Che si dice in Italia

Artefice del proprio destino

di Gabriella Pattti

Il mio ottimismo mi rende fortunato". Non è lo slogan di una nuova lotteria istantanea né la perla di saggezza di un qualche guru spirituale orientaleggiante, come quelli che tanto vanno di moda in questi ultimi tempi.

E' invece, in tutta la sua forza e semplicità, l'affermazione che Alex Zanardi, il 40enne pilota automobilistico rimasto senza gambe a causa di un incidente avvenuto circa sei anni fa, offre a tutti i lettori in una bella intervista apparsa sul settimanale "Oggi". Dopo l'incidente Zanardi ha ricominciato a correre in pista, riuscendo anche, nel 2005, ad arrivare sul gradino più alto del podio. "Una gioia enorme, sono stato l'unico portatore di handicap al mondo che si è affermato in una competizione tra professionisti". Gioia ripetutasi l'anno scorso quando si è lasciato alle spalle tutti gli altri piloti sul circuito di Istanbul. Mi rendo conto che, nello scrivere di una storia del genere, potrebbe essere facile lasciarsi cadere in un vortice di vuota retorica e falsi sentimentalismi "da copertina" e proprio non voglio che questo accada. Il fortissimo attaccamento alla vita, con tutte le gioie e le sofferenze che ne fanno parte, e la capacità di lasciarsi guidare dal sorriso e dalla speranza nelle scelte difficili del proprio cammino, quasi come una versione moderna del homo faber cinquecentesco, orgoglioso artefice del proprio destino, traspaiono forti dalle parole che  Alex Zanardi ha detto al giornalista Duilio Tasselli. Ed è questo che vorrei condividere con voi: un messaggio bello, positivo, forte. Non è affatto poco.

   A.A.A. SACRESTANO CERCASI. Se siete interessati, il luogo "di lavoro" dove fare domanda è Costa Masnaga, piccolo paesino della Brianza in provincia di Lecco. Qui la famiglia Pirovano ha deciso di  abbandonare il proprio incarico nella sacrestia della parrocchia del paese. I sei fratelli, da Giuseppe, il più giovane con 73 anni, ad Ambrogio, il maggiore, di 85, si ritirano tutti insieme "per colpa delle forze che se ne vanno e degli acciacchi dell'età". Peccato, ma onore al merito. Perché i Pirovano  sono una dinastia di sacrestani che andava avanti da più di 150 anni. Il primo ad assumersi l'incarico era stato Luigi, arrivato a Costa Masnaga nel lontano 1852. Da allora il mantenimento della chiesa è sempre stato appannaggio della famiglia che, nel corso delle varie generazioni, è stata accanto a ben otto parroci.

   CREDO CHE NEGLI USA non si riesca a vedere La 7, televisione un po' di nicchia ma di ottimo livello, soprattutto se paragonata alle cose che Rai e Mediaset ci propinano. L'altra sera, nel programma Otto e mezzo, trasmissione-salotto di Giuliano Ferrara con Ritanna Armeni (di destra lui, di sinistra lei) si è avuto conferma che, a volerlo, sul piccolo schermo si possono vedere cose intelligenti. Ospite era Mario Calabresi, figlio del commissario Calabresi assassinato dai terroristi rossi nel 1972. Occasione: l'uscita del libro con il quale il giovane - che all'epoca della morte del padre era un bambino - racconta la sua vita resa diversa da un atroce atto di violenza. Pacato, serio ma implacabilmente dalla parte della ragione, a difesa delle vittime dimenticate del terrorismo, cioè i familiari rimasti soli e spesso abbandonati dallo Stato. Tra le tante cose che ha detto, ne cito solo una: la faziosità di alcuni giornalisti (parecchi, per la verità) che, in quegli anni di piombo seguivano il processo agli assassini del commissario. "Ero ormai un ragazzo di 19 anni. Andavo a tutte le udienze. E quando venivano alla luce elementi che evidenziavano con chiarezza la colpevolezza degli assassinii, poi, il giorno dopo, non ne trovavo traccia nei resoconti della stampa. Quando invece succedeva il contrario, allora i giornali ne davano grande risonanza". Ecco, per chi ha vissuto quegli anni tremendi come la sottoscritta, credo che questo - fra tanti altri - sia forse una delle cose di cui vergognarsi. Oggi, passato tanto tempo, quei giornalisti (solo alcuni, per la verità) stanno più o meno timidamente chiedendo scusa. Meglio tardi che mai. Ma basterà?