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ARTE/ PERSONAGGI/ Recitando l'arte con il ferro

di Ilaria Costa
Creato 06/29/2008 - 10:00

L'appuntamento per intervistare Vincenzo Amato è di fronte al suo studio nel Lower East Side.
Mentre lo aspetto, penso di aver sbagliato indirizzo. Mi trovo infatti di fronte ad uno splendido edificio dall'architettura inusuale, con archi e colonne neoromaniche, che potrebbe appartenere ad una decadente chiesa sconsacrata. Sento chiamare il mio nome ed eccolo li', proprio lui, Vincenzo. Riconosco immediatamente la bellezza del sorriso dell'attore siciliano... ma colgo inaspettatamente nel suo volto una espressione di velata riservatezza, quasi di timida ritrosia. Vincenzo Amato, noto al grande pubblico come attore per i successi ottenuti con le sue intrepretazioni cinematografiche - tra gli altri è protagonista di film quali Once we were strangers, Respiro, Nuovo Mondo di Emanuele Criolese ...etc , è in realtà uno scultore. Con l'ospitalità tipica di un siciliano, mi guida nei locali di quella che scopro essere stata un Public School elementare costruita nel 1890 ed abbandonata negli anni ‘60. Mi racconta di come abbia preso per caso possesso di questi locali all'inizio dei suoi anni newyorkesi nel ‘93, affascinato dalla ‘magia' di questi spazi allora fatiscenti che gli ricordavano gli antichi panifici della sua Palermo. In particolare mi spiega di aver scelto per il suo studio quello che in origine era il bagno delle femmine perche' era al piano terra e rivestito di mattonelle, dunque luogo ideale per uno scultore che lavora con materiali pesanti quali il ferro. Il suo viaggio ‘artistico' parte da lontano. Nato a Palermo nel ‘66 a 18 anni si trasferice a Roma per intraprendere la carriera di fabbro, nel ‘92 approda a New York dove comincia la sua carriera come artista proprio in questo studio. Collabora dapprima con la Città di New York nella costruzione di grandi strutture in ferro ed in seguito assiste lo scultore greco Cryssa e lavora su diversi progetti con lo scultore americano Norman Campbell. A New York, è rappresentato dalla The Earl Mac Grath Gallery, dove ha esposto le sue opere in numerose personali. E' stato l'unico giovane italiano selezionato per la Biennale del Cairo ed in questi anni ha partecipato a diverse rassegne d'arte a livello internazionale. Nonostante l'eterogeneità della sua produzione artistica, nelle sue sculture è sempre presente una componente ludica e di leggerezza, dietro la quale si nasconde un impegno ed una gravitas che ho potuto anche riscontrare nella personalità di Vincenzo durante la nostra intervista: una solarità tutta siciliana coniugata ad un profondo senso etico legato alla tradizione arcaica della sua terra.

Come sei arrivato a New York?

"Per caso: nel ‘93 sono venuto in questa città in occasione del matrimonio di un mio amico e ne sono stato immediatamente folgorato ...soprattutto dalle strutture in ferro.

A Palermo, la città in cui sono nato, già lavoravo il ferro sin da bambino, poi a 18 anni mi sono trasferito a Roma e li ho continuato con questo materiale costruendo appunto mobili in ferro.

Qui a New York ho stretto amicizia con un artista americano - Norman Campbell - e ho cominciato a lavorare con lui...hopoi collaborto con la Città di New York per la costruzione di struttire in ferro."

Il ferro è senza dubbio il materiale che preferisci per le tue sculture...da cosa nasce questa passione?

"Credo che ognuno di noi abbia affinità con dei materiali maggiormente congeniali al proprio modo di essere; direi che il ferro è il materiale che corrisponde meglio alla mia energia ed al mio corpo. Manipolare un materiale è un po' come danzare.Hai necessità del partner giusto e scolpire e' una sorta di dialogo inconscio tra le tue mani, il tuo essere e la materia che plasmi.

Si' è proprio come una danza, devi trovare il ritmo e la giusta affinità tra il tuo corpo e il partner, il medium appunto...

In realtà, nei miei ultimi lavori preparati per la mia mostra ad Ottobre presso la Earl Mc Grath, ho sperimentato per la prima volta delle tavole di playwood, ma il concetto è lo stesso. In generale sono affascinato da materiali poveri e per questo considerati brutti. Mi conquista il ‘nobilitarli'. Dal brutto mi piace tirare fuori il bello. Il ferro, come il playwood, è un materiale usato, abusato, spesso buttato nella spazzatura. Mi appassiona raccoglierlo per tirar fuori la bellezza della sua compattezza interiore e dargli cosi' forma e colore."

