SPECIALE/TRA TRADIZIONE & SPERIMENTAZIONE/ Italian Doc Remix. Note che tornano in mente
Che avremmo assistito a un concerto sui generis lo sapevamo già.Ci eravamo preparati all'ascolto cercando di liberarci da luoghi comuni e facili accostamenti. Che la tradizione avrebbe incontrato la sperimentazione ce lo avevano detto. Ma nessuno ci aveva avvisati che quello di lunedì sarebbe stato un evento da ricordare per la musica e soprattutto per l'incontro tra due culture: quella di un Italia spesso dimenticata e a volte derisa del sud che lavora e suda e canta; quella degli emigranti di oggi che studiano, sperimentano, inventano, creano.
Marco Cappelli è un musicista napoletano che ormai da qualche hanno è approdato a New York. Dopo il diploma al Santa Cecilia di Roma e studi in Svizzera ha cominciato la sua attività concertistica toccando diversi generi e anche la ricerca musicale in ambito sperimentale. È attualmente Maestro di Chitarra classica al Conservatorio di Palermo.
"New York, per la musica d'avanguardia era e rimane il luogo ideale" ci ha detto Cappelli. È stato questo il motivo principale che lo ha spinto a venire negli USA. "In particolare modo la situazione musicale italiana non aiuta un artista a sperimentare, sei sempre guardato con sospetto, a differenza del mondo anglosassone estremamente rispettoso".
È grazie a questa scelta ed ad altri eventi collaterali che è avvenuto l'incontro con Jim Pugliese, uno degli storici batteristi della scena newyorkese, nato da genitori italiani provenienti dal sud, che può vantare oltre settanta registrazioni discografiche e collaborazioni dal vivo e in studio con artisti del calibro di John Cage, Anthony Coleman e Marc Ribot.
Permetteteci un accostamento ardito: questa musica tradizionale del sud italiano non arriva dallo stesso substrato sociale che era rappresentato, per quanto riguarda la storia americana, dagli Afro-americani che lavoravano e sudavano e cantavano per alleviare le fatiche?E come quei canti sono stati rielaborati dai figli di quel substrato e portati alle vette del jazz e del Blues, di cui il mondo intero ne è pienamente consapevole, così quei canti della nostra tradizione non potevano che essere riproposti e riadattati che dai figli di di questo cultura. Marco Cappelli e Jim Pugliese ci hanno dimostrato che questo esperimento si poteva fare, e che si possono raggiungere vette di eccellenza, con la consapevolezza dei rischi che si corrono ogni volta che si va a toccare un terreno delicato come quello della tradizione culturale in genere.
L'incipit del concerto ci spiazza e ci porta immediatamente la dove i musicisti ci vogliono portare. Attraverso un magma sonoro fatto di aritmicità, improvvisazione, dissonanze, con sottili accenni a temi musicali e ritmici noti alle nostre orecchie quali la tarantella, si vuole mettere subito in chiaro che non siamo di fronte a una riproposizione sbiadita del passato, ma a un futuro incalzante. Così come è incalzante la ritmica impostata energicamente da Pugliese, sotto un flusso compatto di suoni.
Prima di eseguire il secondo brano, "Model Barber Song", Marco Cappelli presenta due ospiti: il primo è un anziano signore di origini italiane, Lenny Ranaldo, che ha prestato la voce recitante; il secondo è maestro del turntable, ovvero della rielaborazione sonora attraverso i giradischi e il laptop. Il brano si apre con la voce campionata di Mr. Ranaldo che racconta in maniera particolarmente delicata la sua storia di barbiere, figlio di emigranti, mentre DJ Logic colora il tutto con degli effetti sonori e il contrabbasso di Ken Filiano lancia un loop discreto e intenso allo stesso momento. L'effetto è meraviglioso e fa da apertura a un pezzo che cresce piano piano d'intensità per poi ritornare all'atmosfera discreta di partenza.Il concerto prosegue con "Fronna e Lime", una pizzica rivisitata, che si apre con una voce di donna modificata da DJ Logic, mentre il trombone di Jose Davila e il clarino di Doug Wieselman si inseriscono nel contesto sonoro, arricchendolo di spunti armonici e ritmici.In tutto questo, Cappelli e Pugliese lavorano con grande intelligenza, senza mai prevaricare gli altri, per la riuscita del loro discorso musicale.
Con la marcia funeraria intitolata "In Morte di Tony Soprano" abbiamo la sensazione che al concerto non si può chiedere di più: arrangiamento geniale, atmosfera surreale, con il lamento di una chitarra e il pianto simulato dal contrabbasso, mentre i piatti di DJ Logic accennano una sorta di sospiro.
È a questo punto che Marco introduce la punta di diamante della serata, chiamando sul palco a sorpresa Marc Ribot, storico chitarrista del leggendario Tom Waits. "Marc è alla base del mio arrivo a New York", ci dice Cappelli. "Ci siamo incontrati per la prima volta in Italia alcuni anni fa. In quel periodo stavo suonando musica contemporanea per chitarra classica. Facendo alcune ricerche sono venuto a conoscenza di questo chitarrista - a quel tempo ancora per me sconosciuto - che aveva registrato alcune composizioni particolarmente difficili da eseguire. Lo ho contattato prima di un suo concerto; abbiamo trascorso un pomeriggio insieme, e da subito Marc ha dimostrato di essere una persona estremamente gentile e disponibile.
Da quel primo incontro è nata una vera amicizia; poi alcuni anni fa ho deciso di seguire il suo consiglio di trasferirmi negli Usa. Ora, spesso, ci capita di fare concerti insieme".In questo contesto musicale il suono graffiante e inconfondile di Ribot rappresenta il definitivo "sì" al progetto Italian Doc Remix. Come ogni grande musicista, il chitarrista americano si muove agilmente all'interno della partitura, segnando con il suo marchio di fabbrica pezzi come "Idr", che da il titolo al loro primo album. Ci regala un meraviglioso assolo dai colori blues, e "Maria's Anthem", pezzo dedicato a un culto paganeggiante della Madonna da parte di alcune donne del sud. Qui lo vediamo lavorare in maniera più defilata per arricchire il tessuto sonoro, ricorrendo a vari effetti tra i quali l'e-bow e lo wha-wha.Il concerto si chiude con un valzer, introdotto da un duo chitarra-clarinetto che non lascia intravedere un imprevedibile sviluppo, passando da un'andamento affannato a una ritmica impazzata, mentre tutti i componenti della band, straordinari musicisti di livello internazionale,fraseggiano liberamente.
Abbiamo chiesto a Marco Cappelli come vive la sua condizione di emigrante e lui ci ha risposto: " Io mi considero un emigrante di lusso, appartengo a una classe media italiana privilegiata, che arriva in America con motivazioni diverse da quelle degli emigranti degli anni passati. Rispetto profondamente tutti quelli che mi hanno preceduto, ma il mio progetto ha a che fare esclusivamente con la musica e il mio desiderio di esportare la mia cultura, facendola interagire con le avanguardie newyorkesi". Non possiamo che congratularci con Cappelli perchè il suo progetto, nato da un intuizione di Jim Pugliese, e il concerto di lunedì sera non fanno che confermare le sue parole e le sue motivazioni più profonde.
Marco Cappelli con il suo gruppo parte per l'Italia dove parteciperà la Festival di Pomigilano (http://www.downtownmusicgallery.com) proprio nei luighi delle musiche a cui è ispirato il disco. Il CD negli USA si può comprare al Downtown Music Gallery (tel. 212 4730043 - http://www.downtownmusicgallery.com)
I nformazioni su www.marcocappelli.org





