PRIMO PIANO/MUSICA / Erene, la libertà cantanta con la malinconia

di Samira Leglib

 

Talvolta il cuore di New York, come nell'East Village, nasconde tesori cresciuti aldilà dell'oceano. Ne abbiamo scovato uno, piccola perla del nostro Piemonte che ha scelto The City  -o forse meglio è stata scelta-  perché sia il suo palcoscenico.

Erene, nata Irene Mastrangeli a Torino ma ribattezzata secondo arte, voce profonda, che scava per fare spazio al suono. Figura peculiare di cantante, ascoltandola sul palco hai l'impressione che anche lei sia, come la musica che ascolti, la somma di tanti viaggi.

Noi l'abbiamo vista e ascoltata a "The Living Room" :

Quando, come e dove hai scoperto che la musica era la tua strada?

«Se penso a quando ero piccola credo che l'avessi già capito quando avevo circa 10 anni, ma ne sono davvero diventata cosciente molto più tardi, a 20. Avevo appena cominciato a studiare psicologia all'università di Torino quando mi sono resa conto che volevo dedicarmi alla musica a tempo pieno, così ho mollato tutto. All'epoca scrivevo già, ma ero piena di dubbi e domande. Il tempo e la vita mi hanno poi mostrato il percorso, bastava solo incamminarsi ed essere paziente».

Dove hai studiato?

«Ho studiato in Italia ed in Germania. Ho iniziato a cantare in un coro di voci bianche quando avevo solo 7 anni, quasi contemporaneamente studiavo chitarra classica. Mio fratello invece il pianoforte, il che è stata una gran fortuna perché ho avuto l'opportunità di scoprire anche quello strumento. Ricordo che facevo i compiti che assegnavano a mio fratello così per divertimento. Non ho studiato formalmente il piano fino all'età di 21 anni. Ho poi continuato studi di canto al centro Jazz di Torino, a Venezia ed a Lichtenberg (vicino a Francoforte), dove ho studiato canto funzionale, un metodo eccezionale che tuttora insegno qui a New York».

Perché New York?

«E' una bella domanda. Di solito dico che la scelta è stata un po' casuale, ma non è proprio così. Ho trascorso due mesi a San Francisco nel 1997 e volevo semplicemente ritornare negli USA dopo la piacevole esperienza. A San Francisco avevo collaborato con successo con un bravissimo chitarrista, Peppino D'Agostino. Una volta in Italia sentivo che New York sarebbe stata la mia prossima destinazione. A distanza di tempo posso dire che non è stato un caso, una forza più grande di me mi ha condotta qui. New York è una città straordinaria».

Quanto c'è ormai di questa città nella tua musica e nei testi delle tue canzoni?

«Moltissimo. Innanzitutto ci sono le esperienze e le emozioni vissute qui, c'è l'energia e l'ispirazione di questa città. Non sono mai stata esposta a così tanta musica come a New York. Qui ho l'opportunità di ascoltare ed incontrare moltissimi altri cantautori da tutto il mondo, qui ho iniziato fortunate collaborazioni come quella con Brad Roberts (Crash Test Dummies), che ancora continua a produrre bellissime canzoni. E' preziosissima la grande ispirazione e motivazione che ricevo nell'ascoltare musica dal vivo nei locali. Tutto questo, insieme al mio retroscena italiano, si riversa nelle mie canzoni, nello stile, nella sperimentazione, nei testi».

Le tue canzoni cantano un inno alla libertà, all'indipendenza che talvolta però sconfina in un malinconico senso di solitudine. Da dove nasce?

«Questo è un commento di un'ascoltatrice sottile ed acuta. E' vero, tendo a scrivere di libertà ed indipendenza dalle schiavitù imposte dalla società e dalla nostra stessa mente. Per me è importante uscire dagli schemi di categorie e ruoli per scoprire la mia voce interiore, ciò che si nasconde sotto tutto quello che viene imposto dall'esterno, a partire
dalla famiglia e dalla educazione. La solitudine è sicuramente un sentimento che emerge perché lungo il percorso è naturale che ci si senta soli, almeno questo è quello che succede a me. Penso che si faccia fatica, a volte, a guardarsi dentro per paura di ciò che si incontrerà. La solitudine fa parte di questi incontri. Col tempo si capisce anche che non c'è niente da temere, perché è un sentimento naturale e passeggero, che si trasforma, che va e che viene. Nel mio caso delle volte è immortalato in una canzone ma non per questo è una condizione permanente».

Ti abbiamo visto accompagnata da più strumenti tra cui un violino e un violoncello...

«C'è decisamente una scelta stilistica dietro alla band. Ma non è stata fatta a tavolino, la visione si è creata un po' da sola a forza di sperimentare con diverse formazioni. Alla fine ho seguito il mio amore verso gli strumenti ad arco, sono rientrata in contatto con una vecchia passione che avevo da piccola, volevo essere direttore di orchestra e in un certo modo la cosa si sta avverando visto che sto creando la mia piccola orchestra, scrivo le loro parti e in qualche modo li dirigo. Sono molto fortunata perché i musicisti con cui collaboro amano la mia musica, ci trovaimo bene e questo trapela nel modo in cui suonano con me sul palco».

Progetti futuri?

«Ci sono in programma altri concerti a The Living Room. La prossima data sarà il 5 Settembre. Altri concerti e showcase fuori città. Continuerò a collaborare con Brad Roberts ed è iniziata una collaborazione anche in Italia con Guido Guglielminetti, braccio destro di Francesco  DeGregori. Ci saranno presto altre novità  ma è prematuro parlarne adesso»..

Per info su Erene e le date dei prossimi concerti visitate: www.myspace.com/erenemusic
www.erenemusic.com.