SPECIALE/Incontro con un rifugiato afghano in Italia / “L’Italia non è razzista, ma lo Stato è assente...”
Viaggio dall'Afghanistan agli Stati Uniti passando per l'Italia. Qorbanali Esmaeli è sbarcato negli Stati Uniti sette anni dopo l'11 settembre. Ci è venuto, quasi per ironia della sorte, tramite un programma del Dipartimento di Stato (Bureau of Educational and Cultural Affairs International Visitor Leadership Program): Preserving Cultural Identity in a Multi-Ethnic Society - Individuals Traveling Together - Italy. In tre settimane Qorbanali ha visitato Washington Dc, Seattle, Minneapolis, Raleigh ed infine New York. Lo abbiamo incontrato proprio qui su segnalazione del Dipartimento di Stato e come prima cosa non potevamo non chiedergli la sua reazione di fronte a Ground Zero. La risposta è stata perentoria, grave e ha dato la misura di ciò che ha significato il regime dei talebani. «I talebani - ha commentato - hanno fatto di peggio in Afghanistan. Ci hanno tolto tutti i diritti, non avevamo radio, televisione, giornali, le scuole sono state chiuse per anni, ci hanno lasciato vivere nell'analfabetismo».
Qorbanali Esmaeli, 34 anni, è il capo della Comunità Afghana in Italia. È arrivato qui come rifugiato politico nel 1999, appartiene all'etnia degli Hazara, prevalentemente di religione islamica sciita. Dopo aver fatto parte attivamente del partito Hizb-e-Wahdat, è stato costretto a fuggire perché i talebani avevano dichiarato il genocidio contro la sua gente. È approdato in Italia dopo un lungo viaggio, attrarsando il Pakistan, l'Iran, la Turchia, la Grecia e infine nelle Marche. Dopo poco è arrivato a Roma dove ha trovato ospitalità e poi un lavoro presso la Comunità di Sant'Egidio. Qorbanali, nonostante il suo status (rifugiato politico, ndr), e nonostante sia in Italia da quasi dieci anni, non è cittadino italiano, né ha un visto permanente, ha semplicemente un permesso di lavoro legato alla Comunità di Sant'Egidio. «Mano male che esistono i centri di accoglienza - ci ha detto - perché lo Stato è assente in questi casi. Non c'è molta accoglienza per i rifugiati, la legge ci è contro. L'Italia tuttavia è un bel paese e non credo sia razzista, è solo che gli italiani non sono abituati alla presenza di tanti stranieri.
Ma questo paese può offrire molto agli stranieri e con gli Afghani c'è un grande legame, basti pensare che la cappella all'interno dell'ambasciata italiana a Kabul è l'unica chiesa cristiana presente in Afghanistan».
Qorbanali non era l'unico destinatario del progetto, con lui anche Osama Al Saghir (che tuttavia non siamo riusciti ad incontrare), un ragazzo tunisino immigrato in Italia e attualmente presidente dei Giovani Mussulmani Italiani. L'International Visitor Leadership Program (IVLP) ha lo scopo di costruire una comprensione reciproca tra gli Stati Uniti e le altre nazioni promuovendo visite appositamente studiate per attuali o potenziali leader stranieri. Qorbanali è stato scelto per la sua posizione di capo della Comunità Afghana e per il suo lavoro di sostegno e aiuto agli Afghani che vogliono integrarsi nella società italiana.
«Sono molto soddisfatto di questo viaggio - continua Qorbanali -. L'America è diventata una grande nazione con tante etnie. Qui c'è una forte libertà personale e religiosa, nessuno punta il dito contro l'altro e questo secondo me aiuta un paese a crescere. Non dimentichiamo che gli Stati Uniti hanno conosciuto la schiavitù e ora Obama potrebbe diventare il primo presidente di colore. Questo in Italia ancora manca. C'è un parte negativa tuttavia, ed è il cuore capitalista, qui si fa tutto per soldi, e se non ne hai rischi di morire per strada. Non mi piace, inoltre, il sistema sanitario e la scarsa presenza dei sindacati».
Ma il suo elogio finale è, nonostante tutto, per l'Italia. «Tra gli Stati Uniti e l'Italia preferisco l'Italia. Ha una buona Costituzione, non è un paese egoista, è bello paesaggisticamente e non è eccessivamente capitalista. Credo molto in alcuni valori italiani e ho fatto domanda per diventare cittadino». Prima di salutarlo gli abbiamo chiesto del suo paese, se ci ritornerebbe a vivere e se il sistema occidentale è applicabile lì. «Certo che ci ritornerei volentieri - conclude - è la mia patria ma penso anche che il sistema occidentale è inapplicabile in Afghanistan perché è un paese incompatibile con certe leggi moderne. Il 90% della popolazione è analfabeta, il mondo gira intorno ai Mullah e quindi ci vorrebbero delle leggi ad hoc. Anche certe tecnologie sono inapplicabili, ad esempio costruiscono i grattacieli e mancano gli ascensori ed adeguati sistemi idrici, si sente parlare della parabola, e così tutti a comprarne una ma senza sapere come usarla. Non siamo ancora pronti per tutto questo».





