La maratona dei corti, ovvero quando i registi si confessano
“L’esame”, “Il cuore all’improvviso”, Il bambino di Carla”, “Sangre de Perro”; “Il supplente”, “La cena di Emmaus” , “Please leave a message”
Una visione a parte è stata riservata eccezionalmente quest’anno alla sezione dei corti, ormai divenuti un appuntamento consueto e atteso all’interno della rassegna Open Roads dedicata al Nuovo Cinema Italiano -nelle passate edizioni i corti solitamente precedevano i vari film in programmazione- Si è potuto così gustare tutto insieme il sapore particolare di questo genere di pellicole che, a differenza dei lungometraggi, concentrano significato e immagine in una manciata di minuti. Dello stesso pensiero sul carattere speciale del cortometraggio, è Andrea De Sica, regista di “The Test” (L’Esame), che introduce brevemente la prima delle due serate riservate agli Italian Shorts: «Questo è il mio secondo film la cui storia si ispira ad un breve racconto di Richard Madison che ho amato quando ero adolescente e che ho voluto riadattare. Fare “corti” ti dà l’opportunità di mettere in scena la tua personale visione, il punto di vista del regista, quello che ha da dire». Il film racconta come un ipotetico governo, per combattere il fenomeno del sovra-popolamento, decida di sottoporre gli anziani ad un crudele test preposto a sancire o meno la loro condanna a morte. Più intimamente, narra il rapporto tra un padre ed un figlio, tra il vecchio e il nuovo, ed il nuovo che domani sarà anch’egli vecchio. “Miranda’s Journey” (Il cuore all’improvviso) di Catherine McGilvray, altro cortometraggio in programmazione, segue il viaggio inconsapevole e innocente di una bambina tra le altalene di un parco giochi, l’ombra degli alberi, gli steli d’erba di un prato. Metafora romanzata –accorre in aiuto anche la scelta del bianco e nero- del viaggio ben più lungo attraverso le fasi della vita: il gioco e l’amicizia, i pericoli in agguato ad ogni angolo, le bellezze della natura e l’amore di chi ci ha dato la vita che, come vuole ogni favola che si rispetti, supera anche la morte. Fanciullesco ma piacevole al palato e al cuore. Sempre sul tema della famiglia e del legame genitoriale, anche “Carla’s boy” (Il bambino di Carla) di Emanuela Rossi che gioca sul complemento di specificazione del titolo. Chi è veramente il bambino di Carla? Il figlio naturale di 8 anni oppure il giovane compagno che non ha mai superato l’ancestrale Complesso di Edipo e che in una donna ancora sceglie, cerca spasmodicamente e senza difese, l’amore materno? “Dog’s blood” (Sangre de Perro) di Leonardo D’Agostini, mette a crudo il mondo dei trafficanti di droga. Una realtà di morte e di tradimenti dove il valore della vita umana viene pesato in sacchetti di polvere bianca. E dove, questa volta, non c’è posto per nessun legame familiare. Decisamente esilarante ma anche in una certa misura riflessivo, “The Substitute” (Il Supplente) di Andrea Jublin, non per nulla vincitore di “Sky Lab: Corti in concorso”. Una scuola come ce ne sono tante, una classe indisciplinata in assenza del Professore. Fino all’arrivo del supplente che, fuori da ogni riga e quadratura, assesta la classe utilizzando l’autorità di un generale e il feroce potere dello scambio/baratto/ricatto: se mi dai quello che chiedo, ci potrebbe essere qualcosa di buono qui per te –in questo caso un buon voto sul registro-. Qui il cortometraggio esce dall’aula scolastica per entrare nelle aule della vita: sul lavoro, in famiglia, in amicizia, ci sarà sempre qualcuno che ti tenterà con qualcosa di buono per avere da te ciò che vuole. Sta a te poi indossare i panni del lecchino, dello sciocco che va avanti senza merito, o della poetessa che gentilmente sorride e dice “no”. Ben congeniato, ottima la scelta degli attori presumibilmente non professionisti eccetto la figura centrale del supplente interpretata dallo stesso Jublin, irresistibile il veloce scambio di battute a completare il ritratto di un’età, quella dell’adolescenza, che nessuno di noi può dimenticare. Pittoreschi e d’impatto i due cortometraggi “Emmaus’ Dinner” (La cena di Emmaus) di Jose Corvaglia e “Please leave a message” di Elisa Fuskas che lavorano più sulle potenzialità del mezzo cinematografico e sulla tecnica che sulla trama.





