A modo mio

Cartolina d’inverno

di Luigi Troiani

C'è un’Europa, nel nord, fatta di acqua e pietra, acqua e mattoni: Amburgo, Stoccolma, Venezia. E Amsterdam, capitale della piccola Olanda, città di grande tradizione commerciale e culturale nel delta dell’Amstel, edificata su palafitte. Sta in piedi grazie al sistema di dighe e argini che la sostiene, sempre che in futuro resista al paventato innalzamento delle acque marine da cambio climatico. I suoi canali sono semi-ghiacciati in questi giorni, e rabbuiati dalla caligine nebbiosa, ma i vaporetti fanno egualmente su e giù tra vicoli e ponti  scorrazzando i turisti in cerca di prospettive o emozioni.

L’amico Alain, che vive al terzo piano di un antico palazzo in Keizers-Gracht, uno dei canali nobili, mi racconta, davanti ad una bionda triple locale, di come l’edificio si corichi di quasi cinque millimetri l’anno su un lato, e di come il tintinnio dei bicchieri in casa gli segnali lo spostamento in corso.
   Amsterdam è città di musei, due su tutti: il Rijks e il Vincent van Gogh. Nel primo la fanno da padrone celebri Rubens e Vermeer, nel secondo lo sfortunato grande dell’Ottocento è presente con più di duecento dipinti che documentano l’intero arco della sua evoluzione, dall’impaccio iniziale all’esplosione finale di follia e colore tra Arles e Auvers-sur-Oise, villaggio di artisti a nord di Parigi, nei cui campi si sparò al petto nel luglio del 1890. Emoziona, camminando dentro la solitudine tragica e luminosa degli ultimi quadri, l’apparire imprevisto della gigantografia della tomba del pittore, poverissima, in un ripiano di terreno delimitato da un muro sbrecciato sopra al quale si allarga la distesa agricola. Accanto, la tomba di Theodore, morto subito dopo Vincent, che la cognata volle riposasse con l’amato fratello.

   Amsterdam è dove Annelies Marie Frank scrisse il “Diario”, narrando più di due anni della clandestinità scelta dalla sua famiglia per sfuggire alla caccia dei nazisti, le speranze e le illusioni di una ragazzina che sognava di crescere nel dopoguerra, e finì quindicenne i suoi giorni nel campo di sterminio di Bergen-Belsen, dopo che fu catturata, con famiglia e amici, per una spiata. Bisogna andare nella casa di quella bimba adulta, salire la scaletta ripida interna che conduce alle stanze nelle quali, nascosti da una libreria mobile, i rifugiati cercarono scampo. E’ un pellegrinaggio necessario, per capire cosa siano stati antisemitismo e dittature nel “secolo breve” europeo, e dove possa condurre la discriminazione razziale e religiosa. Il “Diario di Anna Frank”, la sua Huis di Prinsengracht 263, parlano per i milioni di ebrei eliminati dal nazismo e implorano le generazioni successive di non consentire mai più che il potere finisca nelle mani di despoti razzisti.

    Amsterdam è simbolo di libertà e di assenza di limiti all’espressione dell’individuo. Negli ultimi tempi, anche alla luce di minacce ed assassini dell’intolleranza islamica in territorio olandese, la tradizione sta subendo restrizioni. La circolazione di alcol, droga, sesso, riceve attenzioni censorie impensabili negli anni Novanta. Questa settimana la gedoogd, la proverbiale condiscendenza di autorità e opinione pubblica, è stata negata dall’annuncio di divieti sulle prostitute in mostra nelle finestre dei Walletjes, dietro il Duomo. Il mestiere sarà interdetto alle minori di 23 anni e non potrà essere esercitato dalle 4 del mattino. Chi avesse altre esigenze, ne tenga conto, magari si affretti…