“La giusta distanza” di Carlo Mazzacurati. Intervista allo sceneggiatore Marco Pettenello
Inusuale quanto interessante la chiacchierata fatta insieme allo sceneggiatore de "The Right Distance" (La Giusta distanza), Marco Pettenello. La vicenda del film, presentato a Open Roads per la regia di Carlo Mazzacurati e che si può far risalire alla categoria del giallo, segue le ripercussioni che si avvertono in un piccolo paese della provincia padana successivamente l'arrivo di una giovane sconosciuta e al suo misterioso omicidio. La vera anima del film sta però nella ricerca di un colpevole in un borgo dove tutti conoscono tutti e dove, casualmente, il sospetto cade su un giovane nord-africano. Pettenello prende spunto dalla trama del film, che afferma ispirarsi a "La Visita" di Pietrangeli, per discutere un tema più ampio e su più larga scala: l'immigrazione in Italia. Gli Italiani del XXI sec non sono più quel popolo di navigatori e, la maggioranza delle volte, di emigranti che furono. «In Italia», riflette Pettenello, «per lungo tempo non è voluto venire nessuno. La nostra non era una terra invidiabile e ricca di risorse come oggi può apparire ai Paesi meno sviluppati». Eravamo noi gli emigranti in cerca di terre promesse. «Si, però questo oggi sembriamo dimenticarlo e facciamo fatica ad accogliere lo straniero barricandoci all'interno di piccoli paesi dove il concetto di sicurezza è dato dall'illusione di conoscere tutti. C'è bisogno di qualcosa di più vero, di una ricerca che si basi su una verità esistenziale e non su facili stereotipi e false integrazioni. Anche per questo abbiamo voluto che la voce narrante della storia fosse un giovane aspirante giornalista che per professione sceglie di inseguire la verità e che per la giovane età forse mantiene quell'innocenza di cui la verità talvolta ha bisogno». Il cosiddetto villaggio globale che si ferma davanti al villaggio rurale che lotta per rimanere immutato. «È ancora più difficile per chi è abituato alle cose sempre uguali e familiari, accettare il diverso, aprire le porte della propria comunità e della propria mente per far spazio all'altro». E' stato ed è così per tutto: la scienza, l'innovazione tecnologica, la medicina, la religione... era più semplice pensare che la terra fosse piatta piuttosto che essere costretti a ridisegnare tutte le mappe.





