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I patrioti piemontesi d’Israele

di Gina Di Meo

L'Italia rende omaggio ai 60 anni di Israele attraverso il ricordo degli italiani che hanno contribuito alla nascita di questo stato. Il consolato italiano di New York, in collaborazione con il Centro Primo Levi, ha presentato il documentario, in anteprima per gli Stati Uniti, Chalutzim: Pionieri in Eretz Israel, di Marco Cavallarin e Marco Mensa. Si tratta - come ha spiegato Andrea Fiano, giornalista di Milano Finanza e membro del Centro Primo Levi - di una ricostruzione del viaggio che gli ebrei d'Italia intrapresero verso Israele ed il loro contributo alla nascita e consolidamento della cultura dei kibbutzim, le comunità utopiche basate sull'agricoltura che poi hanno dato vita al moderno stato di Israele.

Le celebrazioni sono state aperte martedì scorso dal console d'Italia Francesco Maria Talò che ha sottolineato il ruolo fondamentale giocato dagli italiani nella creazione di Israele, seguito dal console di Israele Asaf Shariv. «Nel 1948 - ha commentato Shariv - poche persone credevano in uno Stato di Israele e invece dopo 60 anni siamo qui, più forti che mai e sono anche contento di dire che i nostri rapporti con l'Europa ed in particolare con l'Italia sono più che mai buoni».

Il documentario di Cavallarin e Mensa traccia la storia degli ebrei piemontesi, che contavano oltre cinquemila persone sparse in varie località, partendo da prima dell'Unità d'Italia. Dopo lo statuto albertino, anche gli ebrei piemontesi parteciperanno infatti attivamente al "Risorgimento" italiano fin poi giungere, dopo un paio di generazioni, a dare il loro contributo anche al "Risorgimento" di Israele.

Chalutzim: Pionieri in Eretz Israel dà voce ad alcuni di quei pionieri (Chalutzim) che ancora vivono e che sono depositari di un patrimonio storico e umano ancora poco noto. Il film trae le mosse dalla strada che gli ebrei piemontesi decisero di intraprendere per dare concretezza all'Utopia di una Società egualitaria e cosmopolita (alla base del sionismo, ndr), in cui gli ebrei potessero riconoscersi. Un'idea che già si era affermata negli anni Venti e Trenta, ancora prima delle leggi razziali fasciste, e sfociata appunto nell'esigenza di partecipare alle strutture sociali paritarie e democratiche dei kibbutz che si formavano in Eretz Israel, "la terra promessa". Così queste persone parteciparono alla costruzione dello Stato di Israele, che avrebbe visto la luce nel 1948.

Tra queste Giulio De Angelis (ancora in vita quando è stato girato il documentario), nato a Firenze e a 18 anni partito per la Palestina del Mandato britannico traducendo il suo nome in Joel De Malach. De Angelis, all'inizio degli anni '40, era stato uno dei fondatori del Kibbutz Revivim. Esperto agronomo, era riuscito anche a coltivare piccoli pomodori in acqua salata. La sua vita, come emerge dalla sua testimonianza, è stata una meravigliosa e faticosa avventura nel deserto da cui non voleva allontanarsi. A lui si deve l'invenzione dell'irrigazione goccia a goccia, ossia quei piccoli tubicini neri appoggiati sulla terra vicino ogni pianta, e applicata prima in tutta Israele e poi anche in Italia: quei piccoli tubicini neri appoggiati sulla terra vicino ogni pianta.

Il documentario è stato seguito dell'intervento di Manuela Consonni, della Hebrew University di Gerusalemme, che ha ricordato la figura di Enzo Sereni con Enzo Sereni: a Jewish Hero Between Two Worlds. Enzo Sereni (1905-1944) fu tra i co-fondatori del kibbutz Guvat Brenner e uno dei primi italiani sionisti. Emigrò in Palestina nel 1927 e iniziò a lavorare negli aranceti. Socialista convinto, Sereni fu anche attivo come sindacalista e come pacifista divenne strenuo difensore della possibilità dell'integrazione tra gli ebrei e gli arabi. Tra il 1931 e 1934, Sereni fu mandato in Europa per aiutare gli ebrei a raggiungere la Palestina ma fu arrestato dalla Gestapo. Rilasciato, venne negli Stati Uniti per aiutare ad organizzare il movimento sionista. Tornato in Europa si arruolò nell'esercito inglese e durante un'operazione in nord Italia fu catturato dai tedeschi e portato in un campo di concetramento a Dachau dove fu fucilato nel 1944.

Le celebrazioni per i 60 anni di Israle proseguiranno martedì 20 maggio, 7pm, alla Casa Italiana Zerillo Marimò della New York University (24W 12 Street) con la proiezone di un altro film The Tree of Life di Hava Volterra.