Stingel, l'artista interattivo
Molti Newyorkesi senz'altro ricorderanno la Stazione Grand Central ricoperta completamente da tappeti color arancio vivo, nell'autunno del 2004. Sono pochi tuttavia a sapere che l'artefice è un nostro connazionale -dal nome decisamente poco italiano- Rudolph Stingel...
... considerato oggi uno degli artisti più quotati sul mercato dell'arte contemporanea internazionale (con quotazioni che arrivano ad 800.000$ ad opera).
Il Whitney Museum dedica proprio a lui, fino ad ottobre, una mostra retrospettiva di 21 tra i suoi lavori realizzati negli ultimi 20 anni tra Merano, sua città natale, e New York City, dove l'artista vive e lavora.
La serata inaugurale si è aperta all'insegna di mondanità, eleganza ed ironia, di fronte ad un selezionato pubblico di collezionisti, galleristi e VIP della scena artistica contemporanea newyorkese riunitisi per celebrare la sua arte, considerata ormai un ponte tra le più avanzate pratiche artistiche europee e quelle americane. Nel corso della serata l'artista in persona, in un completo gessato impeccabile, invita il pubblico ad "interagire" - con un tocco di auto-compiacimento - con le sue opere. La lobby del quarto piano del Whitney è stata infatti radicalmente trasformata dal suo intervento tutto "argentato". Le pareti sono rivestite fino al soffitto di fogli di alluminio appoggiati su pannelli di feltro, su cui gli spettatori sono invitati ad incidere, scrivere e disegnare in piena libertà, sotto gli sguardi perplessi delle guardie del museo che devono trattenersi dal consueto "Do not touch".
L'opera viene così "ri-creata" al passaggio di ogni spettatore che attraverso il suo intervento diretto ne ridefinisce costantemente l'aspetto. Anche le eleganti signore presenti sembravano molto divertite e si sono sbizzarrite nel creare "graffiti" di varia natura. Le superfici delle pareti registreranno la presenza di tanti anonimi visitatori, trasformandosi in tal modo in un enorme graffito museale collettivo. L'appuntamento è ora al 14 Ottobre - data di chiusura della mostra - per osservare gli imprevedibili esiti prodotti da questa forma democratica di interattività tra opera d'arte e visitatore: uno dei principi cardini su cui si fonda l'arte contemporanea viene qui radicalizzato fino alle sue estreme conseguenze.
La mostra continua all'insegna dell'opulenza nella prima galleria del Whitney; qui anche il più scettico degli spettatori non può non rallentare il passo di fronte a tre dipinti monocromatici oro su oro, con dei motivi di broccato in rilievo che si rispecchiano in un pavimento completamente rivestito di specchi. L'effetto è davvero spiazzante: non solo la presenza dei dipinti nella stanza si moltiplica ad opera del loro riflesso negli specchi, ma il riflesso stesso dello spettatore viene catturato dalle superfici riflettenti, inglobando in tal modo fisicamente il visitatore nell'opera.
Nel corso della serata, la curatrice della mostra Chrissie Iles, nel suo intervento ha sottolineato come questi lussuosi ambienti riflettenti richiamino direttamente la Sala degli Specchi di Versailles e le opulente gallerie del periodo Barocco/Rococò, dove l'elemento pittorico e quello scultoreo venivano fusi insieme nell'architettura, creando uno spazio irrazionale e dinamico. Come nel Rococò dunque, gli specchi di Stingel mettono in discussione la tradizionale comprensione visiva dello spazio architettonico, rimpiazzandolo con un'esperienza percettiva frammentata e decadente tipica della nostra era post-moderna.
Nell'ultima sala espositiva sono esposti infine tre enormi autoritratti dell'artista, che si autoraffigura in uno stato di estrema malinconia e di introspezione critica. Il mood della mostra si incupisce qui radicalmente creando un impatto emotivo sull'osservatore molto profondo. L'attenzione si sposta sulle enormi difficoltà psicologiche molto probabilmente vissute dall'artista durante il processo creativo.
Davvero estraniante in questo contesto la presenza fisica dell'artista che al centro di quest'ultima galleria chiacchierava amabilmente con i suoi ospiti. Il contrasto tra la serenità della sua espressione reale e la cupezza dei momenti raffigurati negli autoritratti appesi sulle pareti del Museo, creava un'intenso e tacito dialogo fatto di sottili rimandi tra la figura fisica dell'artista presente nella sala e le sue immagini dipinte alle pareti.
Al ritmo di note jazz, abilmente suonate da una band di musicisti italiani, il vernissage si chiude con i ringraziamenti ai vari sponsors dell'evento- tra cui l' Istituto Italiano di cultura di New York City- e con l' invito da parte del Direttore del Whitney Museum a rivisitare la mostra "alterata" dagli interventi dei futuri avventori prima della sua chiusura.
Una mostra dunque che riesce ad essere seducente ed accattivante per ogni sguardo, nonostante le sue caratteristiche spiccatamente provocatorie. Raramente infatti l'arte contemporanea riesce a raggiungere un simile equilibrio tra la bellezza dell'elemento visivo e la componente concettuale dell'opera. Nella sua carriera artistica fatta di continua ricerca e sperimentazione il cinquantenne Stingel sembra proprio essere su questa strada.







