo visto in Auditorium, opportunamente introdotto e discusso, sarebbe un’eccellente scuola di eros per i nostri ragazzi, vaccinandone la maturazione erotica dall’ammorbamento del sesso commerciale e degli amori melensi, e dalla conseguente atrofia dei sentimenti e del linguaggio dialogico. L’istrione e indisponente ballerino del Quebec insegna quello che madri e padri non vogliono o non sanno dire: che eros e tanatos coabitano, che tutto ha un inizio e una fine, che i sentimenti veri sono sacralità da difendere contro i venti e le maree della mercificazione e del consumismo della materia.
   La “Pornografia delle anime” è come un censimento delle nostre passioni inconfessate. Il suo scandalo più efficace non sta nei chilometri di pelle e peli che mostra, ma nei quadri profondi che generano nello spettatore lacrime, riso, ghigni dell’anima. Il più riuscito, quando un’affranta Nina Simone canta il Jacques Brel di “Ne me quitte pas” (Non lasciarmi), e tutti i ballerini, ciclicamente, cadono in agonia tra lo strazio dei loro rispettivi amanti, e nulla più resta se non urlo e preghiera.