Ama i cibi che fanno ingrassare come la mortadella. Vive in un'azienda agricola nella campagna Toscana tra polli e maiali. Un rifugio dove rilassarsi quando non è in viaggio. Zucchero sta arrivando in Nord America con le sue canzoni impertinenti e il pieno di simpatia che ha contraddistinto la sua strabiliante carriera. Il suo tour a "stelle e strisce" partirà martedi da Chicago. La star emiliano-romagnola sarà poi a New York e Atlantic City per tre concerti che rimarranno memorabili. Zucchero canterà brani anche da "All the Best", l'album che dà il nome a questo suo tour mondiale.
"All The Best Tour" ha già portato Zucchero alla Royal Albert Hall di Londra, al Cremlino a Mosca e allo stadio di San Siro a Milano. Adesso Zucchero si sente un po' più nobile, un po' più rivoluzionario o un po' più nazional-popolare?
«Ma...(eh, eh)... sono sempre nazional popolare, sempre lo stesso. Diciamo che invecchiando la mia musica diventa un po' più sofisticata, ma cerco sempre di arrivare al cuore della gente in modo molto semplice e naturale come sono partito. Il bello dell'invecchiare è cercare di migliorarsi ed è quello che cerco di fare con la mia musica».
Stai lavorando ad alcuni Dvd. Questo mese uscirà il concerto "Zu&Co Live at the Royal Albert Hall" e prossimamente un altro video con i concerti all'Arena di Verona e allo stadio di San Siro. A che punto sono i lavori?
«Il Dvd della Royal Albert Hall è a posto e sono contento che esca in America in concomitanza con il mio tour. È un documento molto importante che suggella una carriera lunga e piena di collaborazioni importati con artisti che ho sempre stimato come Sting, B.B. King, Clapton, Bocelli, Pavarotti. Sono orgoglioso di quel disco che racconta una bellissima serata, filmata molto bene. Per quanto riguarda il live che uscirà qui in Europa a Natale, è ormai finito. L'ho consegnato in questi giorni. Si chiamerà "Live in Italy" e racchiude due concerti, uno all'Arena di Verona, uno a San Siro. Ci sono poi quattro inediti».
Il 12 ottobre sarai a Petra con Sting e Carreras per un concerto dedicato a Luciano Pavarotti. Un'anticipazione: cosa stai preparando per ricordare il tenore scomparso un anno fa? Eravate molto amici.. un tuo ricordo personale.
«Il concerto è stato voluto dalla vedova Nicoletta Mantovani e dalla famiglia reale giordana. Di italiani ci saranno anche Bocelli e Laura Pausini. Canterò "Miserere", la canzone che ha generato "Il Pavarotti & Friends" e virtualmente duetterò con Luciano che apparirà in un video. Ammetto che mi manca molto. Ho un ricordo bellissimo. Abbiamo trascorso 15 anni molto belli, in cui ci siamo detti molte cose artisticamente e umanamente. Pavarotti fu tra i primi a credere in me e in questa miscela di pop, rock e opera che all'inizio faceva storcere il naso ai "puristi". Quando decisi di fare "Va pensiero", Pavarotti disse che la mia versione era cantata con lo stomaco e con le viscere. Fu un grande complimento. Luciano era molto sincero e nonostante la popolarità planetaria ha vissuto sempre con i piedi per terra».
A differenza di molti artisti italiani, l'amore nelle tue canzoni rimane marginale. Una scelta mirata o una questione di carattere?
«Parlo sempre d'amore. Quello che intendo è un amore universale, non necessariamente tra uomo-donna o due che si lasciano. Non si può dire che "Diamante", ad esempio, dove parlo della vita, dove parlo di mio nonno, non sia una canzone d'amore. Sicuramente non sono il tipo di persona e di artista che canta "muoio se tu vai via". Non sarei credibile. Magari dico la stessa cosa, ma - senza presunzione -, in un modo più poetico e sottile».
In un'intervista hai detto che ogni estate vai in vacanza con Eric Clapton. Dove lo hai portato quest'anno?
«Non tutti gli anni, magari! Quest'anno lui era in tour, ci siamo visti, ma non siamo stati insieme come avremmo voluto. Ho trascorso qualche giorno nel Chianti con Sting. Poi ho incontrato Guccini. Con Bono abbiamo passato alcuni giorni insieme a Dublino. Diciamo che quest'anno le vacanze sono state frammenti perchè tutti eravamo in tour».
Zucchero e la tecnologia: hai un ipod?
«Sono all'antica. Mi hanno regalato tanti ipod, ma preferisco ancora i cd. Forse per pigrizia. Ci sono persone che ascoltano musica sotto la doccia o facendo ginnastica. Io devo essere molto concentrato e l'habitat migliore è la mia macchina che può andare sulle montagne e verso il mare. Ascolto musica e posso godere di grandi paesaggi».
