A modo mio

Clandestini, problema europeo

di Luigi Troiani

Evitato, grazie alla scelta di prudenza della nostra diplomazia, lo scontro tra Roma e La Valletta per la vicenda del mercantile turco Pinar, Malta e Italia hanno insieme chiesto e ottenuto l'altro ieri, dalla Commissione europea, che sia l'Unione a farsi carico dell'onda di immigrati in continuo arrivo dall'Africa via Mediterraneo. La Commissione ha accettato di tirare le conseguenze da una ovvia constatazione: i disperati che si ammucchiano su imbarcazioni di fortuna per spiaggiare nel sud del continente, puntano all'insieme dell'Europa e specialmente ai mercati più ricchi e con più lavoro come Germania e Scandinavia. Difficilmente hanno in mente di rimanere in Italia Spagna e Malta, economie meno dinamiche.

   Di rendere europeo un problema che sinora è caduto sulle spalle soprattutto di Italia e Spagna, si è ragionato in più occaasioni. Ora sembra la volta buona, e ciò accade per il rischio sempre più imminente di un conflitto diplomatico, e non solo, tra paesi membri rivieraschi, causato dal rimpallo delle responsabilità verso le imbarcazioni dei disperati in acque internazionali o territoriali. In gioco è l'applicazione delle norme previste dalle convenzioni Imo, International Maritime Organization, per il soccorso ai naufraghi, e di quelle sull'asilo politico.
   Il caso dei 143 clandestini e della ragazza morta in mare col suo bambino mai nato, soccorsi dalla nave graniera turca Pinar su segnalazione di La Valletta, rimasti in acque internazionali per quasi tre giorni a causa del dissidio italo-maltese su dove dovessero sbarcare, finalmente scortati in Sicilia da finanza e marina, risulta esemplare. Da un lato il dossier presentato dal ministro degli interni Maroni al Commissario europeo per la giustizia Jacques Barrot, che fa apparire Malta come impenitente violatore del dovere di soccorso cui la obbliga il diritto internazionale: negli ultimi due anni e mezzo la nostra marina sarebbe intervenuta ben 670 volte in acque "altrui" per salvare 42.600 migranti. Dall'altro la replica di Malta, attraverso il ministro degli interni Carmelo Misfud Bonnici, che chiarisce di non aver mai "dirottato immigrati verso Lampedusa o la Sicilia" e aggiunge che la marina maltese "ha effettuato non meno di 380 salvataggi, per un totale di sbarchi nel 2008 di 3.800 persone, e di 1.000 nei primi mesi del 2009".

   Malta ha le sue ragioni. Piccola isola con 400 mila abitanti, non può caricarsi pesi che non è in grado di gestire, benché vada aggiunto che, per questi "pesi", riceve dall'Unione europea aiuti per ben 7,3 milioni di euro. L'Italia, con altra dimensione in termini di coste (5 mila km contro i 1.650 degli isolani) porta a casa soltanto 17,3 milioni, e si ritrova costretta ad intercettare, per ragioni umanitarie, carichi umani provenienti soprattutto da Libia e Tunisia che, se la geografia non è un'opinione, transitano prima in acque maltesi o in acque internazionali prossime all'isola.

   L'iniziativa dell'Ue dovrebbe avviare a soluzione la questione. Si avranno norme vincolanti per i 27 paesi membri, con la ridistribuzione degli oneri collegati alla circolazione in mare dei clandestini e ai loro arrivi in territorio comunitario. Frontex, l'agenzia europea di pattugliamento delle coste, amplierà la sfera d'azione, accollandosi il carico dei centri per l'accoglienza e la gestione degli immigrati, ma anche quello dei rimpatri, problema tra i più dolorosi e complessi dell'intero dossier immigrazione clandestina. E' anche possibile che sia una Direttiva comunitaria ad hoc a vincolare i governi dei paesi membri, e le istituzioni comuni, a comportamenti in linea con la necessità di sanare alla fonte le ragioni del dissidio tra paesi mediterranei dell'Europa.