Che si dice in Italia

Guai a chi tocca l'aglio

di Gabriella Patti

No: l'aglio non si tocca. Certo, se è troppo crea qualche problemino ... sociale. Ma questa strana campagna stampa, avviata tra gli altri dal direttore del Tg5 Carlo Rossella contro "lo spicchio odoroso" che fa la differenza nella cucina italiana e mediterranea, non la approvo proprio.

Addirittura il giornalista vorrebbe dar vita a un'associazione di ristoratori che garantiscano che i loro locali sono aglio-free. Che sia una questione politica? Il primo a protestare contro il profumato bulbo era stato Silvio Berlusconi di cui Rossella è ammiratore. Quando era capo del governo, al summit di Genova (dove ci furono problemi ben più seri, con i pestaggi della polizia nella scuola Diaz) il Berlusca propose ai capi di Stato un pesto senza aglio. Ma come si fa? E' come chiedere un hamburger senza carne. Spero che la battaglia si sgonfi, che si tratti di una trovata estiva per animare le discussioni sulle terrazze serali. Magari - che dite? - è solo un modo per sviare l'attenzione dai problemi ben più seri che attraversa il Paese. 
  SEMPRE PER PARLAR DI NUOVE TENDENZE, il serioso Corriere della Sera ci informa che in Italia sta prendendo piede una moda che viene dall'America. Quella dei Knit Café, cioè i locali dove, tra un té e un caffé, le signore - molte le manager e le donne in carriera ma ci sono anche dei signori - si rilassano facendo la maglia. Come le loro nonne. Oramai nella penisola di questi nuovi posti ce ne sarebbero oltre 30. Con ferri e uncinetti non ci ho mai saputo fare. E nemmen con i più normali ago e filo, commenta a bassa voce mio marito. Ma, magari, questa è la volta buona.

 DON LUIGI MEROLA ABBANDONA FORCELLA. Ed è una brutta notizia. Il 34enne e coraggioso prete anti-camorra cede alla "richiesta" del suo vescovo. "Mi ha chiesto lui di fare un passo indietro, per il mio bene. E io devo ubbidire. Non me ne vado certo per paura di essere ammazzato". Per anni il sacerdote si è battuto contro i clan criminali che soffocano il suo quartiere a rischio e tutta Napoli. "Io non abbandono la lotta" dice. Ma, di sicuro, il suo allontanamento non è un segnale incoraggiante. 

L'ITALIA, UNA "PROVINCIALE" che rischia la serie B? A temerlo è Massimo D'Alema. Il ministro degli Esteri ha rilasciato una bella e approfondita intervista a Franco Venturini del Corriere della Sera. Portando ad esempio addirittura un rivale politico, il francese Sarkozy che per i prossimi cinque e magari dieci anni avrà il modo di governare con quella stabilità che da noi manca completamente. Servono riforme costituzionali che permettano alla democrazia italiana di muoversi tra i grandi con un sistema finalmente bipolare. Ha ragione. Anche se qualcuno, forse, dovrebbe ricordargli alcune delle sue passate responsabilità al riguardo. Ma il punto è un altro. Non è che, magari, l'Italia è già in serie B? Prendete la fusione della Borsa di Milano con quella di Londra. Fusione? L'organismo che ne esce fuori è sicuramente più forte delle due istituzioni separate che gli hanno dato vita. Ma gli italiani vi avranno un peso secondario: soltanto cinque dei dodici membri del consiglio d'amministrazione della nuova super Borsa sono italiani. Come dire che conteranno poco più del celebre due di picche.