Arte

Smarriti e felici davanti a Melotti

di Ilaria Costa

Nelle sale dell'Istituto Italiano di Cultura di New York si è inaugurata martedì sera la mostra dal titolo I Viaggi di Fausto Melotti, che rimarrà aperta al pubblico fino al 28 Maggio.

"L'arte è un viaggio", scriveva l'artista, e questa mostra è un viaggio fatto di piccoli momenti descritti attraverso immagini e parole, dove l'anima del poeta Fausto si fonde con quella dell'artista Melotti.

L'esposizione dell'Istituto di Cultura si svolge in contemporanea con la prima retrospettiva americana dedicata a Fausto Melotti presso la Galleria Acquavella e presenta un piccolo nucleo di opere di altissima qualità: 13 disegni inediti (contrappunto visivo di 13 poesie accostate ai disegni), 3 sculture e 14 fotografie di Ugo Mulas, nelle quali il fotografo, intimo amico di Melotti, coglie l'artista in momenti di intimità nel suo studio o in occasione di eventi pubblici significativi, come ad esempio alla Biennale di Venezia del 1966.

L'elegante catalogo, che accompagna la rassegna, inaugura la serie "I Quaderni dell'Istituto di Cultura Italiano"; editi da Charta, i Quaderni saranno curati dal Direttore Renato Miracco con l'intenzione di far rimanere traccia delle molteplici iniziative intraprese dall'Istituto.

Di fronte ad un'audience elegante ed attenta la serata viene aperta dal Direttore, che introduce la proiezione del documentario realizzato appositamente dall'Archivio Melotti per svelare lo scultore-poeta al pubblico americano.

Presenti all'evento ospiti di livello: tra gli altri la Sig.ra Castellaneta, moglie dell'Ambasciatore italiano a Washington, e il Ministro Talò, Console Generale a New York e le due figlie dello scomparso artista Cristina e Marta.

Intervistiamo Renato Miracco con molta curiosità ed interesse, nel suo duplice ruolo di critico d'arte -profondo conoscitore dell'opera di Melotti- e di Direttore dell'Istituto.

Come è nata l'iniziativa della collana "I Quaderni dell'Istituto Italiano di Cultura"?

«All'inizio del mio mandato come Direttore dell'IIC ho voluto mantenere una continuità nelle iniziative dell'Istituto, volevo che rimanesse traccia delle numerose mostre che curiamo e che ospitiamo nella nostra Galleria.

Nel ristrutturare gli spazi dell'edificio abbiamo scoperto nei nostri archivi materiale di interesse storico notevolissimo. Abbiamo trovato ad esempio interviste a personaggi della letteratura italiana del calibro di Eco, Ungaretti e Bassani. Alcune sono registrate, altre trascritte. I Quaderni si divideranno in due filoni: i Quaderni Letteratura ed i Quaderni Arte. I primi saranno dedicati ai passi di letteratura, accompagnati da disegni e da CD sonori laddove le interviste ai nostri grandi della letteratura sono state registrate.

I Quaderni Arte accompagneranno invece le nostre mostre interne, corredate da eventi in contemporanea come in questo caso con la retrospettiva su Melotti, attualmente in corso alla Galleria Acquavella."

La sinergia tra le Istituzioni italiane e quelle americane sembra una strategia vincente nella politica di promozione della cultura Italiana sul territorio americano, come si sta muovendo in questo senso l'IIC?

«Abbiamo organizzato e stiamo promuovendo sempre più eventi e mostre in contemporanea con gallerie, Musei ed Istituzioni artistiche, sia italiane che americane. Questa mostra su Melotti nasce proprio dalla collaborazione preziosa con l' Archivio Melotti e la Galleria Acquavella.

Un altro esempio di questa sinergia tra Istituzioni è rappresentato dal secondo numero dei Quaderni Arte dell'IIC che sarà interamente dedicato a Morandi. Infatti il 15 Settembre il Metropolitan inaugurerà una importante retrospettiva su questo artista ed in contemporanea in Istituto ospiteremo una rassegna di disegni ed acquerelli di Morandi, mentre la Casa Italiana, ospiterà alcune delle sue incisioni.

