A modo mio

L'unione fa la forza. Si vota in Germania

di Luigi Troiani

S essantadue milioni di tedeschi sono chiamati oggi ad esprimere l'orientamento politico e il cancelliere che porterà il loro paese nel prossimo decennio. Favorita di lusso è Angela Merkel, tanto che il presidente Obama, nel recente incontro bilaterale di Washington le avrebbe detto sorridendo, in conferenza stampa: "Non so perché sei sempre così preoccupata! Hai già vinto!". I sondaggi delle ultime settimane hanno insistito sui consensi che danno l'annunciata alleanza democristiani-liberali a un soffio dal 50% delle intenzioni di voto, con i democristiani al 36%. I socialdemocratici non andrebbero oltre il 26%, restando quindi fuori da ogni speranza di coalizione maggioritaria.

Alla vigilia del ventesimo anniversario dello smantellamento del muro di Berlino, l'elettorato è orientato a premiare nuovamente il partito della riunificazione, e confermare alla cancelleria la donna sobria e concreta che, arrivata semisconosciuta e impacciata da un land orientale, è risultata più convincente dei socialdemocratici, con i quali ha tenuto in piedi per quattro anni una "grande coalizione" che sembra aver fatto il suo tempo. Merkel ha promesso il rilancio dell'economia e dell'occupazione, più fondi per l'assistenza sanitaria ai bambini, cura dell'ambiente anche attraverso il sostegno alla diffusione di vetture elettriche ed ecologiche.
Gli europei guardano con attenzione al voto in Germania, visto il peso del paese nell'economia e nella politica continentali. Anche se da tempo sono scomparse le ragioni che facevano dire ad Heinrich Heine "Se penso a te, Germania, nella notte, dall'inquietudine perdo il sonno", l'Europa, negli anni recenti, ha avuto occasione di preoccuparsi per la scarsa iniziativa europeistica di Berlino e per inopportune spinte al ripiegamento interno (certi länder orientali, la Baviera, le ali estreme della politica). Si augura che il risultato elettorale consenta un governo federale più omogeneo e compatto, in grado di fornire nuovo slancio alle forti responsabilità europee del paese.

Le istituzioni di Bruxelles hanno bisogno di una Germania in crescita economica, capace di fungere da riferimento per il commercio e gli investimenti dei Ventisette. Con riferimento alla politica globale, richiamano la leadership tedesca su almeno due dossier: la questione climatica e ambientale vista la lunga esperienza anche tecnologica in materia cumulata dalla Repubblica federale negli scorsi decenni, il dialogo con la potenza di frontiera russa per la definizione dello spazio geopolitico e geoeconomico aperto ad oriente dalla fine del comunismo.

I documenti rilasciati dal Foreign Office britannico un paio di settimane fa, hanno ufficializzato le riserve, se non l'opposizione di Regno Unito (Margaret Thatcher) e Francia (François Mitterrand) alla riunificazione tedesca. Il governo che esce dalle urne di oggi dovrebbe risultare il primo del dopo-Muro ad operare in condizioni di assoluta normalità, senza le urgenze istituzionali e socio-economiche dell'annessione dei länder dell'est o l'eccezionalità della "grande coalizione" tra democristiani e socialdemocratici. Felice coincidenza simbolica, la conclusione ufficiale annunciata in questi giorni del riassetto urbanistico di Berlino, devastata dalla guerra e nella zona orientale mandata alla malora dai comunisti. E' l'occasione per mostrare che l'unificazione è stata un buon affare per l'Europa. Se ripresa vi sarà nel continente, non potrà che essere trainata dalla produzione e dal commercio della Rft. Se le istituzioni dell'Unione riprenderanno il cammino, dopo il referendum irlandese e il voto ceco, questo non potrà che essere orientato e guidato dalla Germania.