A modo mio

E la Chiesa si ritrovò ebrea

di Luigi Troiani

Verso la fine del suo pontificato, giusto settant'anni fa, Pio XI rilascia dichiarazioni impegnative sull'antisemitismo. Per inquadrare il contesto nel quale nascono quelle posizioni, occorre richiamare alcuni fatti che caratterizzano il 1938. Il 12 marzo la Germania invade l'Austria, annettendola (Anschluss) al terzo Reich. Nei primi giorni di maggio Hitler è a Roma: lavora a rendere solida l'alleanza tra fascismo e nazismo, in vista dell'acquisizione, per via pacifica o bellica, dei territori da sottoporre alla nuova ideologia totalitaria e razzista. Tempo due mesi e mezzo, il 25 luglio Mussolini annuncia al Gran Consiglio: "Ora l'antisemitismo è inoculato nel sangue degli italiani. Continuerà da solo a circolare e a svilupparsi". Il 3 agosto, mentre gli italiani scaldano al sole delle vacanze il sangue evocato dal duce, sono introdotte le leggi razziali: vietati i matrimoni misti, studenti e insegnanti ebrei espulsi dalle scuole, le proprietà sottoposte a confisca.

Niente rispetto a quanto si va preparando in Germania: dal tramonto del 9 all'alba del 10 novembre la "Notte dei cristalli" (Kristallnacht) fa arrossire le democrazie che avevano firmato a Monaco, il 29 settembre, l'appeasement con Hitler, svendendo il territorio dei Sudeti al Reich. I nazisti, oltre a distruggere 7.500 tra negozi e sinagoghe, uccidono 91 ebrei e ne arrestano 26.000, avviandoli ai campi di concentramento. La violenza è spiegata come "reazione" spontanea all'uccisione, il 7 a Parigi, del diplomatico Ernst von Rath, attribuita ad un ebreo polacco.

Il 7 settembre, papa Ratti, ricevendo un gruppo di pellegrini belgi afferma: "L'antisemitismo... è un movimento...al quale noi cristiani non possiamo avere alcuna parte... noi siamo della discendenza spirituale di Abramo. No, non è possibile ai cristiani partecipare all'antisemitismo... l'antisemitismo è inammissibile. Noi siamo spiritualmente semiti". Il 22 giugno, Pio XI aveva incaricato il gesuita americano John LaFarge (favorito dall'apprezzamento papale per il saggio Interracial Justice), di stendere la bozza di enciclica "Humani generis unitas", su razzismo e antisemitismo. A fine settembre il testo, preparato con il tedesco Gustav Gundlach e il francese Gustave Desbuquois, è pronto e va ai superiori gestuiti per revisione. Il papa lo riceve molto più tardi e lo legge solo il 21 gennaio 1939, a poche settimane dalla morte. Così l'enciclica non vede la luce, e la Chiesa perde l'occasione storica di esercitare la sua dottrina sulla millenaria questione ebraica, e soprattutto sull'onda razzista che monta in Europa.

Il 12 settembre 2008, parlando alla delegazione della comunità ebraica di Parigi, Benedetto XVI ricorderà la posizione del predecessore, con queste parole: "... la Chiesa cattolica... ripete con forza attraverso la mia voce, le parole del grande papa Pio XI...: Spiritualmente noi siamo semiti". Resta da capire, ai contemporanei, cosa fare della posizione della chiesa di Roma. Certamente essa riconosce la filiazione ebraica di Cristo e quindi della Chiesa da lui fondata. Contribuisce a ricomporre la tavola religiosa dei figli di Abramo (islam, ebraismo, cristianesimo), e la filiera etnica dei figli di Sem (siriaci, ebrei, palestinesi, altri mediorientali, con le documentate correlazioni del cromosoma Y). Sconvolge quindi ogni piano di discriminazione razziale e religiosa, anche se non può intaccare l'eventuale pregiudizio economico, politico e sociale antiebraico, allevato fuori dalla vicenda strettamente religiosa dei "figli del Libro".

Quando Cartagine, già fenicia, era una potenza, i popoli semitici non si scontravano come ora, e i loro linguaggi si ascoltavano dal Mediterraneo meridionale fino all'Oceano atlantico. Roma antica e cristianesimo hanno delle responsabilità nel nascere dell'antisemitismo ebraico.