Da dove trai ispirazione per le tue creazioni?

"La mia fonte di ispirazione è quella Verità di quando guardavo le cose da bambino...traggo ispirazione da tutto ciò che mi ha colpito nell'infanzia fino ai 7 anni. Cerco di attingere a quel pozzo di memorie inconsce accumulate durante i primi anni di esperienza nel mondo, e cerco di ritrovare lo stesso stupore di fronte alle cose. E poi la disciplina...l'auto disciplina che cerco di praticare tutti i giorni."

Che rapporto c'è tra le tue opere e la Sicilia da cui provieni?

"Il mio rapporto con l'Italia è appunto un rapporto di memoria... di colori e di forme che affondano le loro radici nell'infanzia. Tra l'altro sono convinto che ogni persona cresciuta in Italia abbia inconsciamente ricevuto una educazione visiva molto incisiva. Essendo costantemente esposti a capolavori artistici di una bellezza incredibile, implicitamente si riceve un'educazione al gusto che rimane unica.

La tua carriera artistica come scultore è iniziata a New York. Cosa ti ha dato la City che poi hai trasferito nelle tue sculture?

"Lo spazio, la luce e l'energia."

Sei appagato dalla tua carriera di artista?

"Fare l'artista non è per me una carriera, ma una necessità. Non e' un diritto, ma un privilegio ed ...una condanna allo stesso tempo. Essendo scultore in ferro ho però avuto la fortuna di acuqisire una manualità che mi ha permesso di saldare mobili nei momenti di maggiore ristrettezza economica."

Cosa ti piace di meno del tuo lavoro?

"E' molto difficile per me iniziare una scultura...sono pigro all'inizio. Ci vuole molta energia nel trovare ed alzare il ferro. L'inizio è sempre rozzo: si tratta di fatica fisica e poi non sono mai completamente soddisfatto quando la finisco.

E' come se, durante l'intero processo, sperimentassi solo dei brevi flash di felicità...Nel mio processo creativo il 95 per cento è fatica e combattimento ed il 5 per cento gratificazione, oltre a 30 secondi di auto soddisfazione quando ho finito una scultura...

Come attore invece odio i tempi morti di attesa sul set."

Come concili la tua attività di attore con quella di artista? Sono in conflitto o si valorizzano l'un l'altra?

"Beh quando recito è come se mi ritrovassi all'interno delle mie composizioni, non le guardo da fuori come quando faccio una scultura....ma sono io stesso dentro all'opera.

Direi che per la mia personalità l'alternanza di recitazione e di scultura è perfetta. Tutti i giorni vengo qui in studio e lavoro alle mie sculture in solitudine, padrone dei miei spazi e dei miei tempi. Poi squilla il telefono e mi propongono una parte in un film, qualcosa di interessante e mi ritrovo per un paio di mesi catapultato in mezzo alla realtà frenetica di un set cinematografico con tante persone intorno a me....attori truccatori parrucchieri registi etc...e poi finito il lavoro me ne torno nella solitudine del mio studio. Considero questa alternanza una vera fortuna."

Hai tempo per la tua vita privata? Cosa ti piace fare nel tempo libero?

"Assolutamente sì. Alle 7 pm chiudo bottega e vado a mangiare a casa e mi guardo tanti film,ma sempre a casa, nel mio verde quartiere di Brooklyn.

Non frequento molto la vita sociale, nè quella del cinema, nè quella dell'arte. Quando ho tempo libero cerco la natura...cerco gli alberi e gli animali."

E' opinione diffusa che l'arte contemporanea abbia perso il suo rapporto con un pubblico piu' ampio. Cosa ne pensi?

"Non sono interamente d'accordo...le possibilità di dialogo tra pubblico ed arti visive ci sono ancora...viviamo pero' in un mondo estremamente commerciale, nel senso che l'arte contemporanea viene vista come un investimento ed acquistata dai collezionisti non perchè piace, ma in quanto investimento, come fosse un'operazione di borsa."

Un momento indimenticabile da quando sei qui a New York?

"Ce ne sono molti...ma direi uno in particolare è vivido nella mia mente... quando ho attraversato i ponti di ferro del New Jersey seduto nel vano posteriore di un pick up truck, in una splendida giornata di sole di giugno di tanti anni fà, ...tutto quel ferro e quella vista per me, una vita vissuta tra il ferro, hanno provocato un'emozione incancellabile."

Per magggiori informazioni andare su su www.vincenzoamato.com [1]


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