Il rimpatriato

Il Savoia trombato

di Franco Pantarelli

Se sei tornato in Italia pensando a ciò che avevi lasciato tanti anni prima, questo Paese non ti può piacere. E infatti non mi piace. Mi manca la passione politica di un tempo, contrapposta alla specie di tifo sportivo che si fa adesso; mi mancano i leader politici rispettati e amati ma non idolatrati come accade oggi (oltretutto nei confronti di un guitto la cui attività pubblica prevalente è raccontare barzellette); e mi manca il fatto che fra la sostanza e l'apparenza a vincere era (non sempre ma abbastanza spesso) la prima. Questi non sono tempi di passioni, né di rispetto e né tanto meno di sostanza, sicché il risultato delle elezioni con la scontata vittoria di Silvio Berlusconi l'ho preso con uno spirito che chiamerei di paziente rassegnazione, un po' come quello che non ti fa pretendere uno scatto di energia da uno con la febbre tanto alta che non si regge in piedi. Non so che nome dare alla febbre dell'Italia di questo periodo, ma so che non può che essere passeggera: prima o poi questa gente si stancherà del clown che li intrattiene, ne avrà abbastanza delle sue barzellette, e sentirà il bisogno di un po' di serietà. Bisogna solo aspettare e pazientare.

Intanto, queste elezioni mi hanno regalato almeno una cosa che mi sono affrettato a infilare nel cassetto dal titolo "Aspettiamo e Pazientiamo" dopo averla chiusa nella busta targata "Ognuno Si Consola Come Può" e legata con un nastrino marca "Mangiamoci L'Uovo, La Gallina Arriverà". E questa cosa è la trombatura di sua altezza reale Emanuele Filiberto di Savoia. Già, il figlio del "pretendente al trono di Italia" si era candidato nelle liste dell'UDC sostenendo che: 1) poiché parla "cinque delle ventitre lingue ufficiali che si parlano al Parlamento Europeo" avrebbe potuto "interagire" con un bel po' degli altri deputati europei; 2) che è imparentato più o meno strettamente con la metà delle famiglie regnanti in Europa; 3) che con l'altra metà di cui non è parente intrattiene comunque rapporti cordiali. Insomma una specie di Berlusconi nobile: quello dà le pacche sulle spalle a Putin e (finché c'erano) a Bush e Aznar, lui le pacche le dà a principi e principini. In pratica - aveva ragionato - votare per lui sarebbe stato come assumere un addetto alle pubbliche relazioni, cosa che per un Paese che vota in massa per uno come Berlusconi non è certo una stranezza. E poi, non ricordavano gli italiani il grande successo da lui ottenuto nella trasmissione televisiva "Ballando con le stelle"? Insomma gli ingredienti c'erano tutti ed era obiettivamente difficile, seppure con la disperazione nel cuore, dargli torto e non immaginarlo già nell'Olimpo dell'attuale politica italiana, assieme alle Carfagne, le Gelmine, le Brambille ed anche ai Mastelloni, visto che l'artefice della caduta del precedente governo ha finalmente ottenuto il "ringraziamento" che gli spettava.

E invece, chissà perché, nel suo caso gli elettori non hanno voluto seguire l'equazione "vendita di fumo più tv uguale elezione" e hanno decretato la sua sconfitta, dando a me questo motivo di (amara, amarissima) consolazione. Ma perché - mi diceva un amico cui avevo confidato la mia consolazione - ce l'hai tanto con Emanuele Filiberto di Savoia? In fondo non è peggio di tanti altri e oltre tutto per candidarsi lui ha scelto l'UDC che al momento è all'opposizione del governo Berlusconi, anche se non vede l'ora di trovare il modo di "fare pace". Giusta osservazione. La "qualità" dell'attuale personale politico italiano è talmente bassa che non sarebbe certo stato il figlio del "pretendente" a peggiorarla. Ma le famiglie reali, dopotutto, sono simboli e quella italiana simboleggia il peggio che esse possano mai fare.

Emanuele Filiberto ha voluto ricordare i suoi avi Gian Andrea Doria, vincitore di Lepanto, e Eugenio di Savoia che "fermò Maometto IV alle porte di Vienna" (come a dire: noi nel darle ai musulmani non siamo secondi a nessuno) e ha pudicamente taciuto su altre "imprese" della famiglia più recenti e miserabili. Un esempio a caso: la fuga del re nel 1943, lasciando gli italiani a sbrogliarsela da soli con i nazisti in casa e i capi delle forze armate a chiedersi se continuare combattere e da che parte. Ma aldilà di tutto, considerandolo semplicemente come persona, eccovi un piccolo saggio della sua... fate voi. Un intervistatore gli chiede se conosce l'articolo 139 della Costituzione italiana. "Che quale?", chiede lui (e speriamo che le altre quattro lingue le conosca meglio dell'italiano). Quello che dice: "La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale", gli spiegano. Lui sembra sorpreso e poi commenta: "Per il momento". Perché per il momento? "Perché magari domani c'è una guerra nucleare che cambia tutto". Che bello che uno così non sia stato eletto.