A modo mio

Il Papato nel mondo

Luigi Troiani

Il recente viaggio del Santo padre in Africa, con le polemiche seguite alla ribadita posizione della Chiesa romana sugli anticoncezionali anche nel caso di Aids conclamato, ha riportato all’attenzione il ruolo della Santa sede nel sistema internazionale. Si tratta di una modalità originale di partecipazione al concerto delle nazioni, fondata sia sulla natura specifica del soglio di Pietro, sia sui percorsi storici della diplomazia papale.

Nell’introduzione al libro di J. N. Figgis, Political Thoughts from Gerson to Grotius, ristampato a New York nel 1960, G. Mattingly scrive che la "Chiesa medievale ha fatto già trasparire e in qualche modo anticipato lo sviluppo dello stato moderno" sottolineando come fosse stata proprio la Chiesa di Roma a detenere il "primo ministero degli esteri e il primo corpo diplomatico". L’autore aggiunge che quella Chiesa fu la prima entità a disporre di una "armata mercenaria stabile" e "la prima che riunì quest’esercito su un campo di battaglia" specificando come ciò avvenisse "intorno alla prima bandiera non soggetta a mutamenti, simbolo di uno Stato permanente e immortale".

Benché dal Medioevo molte cose siano cambiate, soprattutto come effetto della conquista di Roma e della riduzione del potere temporale del papato ai palazzi e giardini apostolici, l’azione internazionale del Papa e dei suoi uffici rimane punto di riferimento importante. La Santa Sede, il complesso degli organi centrali di governo della Chiesa cattolica che coadiuvano il sommo pontefice e le loro filiazioni nel mondo, esercita una propria diplomazia, influenzando gli affari del mondo. Per afferrarne il modus operandi e quanto possa talvolta rendersi più efficace delle tradizionali modalità diplomatiche fondate sull’uso della forza militare ed economica, basti richiamare la celebre frase di Stalin che chiedeva, a chi gli faceva presente le rivendicazioni del papato, di "quante divisioni disponesse", affermando che presto "avrebbe abbeverato i cavalli dei suoi nelle fontane di piazza San Pietro".

Le fontane e il papa stanno ancora in piazza San Pietro, Stalin e il suo grande partito comunista sono nel cestino della storia. Questo per dire che, al di là della generosa definizione di "immortale" fornita dal citato studioso americano, la consistenza storica e politica, oltre che religiosa, dell’azione della Santa Sede, risulta di tutto rispetto e con essa bisogna fare i conti. Ne sanno qualcosa i regimi del socialismo realizzato messi su dal bolscevismo in Urss e satelliti, crollati anche per l’azione di Giovanni Paolo II, un papa venuto dalla Polonia comunista e cattolica. Se ne stanno rendendo conto Cina e altri dispotismi asiatici, sottoposti al crescere sotterraneo del cattolicesimo. E l’Africa nera, e l’orbe musulmano, come pure le nuove democrazie dell’Europa centro orientale, tutti in dialogo con gli uomini della Curia romana e i Nunzi, nella ricerca di soluzioni ai problemi del nostro tempo.

La Chiesa, purgata delle scorie del temporalismo, cerca autorevolezza nel richiamo ai valori dello spirito e dei diritti umani, contro l’azione di soggetti politici ed economici che, nel nostro tempo globale, trovano sempre meno limiti alla loro invadenza onnivora. Proprio per questo, gli uomini che gestiscono il governo del cattolicesimo dovrebbero dare prova di prudenza e riservatezza, rifiutare sempre e comunque la scorciatoia del compromesso con i poteri forti, capire il dolore degli uomini e in specie dei poveri, restando dove il Vangelo impone, dalla parte dello spirito. Spiace dire che, nel recente periodo, non sempre si è trovata conferma a questa esigenza.