DOCUMENTARI/CONSOLATO ITALIANO DI NY/ L’apoggio italiano agli ebrei

di Laura Caparrotti

Con tutto il materiale prodotto negli ultimi decenni sul tema della Shoah, si potrebbe pensare che ogni aspetto sia stato studiato, analizzato, coperto. Eppure non è così. Lunedì scorso, una serata organizzata dal Consolato Italiano insieme alla Engel Entertainment e ad altri gruppi e rappresentanti italiani, fra cui Vincent DeGiaimo e Vincent Marmorale, ha riproposto la storia dei tanti ebrei salvati dagli italiani brava gente. La serata aveva lo scopo di pubblicizzare un documentario in via di produzione dal titolo "Italy and the Holocaust: The Hidden Story". In realtà, la serata ha offerto spunti diversi e interessanti a partire proprio dalla considerazione di quanti italiani hanno rischiato la propria vita, senza pensarci due volte, per salvare tanti ebrei destinati alla prigionia e alla morte. In effetti, solo negli ultimi anni l'Italia ha cominciato a parlare del ruolo della popolazione italiana nella sopravvivenza degli ebrei. La televisione e il cinema hanno reso omaggio ad esempio a Giorgio Perlasca, un funzionario e commerciante italiano che durante la seconda guerra mondiale aveva salvato la vita di oltre cinquemila ebrei ungheresi, strappandoli alla deportazione nazista, fingendosi un diplomatico spagnolo. Libri sono stati scritti sull'argomento, tipo quello curato fra gli altri da Liliana Picciotto, dal titolo "I Giusti d'Italia. I non ebrei che salvarono gli ebrei" (Mondadori 2006). Un argomento dunque che comincia ad avere una sua importanza e ad essere riconosciuto come fatto storico.

Lunedì sera, uno degli elementi che più è venuto fuori dai ricordi dei sopravvissuti - erano presenti, fra gli altri, Herte Pollack e Max Kempin - è che in Italia non c'era distinzione fra italiani e ebrei, tanto che molti hanno ricordato di aver incontrato i primi ebrei italiani proprio quando si trasferirono a New York. L'Italia era - e in parte lo è ancora - un paese in cui esisteva la distinzione fra nord e sud, ma raramente fra appartenenza religiosa, a parte nel caso facesse comodo politicamente. Anche il Fascismo, come viene messo spesso in evidenza, non ha mai avuto la ferocia e la gravità del corrispettivo tedesco. Gli italiani, poi, sono un popolo di brava gente e dunque i racconti dei sopravvissuti hanno visto protagonisti persone comuni, preti e suore locali e persino potestà fascisti che hanno voluto salvare vite umane.

Fra i discorsi, non sono mancati quelli delle autorità, come Tom DiNapoli, curatore del volume "The Italian Jewish Experience". DiNapoli si è soffermato sul concetto odierno di eroi, sul fatto che oggi si cercano a tutti costi eroi, e che quelli veri sono fra la gente comune, come allora. Interessante notare come DiNapoli abbia usato nel suo discorso un'altra parola molto in voga negli ultimi anni, "evil", mostrando che non si cercano solo eroi che combattino, ma anche "evil" da combattere. David Cohen, ex funzionario della CIA, premiato lo scorso anno con il Giovanni Palatucci Courageous Leadership Award dalla Anti-Defamation League. «Fino a poco tempo fa non sapevo quanto l'Italia avesse rappresentato un santuario per gli ebrei in fuga». Un santuario, già, in cui gli italiani brava gente hanno nascosto, sfamato, aiutato come potevano una popolazione perseguitata per le sue origini.

Un saluto in cui le parole ci sono sembrate estremamente pesate, è arrivato da uno dei rappresentanti del Vaticano che ha parlato solo del bel sentimento di gratitudine che sentiva aleggiare nell'aria, evitando dunque ogni accenno all'annoso problema dei rapporti ufficiali del Vaticano con il Nazismo all'epoca proprio dello sterminio ebreo.

Alla fine, Vincent DiGiaimo ha invitato i presenti a partecipare al documentario sopracitato - di cui abbiamo visto cinque minuti appena - sia come testimoni che come sostenitori. Si rischia di dire una cosa banale, ma in questa epoca in cui ieri diventa improvvisamente passato remoto, la documentazione di fatti lontani (e vicini) da noi è fondamentale. Dunque ben venga tale documentario, come ben vengano biografie, libri, film e quant'altro che raccontino le storie di coloro che hanno provato che senza troppo clamore l'evil può essere combattuto.