A modo mio

Nanà di sera, strip si spera

di Luigi Troiani

Il "Rugantino" di Trastevere, una notte di novembre di cinquant'anni fa, andò in scena lo scandalo: la ballerina ventiduenne armeno turca, Kiash Nanah, in arte Aichè Nanà, si propose gioiosamente (così lasciano capire foto inequivocabili) in 35 memorabili minuti di strip tease, finendo l'esibizione sdraiata sulle giacche che cinque provvidi maschi avevano poggiato sul pavimento, in posa generosa, lo slip nero velato di merletto, residuo ultimo dell'abbigliamento di inizio serata. A stimolarla a proporsi al meglio, 150 paia d'occhi bollenti, il battito ritmico di mani eccitate, la concitazione estasiata di chi era lì solo per una cena, il rullare entusiasta del tamburo della Roman New Orleans Jazz Band. Il clamore sollevato, all'epoca, dal fatto di cronaca, potrà far sorridere i contemporanei, assuefatti al sesso onnipresente e banalizzato dei nostri giorni. Ma quella vicenda fece il giro del mondo e aprì la stagione della "Dolce vita" romana. Sapere come andò, fa capire com'era l'Italia di allora.

L'agape, elegante e a inviti, festeggiava i ventiquattro anni della contessa Olghina di Robilant. C'era soprattutto gente di spettacolo, come Luca Ronconi, Eriprando Visconti, Laura Betti, Peter Howard, Anita Ekberg, e il generone romano in formazione. La ballerina, non invitata, era arrivata con il produttore Sergio Pastore. Operava nella danza del ventre ma, evidentemente, era allenata anche per altro. Nel dopo cena, al piano basso dove impazzava l'orchestrina, sobillata dalla pittrice Novella Parigini, altra imbucata, lasciò andare in pista il suo corpo, poi fuori pista sandali vestito e accessori, con risultati che gli adulti presenti non fecero fatica a riconoscere come eccellenti. Sono tutti in smoking e cravatta nera, ma l'incredibile trasgressione la fa da padrona e sovverte ogni etichetta, creando disagio alla contessina padrona della serata. Peggio del peggio, irrompe la polizia, che costringe la focosa Nanà a ricomporsi e sequestra i rullini con le foto.

Scampa dall'azione censoria Tazio Secchiaroli, presto celebrato fotografo di gossip e scandali dolcevitiani. I suoi negativi finiscono nelle capaci tasche di un amico. Qualche giorno dopo, tutelate da luttuose listelle nere sui siti strategici della ballerina, le foto di Nanà sono sul settimanale l'Espresso, ad arredare una cronaca pruriginosa e dettagliata quanto mai. Settimanale sequestrato e solita Italia spaccata in due: moralisti da un lato, vogliosoni dall'altro. Il concorrente Epoca, si scaglia contro gli squallidi nobilastri fintopittori e cinematografari, che hanno messo in onda la vicenda e molestato la pubblica moralità. A seguire, scatta la giustizia-vendetta della Roma democristiana e beghina. La ballerina, che sosterrà di essere stata ubriacata se non drogata a tavola, perde il contratto di un film con De Sica, ed è espulsa dal paese. Nel 1960, con nelle sale il film "La dolce vita" che riporta in sceneggiatura la sua vicenda, va in pellegrinaggio al santuario del Divino Amore, alle porte di Roma, e dice di volere il battesimo. Intanto è condannata a due mesi di carcere in Corte d'appello, per atti osceni in luogo pubblico: con lei, in giudizio, ci sono il fidanzato Pastore, due principi, un marchese, tre musicisti, il gestore del ristorante. Il Rugantino viene chiuso a tempo indeterminato, ed esce dal giro.

Cinquant'anni dopo, dove c'era il Rugantino fa mostra di sé l'insegna McDonald's, e chissà se è un progresso. La signora Nanà vive di pensione minima, e dice che quella famosa sera le ha rovinato vita e carriera. A maggio, insieme a sua figlia Argia, ha denunciato la produzione Janus International per danno d'immagine, in relazione al film "Vita da paparazzo", in uscita su Canale 5.