A modo mio

Toccare il cielo

di Luigi Troiani

Dopo le due parigine Eiffel e Versailles, è la meta francese più visitata, con tre milioni di turisti l’anno. Dedicato all’Arcangelo che nell’Apocalisse sconfigge le forze del male, l’isolotto del Mont-Saint-Michel, avvitato su un picco granitico di 80 metri d’altezza e 900 di perimetro a due chilometri dalla costa bretone, compare a chi arriva dalle strade della costa normanda, come sospeso tra cielo e mare, apparizione magica di Avelon, con Viviana la dama del lago nebbioso che forgia l’invincibile spada per Artù.

Se si arriva con la marea alta (sino a sedici metri il dislivello quotidiano) e la foschia ci si mette d’impegno, si resta catturati nei colori indistinti che sabbia e sali marini alzano sul grumo di pietra antica che dalla grande abbazia centrale, sede dal 1469 dell’Ordine dei Cavalieri di San Michele, si distende sulle poche case del borgo sino al bastione medievale. Fissare il Monte al lume di Luna, quando la canizza dei turisti ha abbandonato le postazioni e il salire della marea ha scacciato le automobili e protegge il silenzio, è esperienza forte, da raccomandare agli amici del cuore.

Il sito, patrimonio naturale e culturale dell’umanità per l’Unesco, protetto da quattordici leggi francesi e direttive europee, sta festeggiando i suoi tredici secoli di esistenza (1 maggio 2008-31 ottobre 2009). Dice la tradizione che nel 708 l’arcivescovo di Avranches, Aubert, ebbe in sogno tre apparizioni dell’Arcangelo che gli ordinò di erigergli un santuario sull’isolotto della lontana baia. Canonici di Aubert si recarono in Italia, per reperire nel santuario rupestre del Gargano reliquie del principe dell’armata celeste, e al ritorno, nel 709, fu consacrata la chiesa di "Mons Sancti Michaeli in periculo maris". La celebrazione può risultare buona cosa per gli affezionati al Monte, purché contribuisca a salvare il complesso monumentale dai due attacchi distruttivi ai quali è sottoposto: gli eccessi di commercializzazione e l’azione dei detriti sabbiosi.

Sul primo fenomeno, si noti lo stupore di sponda islamica, con un articolo di Arab Times del 3 ottobre dal titolo "Faith no longer issue at Mont-Saint-Michel" e sottotitolo "Atheist ramblers welcomed 1,300 years on". E il richiamo dell’Arcivescovo di Parigi che inaugurando i festeggiamenti del Monte ha detto: "Qui capiamo che l’amore di Dio si manifesta in modo visibile. Il messaggio di fede è aperto a tutti noi. Un messaggio d’amore e d’umanità". Sul secondo, fanno testo i lavori pubblici avviati nel 2006 per restituire al Monte il suo carattere insulare, liberandolo da sabbia e detriti della foce del Couesnon. La diga di Pontorson, eretta nel 1879, che ha aggravato il fenomeno dell’insabbiamento della baia, sarà interrotta da passerelle sospese, permettendo la circolazione delle correnti marine e regalando dal 2012, centocinquanta giorni l’anno di isolamento totale a Mont-Saint-Michel.

Un libro del 2004, testo di Michel Pastoureau e foto di Jean Mounicq, ha ben documentato le disavventure della Rocca, con l’abbazia colpita a morte dall’Illuminismo, la successiva sconsacrazione e progressiva trasformazione in prigione per decreto regio ulteriormente esaltata dalla Rivoluzione, il disamoramento di intellettuali come Victor Hugo e Mérimée contrari alla visione paradisiaca che del Monte avevano dato i credenti del Medioevo. Complice il genetliaco, Mont-Saint-Michel riprenderà forse il suo compito di faro di fede in Finis Terrae: il soffio dello spirito tornerebbe a spirare verso l’Europa da quell’estremo lembo di Normandia e Bretagna. Allora varrà la pena tornarci, nel classico viaggio da fare con la persona giusta. Io saprei anche con chi: ma chissà se accetterebbe l’invito. Se l’Arcangelo volesse metterci una buona parola…