PUNTO DI VISTA/ Il caldo feroce
Roma nella morsa del Solleone. Ma questa è una morsa ancor più feroce di quella dell'estate del 2003. Il caldo esploso il 18 giugno scorso, ora si fa implacabile, "cattivo", spietato anche di sera. Non è una notizia fresca, ma vale la pena ricordarlo: da anni e anni il Ponentino di sera non soffia quasi più sulla Città Eterna e le poche volte che riesce ad arrivare su San Pietro, i Parioli, San Giovanni, non ci arriva col brio dei tempi andati e la durata del suo flebile bacio è breve, troppo breve. Le periferie costruite a dismisura e con discutibili concetti architettonici fra gli Anni Sessanta e Ottanta, gli sbarrano "a brutto muso" la strada.
Si dice che col caldo parecchia genta perda con facilità la testa. Ma il caldo di questi giorni, almeno qui a Roma, è talmente forte che la testa, invece, non la perde nessuno, o quasi nessuno. Ci abbiamo fatto caso in questi ultimi giorni: la litigiosità fra le persone è clamorosamente diminuita, è diminuita perfino quella, cronica, fra gli automobilisti che intasano Piazza Venezia, il Corso, Viale Marconi e il resto della città. Non parla ad alta voce neppure la gente che per strada fa un uso oseremmo dire smodato ed esibizionistico del cellulare. Certi volti appaiono meno tirati del solito. E molto meno nervose, molto meno scattanti e invadenti del solito le donne fra i venti e i quarant'anni che in genere sciamano a ogni ora nel centro di Roma con aria studiatamente indaffarata, come se fossero prese da grandi impegni ai quali noi, non altrettanto in gamba, non altrettanto svegli, non sapremmo far certo fronte...Ecco quindi che con questo popò di caldo l'atmosfera qui a Roma, come per incanto, sembra quella di tanto, tanto tempo fa. In zone del centro come Campo Marzio e l'Esquilino, è addirittura ovattata. Nessuno alza più la voce, né tantomeno si spazientisce, se il cameriere tarda a servire acqua e vino o ti fa sospirare da almeno mezz'ora la seconda portata... Si piglia tutto, o quasi tutto, con rilassatezza, con paciosità, con "fatalismo"... Con "levitas"! I romani ritornano romani...
I romani riscoprono anche antiche abitudini. Tipo quella di correre a Ostia o a Fregene dalla mattina alla sera: la stazione ferroviaria Roma-Lido di Roma, di fronte alla Piramide e a Porta San Paolo, da giorni è affollata di uomini, donne, ragazzi, bambini come poteva esserlo un tempo. Come poteva esserlo cinquanta e più anni fa nella rappresentazione offerta da uno dei più amabili, agrodolci film di Luciano Emmer, che da qualche anno una rete tv ripropone con una certa regolarità: è "Domenica d'agosto", girato nel 1949, con Marcello Mastroianni, Franco Interlenghi, Gabriele Ferzetti, Ave Ninchi, Vera Carmi. Oggi non ci sono più la speranza, l'allegria, la semplicità, la voglia di vivere (non ancora volgare e chiassosa) che accompagnavano la vita dei romani e degli italiani dell'immediato dopoguerra. Ma riscoprire usi e consuetudini che sembravano ormai consegnate alla Storia e di cui molti non avevano nemmeno il ricordo, reca sempre con sé qualcosa di rinfrancante, qualcosa di umano. Ti procura anche un certo sollievo e magari impari finalmente a conoscere un poco meglio te stesso.





