A modo mio

Dieci anni di Foro Italo-Spagnolo

di Luigi Troiani

Si è avuto nei giorni scorsi a Madrid il consueto appuntamento del "Foro di dialogo Spagna-Italia", organizzato da Arel e Cidob, di particolare significato quest'anno per una serie di ragioni. A gennaio il paese iberico assume la presidenza di turno dell'Unione europea: la partecipazione di politici come Narcis Serra già segretario generale della Nato e ministro della difesa spagnolo, Pedro Solbes già Commissario europeo all'economia e uomo di spicco nel governo, Miguel Angel Moratinos attuale ministro degli esteri, ha consentito di disporre di un'anticipazione dell'agenda che sarà portata avanti dalla diplomazia dell'Ue. La presenza al "Foro" di importanti personaggi dell'economia italiana (tra gli altri Gilberto Benetton, Franco Bernabé, Rainer Masera, Francesco Merloni) ha qualificato il dialogo tra le due delegazioni. La cerimonia conclusiva col re di Spagna e il presidente Napoletano, ha conferito autorevolezza alla celebrazione dei dieci anni del Foro.

   Dietro l'ufficialità della politica, la realtà dei processi socio-economici. Il decennale del Foro è coinciso con una crisi economica così seria da non regalare speranze di soluzione. I gruppi di lavoro del Foro hanno confermato la durezza della stagione economica e che ci sono poche illusioni per i prossimi mesi, nonostante certi segnali positivi che iniziano a registrarsi qui e là, ad esempio in Italia. Se il sistema finanziario, in particolare bancario, è stato salvato dai banchieri centrali, l'economia reale e il sistema industriale stanno preparando una nuova crisi, che potrebbe esplodere in modo persino più repentino di quella che l'ha appena preceduta, con una "inflazione di assets" che non avrà niente da invidiare a quella dello scorso anno. L'industria non sta curando i suoi limiti, né la finanza i suoi mali. In Europa non si stanno costruendo i necessari "campioni" continentali, e anzi le sirene del nazionalismo e del protezionismo impediscono che si riassorba la liquidità immessa nel sistema dai governi e si riconducano sotto controllo i bilanci pubblici.

   In paesi come Spagna e Italia continuano inoltre a pesare le arretratezze storiche. Come il debito. L'Italia ha un debito pubblico che minaccia di tracimare verso il 120% del Pil. La Spagna ferma all'incirca alla metà le sue lancette del budget, ma in compenso soffre un "dare" delle imprese molto più consistente di quello italiano, portando così il debito complessivo su livelli simili. Meno male che  le famiglie continuano ad essere risparmiatrici in ambedue i paesi. C'è poi la questione delle infrastrutture, che la Spagna è impegnata caparbiamente a risolvere (a costi spesso pari a 1/3 di quelli italiani!) al contrario dell'Italia, incapace di provvedere. Colpa di un corpo di autorizzazioni e controlli farraginoso, ma soprattutto di una corruzione che blocca, ritarda e fa lievitare i prezzi. Altro elemento da considerare, l'eccessivo numero di piccole e micro imprese italiane rispetto alla struttura produttiva spagnola. Nel mercato globale competono i grandi, e l'Italia su questo punto non riesce a compiere significativi passi avanti.

  Beniamino Andreatta, che impegnò il suo Arel bolognese nella costruzione del Foro, avrebbe messo da parte il temperamento burbero per sorridere di fronte al successo della manifestazione madrilena, conclusasi nel segno di un'alleanza di fatto nella conduzione del prossimo semestre di presidenza spagnola. Madrid è consapevole che dovrà gestire l'avvio dell'esecuzione dell'accordo costituzionale finalmente votato da tutti i partner Ue (sempre che il presidente ceco, Klaus, non ci ripensi...), e ha bisogno di alleati sicuri. L'amicizia italo-spagnola diventa un investimento che pagherà dividendi all'intera Europa.