Mostre
Frank Stella al Metropolitan
Il Metropolitan Museum of Art dedica ben due mostre concomitanti al celebre artista americano Frank Stella, uno degli artisti viventi più versatili e prolifici della scena artistica contemporanea.
Il Metropolitan Museum of Art dedica ben due mostre concomitanti al celebre artista americano Frank Stella, uno degli artisti viventi più versatili e prolifici della scena artistica contemporanea.
La prima rassegna, "Frank Stella: Painting into Architecture" ospitata nell'ala Modern Wing del Met ed in visione fino al 29 Luglio, evidenzia l'interesse dell'artista nei confronti dello spazio architettonico, indagato e sviluppato da Stella nelle opere tridimensionali degli ultimi decenni. I 25 lavori esposti - che variano da bozzetti, pitture, sculture, modelli di piccole dimensioni e plastici di progetti architettonici - dimostrano in che direzione si sono evolute le preoccupazioni formali dell'artista nell'arco della sua lunga sperimentazione, e documentano il modo in cui la ricerca pittorica minimalista dei suoi primi anni sia confluita nella realizzazione delle più recenti strutture tridimensionali.
Nella seconda mostra, "Frank Stella on the Roof", aperta fino al 28 Ottobre, sono esposte cinque opere in metallo e fibra di carbonio, alcune delle quali molto imponenti, realizzate dall'artista dagli anni ‘90 in poi. Queste sculture architettoniche, così definite dallo stesso Frank Stella, sono state installate nell'incantevole Cantor Roof Garden del Met, che offre uno dei panorami più suggestivi di New York, con vista su Central Park e sullo skyline di Manhattan. Il contrasto tra le sinuose e curvilinee opere di Stella ed il profilo architettonico rettilineo della City è decisamente una delle componenti più riuscite di questa iniziativa.
Nella sua continua ricerca volta a rompere ed oltrepassare i confini della pittura astratta in direzione di un linguaggio scultureo ed architettonico, Frank Stella-di padre italiano- ha occupato sin dagli anni ‘50 un ruolo decisivo nel panorama artistico newyorkese. Il Moma gli aveva dedicato già nel 1969, appena trentatreenne, la prima retrospettiva monografica mai organizzata per un artista vivente. Oggi, a distanza di tempo, le due mostre del Metropolitan ci forniscono l'occasione di veder rappresentati la gestazione e gli sviluppi di oltre cinquanta anni di idee concepite lungo una carriera artistica in cui pittura, scultura ed architettura si sono intrecciate con esiti sempre inaspettati e spiazzanti per lo spettatore.
Non ci sono dubbi che Frank Stella pensi ormai in termini puramente architettonici.
La storia dell'arte del resto annovera numerosi tra pittori e scultori che sono stati anche architetti - Raffello e Michelangelo sono i primi nomi a venire in mente - e le ultime opere di Stella sono un monito di come gli artisti abbiano ancora molti spunti da poter offrire per un reale e profondo rinnovamento dell'Architettura.
Tra gli elementi degni di nota nella prima mostra è da segnalare Sunapee II del 1966, un dipinto ad olio che - come molti altri lavori di Stella di quel periodo - è realizzato su una tela curva che enfatizza la propria natura di "oggetto" quasi scultoreo, che si impone nello spazio fuoriuscendo dalle pareti su cui è collocato Ciò a dimostrazione di come Frank Stella non abbia mai concepito la pittura nel senso tradizionale di "piatta finestra prospettica su un altro mondo", ma come un mondo compiuto in sé stesso. Esemplare in tal senso è il rilievo Dart 1X del 1989, presente nella mostra, in cui delle astratte forme di alluminio dipinto fuoriescono in modo esuberante (quasi barocco) dalle pareti per raggiungere lo sguardo dello spettatore, sorpreso da un'opera che è davvero a metà tra una pittura ed una scultura.
La mostra sul Cantor Roof Garden del Museo è una naturale evoluzione di quella ospitata all'interno della Modern Wing ed è costituita da opere che provengono direttamente dalla collezione privata dell'autore. Le opere in fibra di carbonio ed alluminio si liberano qui imponenti nello spazio aperto della terrazza, incorniciando sinuosamente la suggestiva vista panoramica con il loro contrasto di pieni e vuoti.
Le due sculture che richiamano maggiormente l'attenzione sono Adjoeman (2004) e Memantra (2005). Entrambe le opere, in acciaio inossidabile e fibra di carbonio, creano giochi di rifrazione luministica, interagendo con le cromie blu del cielo, il verde di Central Park ed il grigio dei grattacieli circostanti.
La struttura di Adjoeman evoca nella sua forma e struttura una barca a vela "astratta"; la scultura è animata da una serie di spirali di tubi di acciaio che suggeriscono la velocità delle correnti del vento e da una guida circolare scorrevole sul pavimento che fà sì che che l'opera possa muoversi realmente nello spazio.
Memantra ha un aspetto più esuberante, libero ed estemporaneo. La sua struttura spiraliforme di condotti di acciaio curvilinei, suggerisce quasi una calligrafia scultorea "scritta" nello spazio. Forte è la tentazione di toccare entrambe le sculture per testarne la costistenza, entrarci dentro e "giocarci", tra i costanti rimproveri dei guardiani del Museo che risuonano sulla terrazza con un minatorio "no touching".
Sebbene nessuno dei progetti e dei plastici in mostra sia mai stato ancora realizzato in scala naturale, l'interesse di Stella per l'architettura e l'urbanistica ci viene confermato anche dalle parole con cui lo stesso artista dichiara - nell'elegante catalogo che accompagna la mostra - che la sua più grande speranza per il futuro è che "gli artisti possano infondere nell'architettura un grado di inventiva che manca spesso agli architetti, troppo concentrati nel risolvere i problemi puramente strutturali e funzionali".
L'auspicio ed il messaggio affidato dall'artista ad entrambe le mostre è allora un ritorno ad un approccio umanistico in cui la figura dell'artista, dell'architetto e dell'ingegnere si integrino con il comune obiettivo "di trovare il modo di liberare il genio della ‘bellezza utile' nascosto nella nostra conoscenza scientifica e tecnologica".
Progetto Eusic*





