SPECIALE/EVENTI/Design: asse Milano-NY
Sabato scorso 17 maggio all'Istituto Italiano di Cultura di Park Avenue un altro appuntamento speciale ad opera dell'oramai noto e innovativo direttore Renato Miracco. Nel salone d'ingresso uno sciame di palloncini vola leggero ad accogliere con allegria non soltanto il nuovo pubblico, ma anche la fortunata fase di freschezza che l'Istituzione sta attraversando. In occasione dell' ICFF 2008, la rinomata fiera internazionale del mobile di New York, l'Istituto della Cultura Italiana è diventato, per un'unica serata, un vivo luogo di interazione e scambio sul tema del Design Italiano, simbolo indiscusso del nostro patrimonio culturale e sigillo di qualità estetica e formale del Made in Italy.
Un incontro curioso e costruttivo tra gli "addetti ai lavori" e la stampa, scandito da una serie di interviste a diversi designers italiani e americani curate da Renato Miracco e Michele Mezza di Rai International (in onda durante il secondo episodio di Italia Cult on Italian Design) a cui segue la presentazione del nuovo Triennale Design Museum di Milano inaugurato nel Dicembre 2007.
Durante la serata chi si differenzia, per eleganza e classe, è il noto designer artista Gaetano Pesce che, durante la conferenza esordisce ripetendo una frase di Leonardo: «La cultura non è conoscenza è comprensione». Parole sacre, soprattutto se usate per dare voce ed espressione al nuovo museo del design della Triennale di Milano. E continua «è un luogo di narrazione; racconta la gloriosa storia del design italiano. È un museo che cerca di far capire l'eredità del nostro patrimonio sperimentando un nuovo modo di comunicare. È un punto d'incontro e confronto funzionale alla comprensione, lontano dal legnoso dogmatismo del passato. L'Italia è la culla del design, lo è sempre stata. È importante avere uno spazio per condividerlo. Il design oggi parla di religione, politica, società. Oggi è una vera forma d'arte».
Alla presentazione segue Silvana Annicchiarico, direttrice del nuovo museo, che introduce il progetto dicendo «cerchiamo di valorizzare la cultura italiana in maniera diversa. Solitamente i musei sono classificatori e cronologici, noi raccontiamo storie anche contraddittorie del nostro patrimonio».
L'obiettivo del Triennale Design Museum è proprio quello di essere innovativo e di instaurare con il pubblico una relazione dinamica di continuità e interazione. «È uno spazio capace di rinnovarsi continuamente» continua la Annicchiarico « generalmente le persone non visitano un museo del design più di una o due volte. Tornerebbero a vedere la Monnalisa, ma difficilmente rivedrebbero oggetti come la moka Bialetti. La nostra ambizione è quella di coinvolgere i visitatori in un'esperienza emozionale diversa che vorrebbero ripetere più volte nel corso dell'anno».
Chiediamoci allora : Cos'è il design italiano? Questo è il quesito a cui il nuovo museo vuole rispondere. E non lo fa presentando un enorme archivio di pezzi senza vita. Risponde con la volontà di far capire, di far vivere e sperimentare sia il mondo degli oggetti e che la storia di cui essi si fanno portatori, dal dopoguerra ai giorni d'oggi. Il Design Museum della Triennale vuole essere un centro pulsante, un organismo multiforme all'insegna del cambiamento, che funge da network per tutte quelle aziende e fondazioni sparse nel territorio italiano che conservano silenziosamente, spesso all'insaputa di molti, prodotti del design italiano. Il museo grazie ad una ricerca capillare e un censimento del territorio ha dato il via ad una "rete del design italiano" tramite cui, attraverso il contatto con diverse realtà aziendali o fondazioni, si sta creando un vero e proprio polo di scambio e interazione, capace di rappresentarne e promuoverne tutte le espressioni dal passato a oggi. L'innovazione di questo museo sta dunque nell'apertura, flessibilità e capacità di cambiamento. L'obiettivo è quello di creare uno spazio permanente con contenuti cangianti, che variano grazie ad un vivo network sul territorio italiano e non solo. E quando chiedo alla direttrice come nasce questo progetto e come il museo ripercorra la storia design italiano lei mi risponde: « C'è una parte scientifica e rigorosa a fianco di un'altra in movimento, viva, coinvolgente. I prodotti che mostriamo non sono unici ma sono in serie, sono oggetti di uso primario, funzionali, non veicolano soltanto una contemplazione estetica, come potrebbe fare l'opera d'arte. Essi rispondono o rispecchiano i bisogni e le esigenze dal dopo guerra ad oggi. Sono oggetti di vita quotidiana, evocano la storia, quella di un popolo. Il museo ne contempla tutta l'evoluzione, dai bisogni primari e funzionali a quelli comunicativi degli anni ottanta o affettivi degli anni novanta. Per la prima edizione del museo, inaugurata lo scorso dicembre, abbiamo deciso di ripercorrere la storia del design italiano attraverso le 7 ossessioni del design: "The Theatre of Animism", "The Great Middle Class and the Sanctity of Luxury", "Super-Comfort", "Energy", " Stackable democracy" " The light of the Spirit" e "The Great and the Simple". Il tema chiave attraverso cui raccontiamo il design cambia ogni 12-18 mesi, solitamente in corrispondenza del Salone del Mobile».
Il nuovo Design Museum della Triennale diventa così lo spazio dove il moderno s'incontra con il passato, dove gli oggetti s'incontrano con le persone e dove la vita s'incontra con il design.





