A modo mio

Il Silvio (non) furioso

di Luigi Troiani

Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori, le cortesie, l'audaci imprese io canto...". Icastico l'Ariosto con l'incipit dell'"Orlando" cinquecentesco! Mezzo millennio dopo, cambio di scena. Nell'Italia di un primo ministro che, dicono le malelingue, tra un impegno di governo e l'altro se la spassa con svolazzanti fanciulle in affitto. Sono sempre cose tra potenti e donne (non me ne voglia la "bella Angelica", no che non la confondo con le cortigiane), anche qui non manca il "cavalier", "arme" niente grazie al cielo, amori par di capire a gogo anche se ci permetteremo qualche distinguo più avanti. Difettiamo certamente in "cortesie", e in quanto ad "audaci imprese", da noi si marcia piuttosto a dané e a taschine profumate rifornite d'euro! Resta la questione del "canto". Stanno cantando in tanti, anche se il coro è di quelli che più tristi non si può, e ci sono dei silenzi che squillano più di un tenore all'Opera.
    Cantano a Napoli pulzelle appena ex minorenni, a Bari donnine  da meretricio consumato o potenziale, cantano solitarie testate giornalistiche e politici d'opposizione, intenzionati a tirar giù di sella il "cavallier". Stanno zitte le televisioni del "cavallier" imprenditore e quelle che a lui rispondono in quanto politico. La Chiesa si divide. I santi uomini di istituzione s'offrono (pardon "soffrono") in silenzio. Quelli in prima linea, come il direttore del diffusissimo settimanale Famiglia Cristiana, dicono che il "cavallier" è "indifendibile". A cantargliele, al nostro, sono piuttosto i mezzi di informazione stranieri specie quelli di scuola anglosassone, stupiti e indignati della mancanza di reazione delle italiche genti.
    Certo che il Ludovico saprebbe tirarne fuori un gran bel poema! Io, tapino d'un opinionista posso al massimo vedermela con qualche sussurrata postilla. Innanzitutto il sincero augurio di salute ed energia al "papi" di tante graziose e "zio" di tante altre che, forte di un almeno 61% di italiani che "lo vogliono così" ha intenzione di continuare a spassarsela alla grande, cosa che di questi tempi grami non capita a molti connazionali. Sia chiaro che a me, come alla gran parte degli italiani, a chi lui dica "aspettami nel letto grande" (ascoltare le registrazioni in circolo!) non interessa un fico, proprio perché non siamo mai stati conniventi con la cultura teleguardona da lui diffusa nel paese negli scorsi due decenni.
    A me e a molti cittadini che pagano le tasse, interessano invece le questioni della sicurezza nazionale, la superficialità con cui è stato concesso a sciami di femmine slave "vestite da babbo Natale", prostitute, pulzelle ben dotate quanto anonime di entrare nelle stanze del potere politico, fotografare, registrare, forse asportare. E interessa la mala educazione e il cattivo esempio, il tanfo, che arriva dai palazzi della politica. Abbiamo giovani da educare e crescere come buoni cittadini, strutturalmente in difficoltà in un paese che non sa offrire lavoro e prospettive. Dovremmo impegnarli a studiare e faticare per il loro futuro di uomini e donne consapevoli. Dovremmo lasciar loro il sogno dell'amore vero, quello fatto di libera scelta, donazione, impegno, fuori dai canoni dei reality e del consumismo edonista, esterno ai segni del potere, alieno ai bigliettoni fumanti o peggio. Alle nostre ragazze dal vertice dello stato arriva un messaggio di fatuità e leggerezza, di vaporosità e beauty dove fluttuare e galleggiare.
    Di Orlando scrive l'Ariosto che "per amor venne in furore e matto, d'uom che sì saggio era stimato prima". Il nostro non rischia. Difettano le premesse.