Vogliamo in questo modo incidere sulla realtà americana attraverso una doppia visibilità; non ci rivolgiamo quindi solo alla comunità italiana in modo autoreferenziale, ma all'intera società americana. Ad esempio la Biennale di Venezia di architettura verrà presentata al Whitney Museum con eventi correlati all'IIC.

La mia politica è quella di avere partner che vadano al di là dell'Italia. Per questo i nostri eventi sono tutti tenuti in lingua inglese e non in italiano, anche se in tal modo ci esponiamo a delle critiche perché non utilizziamo la lingua madre nelle nostre presentazioni; ma è una scelta secondo me necessaria, di mercato. Sono convinto che il mio ruolo di Direttore sia quello di allargare l'audience dei nostri eventi!»

Le opere di Melotti sono presenti in prestigiose collezioni ed istituzioni museali in Europa, come è recepita l'opera di questo artista nel mercato americano?

«La fortuna critica e la storia del mercato di Melotti è incredibile... ed imprevedibile allo stesso tempo. È conosciutissimo in Spagna, Francia, Italia, direi in tutta Europa. Gli europei sono appassionati ammiratori delle sue sculture, ma sfortunatamente gli americani non hanno mai avuto la possibilità di conoscere lo straordinario talento di un artista che ha contribuito alle grandi innovazioni dell'arte modernista nell'Italia di metà secolo, con un linguaggio artistico che è allo stesso tempo universale ed altamente personale.

Grazie alla generosità dell'Archivio Melotti siamo finalmente in grado di mostrare anche al pubblico americano la portata del lavoro di questo artista meraviglioso.

Più di 20 prestigiosi musei europei infatti possiedono nelle loro collezioni opere di Melotti, ma in America si trovano solo al Museum of Modern Art di New York e presso il Walker Art Center a Minneapolis ».

Quali sono gli elementi che la colpiscono maggiormente nell'opera di Fausto Melotti?

«Mi emoziona la leggerezza attraverso cui Melotti si esprime. Mi colpisce la leggerezza, la fragilità, la musicalità con cui l'artista materializza le emozioni... in una parola mi colpisce la poeticità delle sue opere. È come se l'artista si entusiasmasse in percezioni immediate, dense ed essenziali e ce le restituisse nelle sue sculture sotto forma di linee pure. Mi incanta la sua spiccata propensione verso l'irrazionale, il poetico, il fantastico... molte volte mediato da figurazioni architetturali geometriche, dove il colore e la luce giocano un ruolo fondamentale».

La rassegna in Istituto è corredata da scatti di Mulas, amico intimo di Melotti, che delineano con pochi semplici dettagli sia l'artista che l'uomo Melotti...

«Si, è un dialogo magico e silenzioso tra due grandi esponenti della nostra arte, ogni scatto diventa un dialogo personale tra i due, tra chi è dietro l'obiettivo e chi da questo ne viene catturato. Mulas coglie con delicata sensibilità l'uomo prima che l'artista, captandone le intenzioni creative. Esattamente prima che vengano espresse e tradotte in sculture. In questo dialogo di sguardi silenziosi prevale un sincero sentimento di umanità, un senso di rispetto e di ammirazione reciproco».

"L'Arte è una sorta di respiro dell'anima", si legge in un passo tratto dal suo saggio nel Quaderno su Melotti.

«L'arte di Melotti è un forma di afflato. Provoca in noi spettatori come nell'artista stesso una sorta di ‘smarrimento creativo'. Questo vale anche per tutta l'arte contemporanea. Come spettatore di fronte ad un'opera dapprima sembri non capire... perché l'opera non ti parla a livello razionale, la comprensione non passa per canali razionali ma l'emozione dell'opera comunque ti arriva, solo che arriva da un'altra parte, colpisce l'ombelico. L'approccio intellettuale è solo un livello, mentre l'opera d'arte parla al cuore. Ci sono altri livelli di comprensione che vanno rispettati e coltivati».

Cosa spera che un visitatore dica uscendo dalla mostra da lei curata?

«Mi piacerebbe che uscendo dalla mostra un visitatore dica: ‘Ho scoperto una parte di me stesso che non conoscevo, ho sognato ad occhi aperti, guarderò con occhi nuovi una realtà che non conoscevo. Esco dalla mostra con una sorta di brezza primaverile nel cuore».