Venti anni fa, hai dovuto molto del suo successo alle radio. "Donne" era un motivo con cui ci si alzava al mattino e ci si addormentava la sera. Nell'era di Youtube le radio sono un media sempre valido?
«Direi di si, è ancora valido. Youtube non credo abbia ancora questa forza».
In un'intervista trasmessa su youtube per "TuttoItalia", hai detto che vorresti cantare nella piazza della Rivoluzione a Cuba prima che l'isola torni nelle mani degli americani. Vero?
«Vorrei chiarire che il desiderio di fare un concerto nella piazza della Rivoluzione a Cuba non è legato ad una ideologia politica, ma all'amore che ho per quell'isola che è stupenda. Al mio amore per la musica cubana, per i suoi musicisti e per il popolo cubano. Purtroppo pochissimi artisti vi suonano e mi piacerebbe esibirmi li, come pure sono stato il primo artista rock a suonare al Cremlino».
La leggenda vuole che Miles Davis, soggiornando in Italia, abbia ascoltato un tuo brano, "Dune mosse", e ne sia rimasto affascinato. Potresti ricordare quell'incontro?
«Ero alle Maldive in vacanza con la mia ex moglie per cercare di salvare il nostro matrimonio e non pensavo certamente alla musica. Ricevetti alle 4 del mattino la telefonata di un promoter italiano che stava lavorando al tour di Miles Davis. Ho subito pensato si trattasse di uno scherzo. Poi, sono andato a New York a registrare e il mio matrimonio è andato a pallino».
Non sei decisamente povero, come spendi i tuoi soldi?
«Beh, intanto ho tre famiglie piuttosto numerose... quindi! Poi ho la fortuna di vivere, per scelta, in una grande fattoria in Toscana. Abbiamo molti animali, facciamo il vino, l'olio... senza venderlo, e questo ha un costo. Non voglio fare una vita di superfluo. Sono nato in campagna da una famiglia povera, di contadini e so cosa significa sudarsi i soldi. Non mi manca nulla e non voglio nulla di più. Adesso, andando avanti, sento la necessità di fare vacanze più lunghe e questo sarà il mio miglior investimento».
Sei nato in Emilia Romagna e cresciuto in Toscana dove vivi. Preferisci i maccheroni con la lepre e un bicchiere di Chianti o i tortellini innaffiati da un buon Sangiovese?
«Ho tradizioni emiliane. Sicuramente preferisco i tortellini, le lasagne, la mortadella, tutto quello che fa abbastanza ingrassare. Ma amo tutta la cucina italiana. Mi piace il pesto alla Genovese tanto quanto la panzanella toscana».
Da bambino hai giocato come portiere nella Reggiana. E oggi?
«Ho sempre tifato per il Milan. Ultimamente non ho una squadra del cuore per cui diventare matto. Continuo a giocare a calcio però. Ogni anno organizzo, qui dove vivo, per il paese, una competizione con la squadra che porta il nome della mia casa: Louisiana Soul. Nel mio team ci sono giocatori della nazionale come Rossi, Zenga, Altobelli e ultimamente Baggio. Ci divertiamo a confrontarci ad esempio, con il team dei piloti. Abbiamo giocato contro Schumacher. L'incasso viene sempre devoluto alle associazioni per la cura della sclerosi multipla».
Da adolescente suonavi l'organo in chiesa. Da adulto hai scritto "Solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo stress e dall'azione cattolica". Oggi, Adelmo Fornaciari è religioso?
«Sono religioso a modo mio. Sono sempre stato tra il sacro e il profano. Sono cresciuto in un paesino e di fronte a casa mia c'era una chiesa dove andavo a imparare a suonare l'organo. In cambio facevo il chierichetto. Allo stesso tempo, abitando a Reggio Emilia frequentavo la cooperativa dove c'era la sede del partito comunista. Ho sempre sentito le due campane e non ho ancora bene chiaro da che parte la mia fede potrebbe stare. Però mi capita molto spesso di andare in chiesa da solo, quando non c'è nessuno, e pregare a modo mio».
Una delle tue canzoni, "Amen", ha una carica di sana ironia. Predica di non prendersi troppo sul serio. Una frase, una ricetta magica che ti ha aiutato a superare i momenti difficili?
«Credo che per vivere bisogna ad un certo punto non prendersi troppo sul serio, altrimenti la vita diventa insopportabile in certi momenti. Bisogna aspettare che le cose vadano e si aggiustino da sole. Questo tipo di filosofia mi ha aiutato molto. Dal 1990 al 1993 ero proprio messo male, con la separazione ero davvero molto depresso. Piano piano ho imparato che a volte bisogna ridersi addosso».
Quest'intervista è stata tratta dallo show "Il Weekend di Lorenza", in onda giovedi scorso su Icn Radio (www.icnradio.com [1]). Per la versione audio-integrale, visitare il sito: www.lorenzacerbini.com/radio.html [2]