LE RUBRICHE/PERSONAGGI/ Felice Garibaldi, fratello dell'Eroe dei 2 Mondi
Ci sono uomini destinati a grandi imprese, il cui nome entra nel gotha della Storia. Ad altri invece è dato l'onere di sostenere gli sforzi dell'eroe con impegni spesso oscuri e quasi sempre silenziosi.
E' questo il destino di Felice Garibaldi, fratello dell'Eroe dei 2 Mondi e imprenditore del comparto oleario, cui il destino diede in dote l'acume commerciale e la lunga ombra del grande Giuseppe.
La storia di Felice fa parte delle pagine di storia minore dell'Italia ma proprio per questo rappresenta uno dei tanti fondamenti sui quali i grandi personaggi hanno potuto costruire le loro fortune. Quella di Felice racconta traversalmente anche l'inquietudine interiore e l'intraprendenza di un' intera famiglia in un'epoca che ha consegnato molte rivoluzioni, anche lontano dalle battaglie.
Felice arrivò a Bari nel 1835, proveniente da Nizza e in poco tempo divenne una figura chiave della produzione olearia tra il capoluogo pugliese e Bitonto. La sua storia si intersecò con la fervida borghesia pugliese di metà Ottocento e si legò a doppio filo con l'intraprendenza di questo angolo del regno borbonico che ebbe la fortuna di restare lontano dai grandi tumulti del nazionalismo ottocentesco.
Gli imprenditori pugliesi costruirono dei veri imperi economici in una terra vocata nella produzione olearia. All'ombra degli olivi molti produttori realizzarono le fondamenta dell'economia dell'Italia meridionale.
Quella che Felice Garibaldi incontrò nel 1835 era una terra che traeva nutrimento dall'olivo senza saperne sfruttare al meglio le potenzialità economiche. A sconvolgere un sistema di raccolta millenario, che prevedeva la maturazione delle olive e la raccolta da terra delle drupe - con notevole perdita delle qualità organolettiche- fu Pierre Ravanas che nel 1826 era giunto a Bari e aveva ottenuto la possibilità di realizzare un frantoio con le nuove tecniche di produzione. Nel 1828 nei pressi di Bitonto, il francese utilizzò per la prima volta l'antico frantoio nei pressi del Torrione angioino e dopo pochi anni ben 120 frantoi lavoravano l'olio alla "francese", dotati cioè del torchio idraluico e delle due mole. Nell'estremo Sud del'ltalia la rivoluzione francese aveva deposto il suo seme di novità tecnologica.
Felice Garibaldi, cui la natura regalò peraltro un fisico molto simile a quello del celebre fratello, non era immune da queste novità produttive . Il suo datore di lavoro, il nizzardo Federico Avigdor,cercava infatti di espandere le proprie produzioni e scelse lui per un viaggio in Puglia. I due, dopo aver accuratametne studiato le nuove tecniche di spremitura di Ravanas, decisero di applicare le loro convinzioni nella produzione olearia. I due avevano infatti intuito quanto potesse conveniente selezionare gli alberi secondo le specie, raccogliere i frutti separatamente senza mischiare le varie qualità e soprattutto quanto fosse importante raccogliere le drupe ancora sull'albero.
Convinti di poter produrre un prodotto migliore, Felice Garibaldi e Federico Avigdor, si legarono alla famiglia Diana di Bitonto e usarono il suo frantoio per dare vita alle loro teorie. La natura diede loro ragione.
Negli anni dei tragici fatti della Repubblica romana e della fuga di Giuseppe Garibaldi in America, il fratello Felice investì tutte le sue energie per trasformarsi in un imprenditore oleario. Il penultimo dei fratelli Garibaldi visse i suoi anni lontano dai fermenti rivoluzionari ma proprio la sua ricchezza prodotta con l'olicoltura salvò il fratello Giuseppe dai debiti.
Uomo educato, molto amato, colto e rispettoso del prossimo, Felice esportò l'olio pugliese in tutta Europa e la sua attività contribuì alla floridezza economica delle terre baresi. Nel 1851, dopo aver acquistato un negozio a Bari e dopo aver ottenuto importanti premi per la qualità delle sue olive, dovette cedere il passo alla salute. Minato dalla malattia, Felice si trasferì a Napoli e tornerà a Nizza per morire tra le braccia del fratello Giuseppe. Gli ultimi istanti della sua vita saranno segnati dalla riappacificazione con il grande eroe e proprio il lascito dell'imprenditore aiutò Giusepe ad acquistare metà Caprera.
"L'impresa di Felice Garibaldi, fratello dell'eroe dei due mondi" (Congedo editore; 16 euro) rappresenta l'ultima fatica di Riccardo Riccardi, storico e giornalista dedito alla ricostruzione di importanti famiglie italiane. Riccardi raccoglie e ricostruisce, attraverso fatti, documenti, lettere e testimonianze, le tracce di Felice Garibaldi che inevitabilmente in molti punti si intrecciano con la storia d'Italia di quel periodo e con uno dei più protagonisti principali del Risorgimento
Una scrittura ricca, approfondita, che non lascia niente di inesplorato, quella presente nel libro dello studioso. Nel suo percorso narrativo Riccardi segue un filo ricco di aneddoti che testimoniano una certosina ricerca, a tutto campo, creano diversi piani di racconto e interessano anche le famiglie pugliesi o nizzarde legate ai protagonisti della storia.
Presentato a Firenze e a Genova, il volume del ricercatore verrà inserito nelle celebrazioni garibaldine organizzate dal Comune della Maddalena, tra il 31 maggio e il 2 giugno.





