Che si dice in Italia

Prima viene il bambino

di Generoso d’Agnese

La sua vita doveva correre sui binardi tecnologici e scientifici dello scibile umano. E per dare corpo ai propri sogni, Maria Montessori si era iscritta alla Facoltà di Ingegneria, accettando il trasferimento dalla tranquilla Chiaravalle - nelle Marche - alla brulicante Roma, capitale di un Regno d'Italia in grande fermento.

Nata nel 1870 da Alessandro e da Renide Stoppani (ambedue impegnati nella politica), Maria crebbe figlia unica e nell'ambiente familiare liberale e tollerante crebbero le sue radici di altruismo. Iscritta nel 1875 in una scuola popolare di Roma, la bambina proseguì i suoi studi in una scuola tecnica e scientifica per approdare al diploma con le idee chiare e con l'animo intraprendente.
Ma non c'erano spazi per le donne intraprendenti, in quegli ultimi anni dell'Ottocento italiano. Non ce n'era almeno per una donna che volesse misurarsi con l'ingegneria: Maria dovette suo malgrado ripiegare sulla medicina e sulla chirurgia, trasferendo nell'anatomia e nella fisiologia la sua passione per la tecnologia. Strada facendo, la studentessa scoprì però una terza scelta, che nel tempo le avrebbe portato i migliori frutti. Decise infatti di seguire le orme della psichiatria e di concentrare la propria tesi su questa materia.

La laurea  per la prima donna italiana, arrivò nel 1896 e dopo quattro anni il primo lavoro le venne offerto nel manicomio di Santa Maria della Pietà. L'esperienza terribile, tra i diseredati del genere umano, toccò ancora di più la giovane dottoressa impressionata dalla concomitante presenza di bambini con semplici turbe di comportamento. Lasciati in stato di abbandono e trattati alla pari dei grandi (ovvero poco meglio delle bestie) i bambini colpirono l'acume professionale della ragazza marchigiana che a loro decise di votare la propria missione sanitaria; energica e caparbia, dotata di una volontà instancabile, Maria Montessori si profuse totalmente verso il recupero dei piccoli pazienti e con l'ausilio di materiali adatti ottenne risultati inaspettati.
Con grandissima foga, la dottoressa iniziò allora la sua personale battaglia nei confronti dei più piccoli disadattati battendosi per i loro diritti nei congressi scientifici di inizio Novecento. Allo stesso tempo, la psichiatra estese la sua attenzione anche ai bambini normali decidendo di incidere in modo energico sull'organizzazione delle scuole italiane. Ottenuto l'incarico di Professoressa di Antropologia Pedagogica, la giovane marchigiana decise di proporre le proprie valutazioni attraverso un nuovo metodo educativo e di farlo attraverso una scuola privata.

 Il 6 gennaio del 1907 divenne così una data importante per i bambini di tutto il mondo.
Nel quartiere romano di San Lorenzo, segnato da una povertà assoluta, aprì infatti la Casa dei Bambini, per ospiti da 3 a 6 anni. La struttura nasceva all'interno di un grande caseggiato di edilizia popolare, in via dei Marsi 58 permettendo di cogliere alla studiosa i "caratteri psichici insospettati" di bambini non più oppressi e mortificati. La "casa dei Bambini" divenne una vera e propria attrattiva della capitale. In molti accorsero per apprendere dagli stessi bambini che nessun premio e nessun castigo poteva equilibrare la felicità di una giornata operosa.

In pochi anni le "case" si moltiplicarono e il nome di Montessori si amplificò oltre i confini nazionali. Le sue scuole inducevano mutamenti positivi nei comportamenti individuali dei bambini e il suo metodo rivelò un rispetto insospettato dei più piccoli nei confronti delle cose e verso gli altri. I suoi libri, dopo l'apertura della casa di Milano iniziarono a circolare fuori dai confini nazionali.
"Il metodo della pedagogia scientifica" e "L'autoeducazione nella scuola elementare" approdarono con grande clamore anche nei Ministeri degli Stati americani, rivelando un approccio che neanche nell'evoluto Nuovo Mondo era mai stato preso in considerazione.

Anche i bambini statunitensi poterono finalmente assurgere a un rango più elevato della considerazione psicologica e affettiva riverberando le iniziative che continuavano a espandersi nella lontana Italia. Nel 1913 si tenne ad esempio in Umbria il primo corso per insegnanti; quelli che seguirono videro sempre più la presenza di insegnanti d'Oltreoceano con conseguente amplificazione del lavoro e dell'idea della psichiatra marchigiana.
L'entusiasmo per il "metodo Montessori" divenne grande: ovunque grazie all'ambiente preparato e agli oggetti interessati, si ripeteva il miracolo della concentrazione, della quiete individuale, dell'elevato standard  di socializzazione e di scambio. Maria Montessori aveva "liberato" i bambini dal giogo della vecchia educazione.
La grande intuizione di Montessori fu quella di applicare i metodi dell'educazione degli anormali all'educazione dei bambini normali. Secondo la dottoressa infatti, la questione dei portatori di handicap si doveva risolvere con procedimenti educativi e non con trattamenti medici e i consueti metodi pedagogici erano irrazionali perché reprimevano le potenzialità del bambino invece di aiutarle e farle emergere e svilupparle.

L'educazione dei sensi divenne il momento preparatorio per lo sviluppo dell'intelligenza perché l'educazione del bambino, allo stesso modo di quella del portatore di handicap, doveva far leva tutta sulla sensibilità, perché quest'ultima era uguale per tutte e due le tipologie.

Il metodo Montessori insegnò ad educare il bambino all'autocorrezione dell'errore da parte del bambino stesso ed anche al controllo dell'errore senza che la maestra (o direttrice) dovesse intervenire. Il bambino fu lasciato libero nella scelta del materiale con il quale potersi esercitare facendo leva sull'interesse spontaneo del piccolo e ottenendo un processo di auto-educazione ed auto-controllo. Il successo di questo sistema educativo non si sarebbe più fermato.

Nominata nel 1922 ispettrice scolastica del Regno d'Italia, Maria Montessori divenne un'instancabile viaggiatrice. I suoi continui spostamenti producevano sempre nuove aperture e nei suoi vari viaggi negli Stati Uniti  la dottoressa fu  accolta con grande onore nella Casa Bianca, ospite di Margaret, figlia del presidente Woodrow Wilson;  la "Montessori Educational Association" fu sponsorizzata con entusiasmo da uomini del calibro di  Alexander Graham Bell, certificando un metodo che negli anni avrebbe prodotto più  di 5000 scuole private e oltre 200 scuole pubbliche nonché numerose scuole di specializzazione (il percorso montessoriano ancora oggi è molto impegnativo) per gli insegnanti che intendono affidare a questa "filosofia" il proprio messaggio didattico.
Ma non fu tutta rosa la strada di questa eccezionale pedagogista. Avversata da tutti i regimi totalitaristici (ed il  motivo è fin troppo ovvio) le scuole "Montessori" furono chiuse durante gli anni bui della Seconda Guerra Mondiale e in paesi come la Spagna, l'Unione Sovietica, l'Italia e la Germania. Anche la psichiatra fu costretta dal regime fascista a cambiare la propria residenza spostandosi prima a Barcellona (1934) e dopo la guerra civile spagnola, in Olanda.

Internata nei campi di concentramento tedeschi nel 1940, la Montessori fu liberata grazie alle trattative politiche, ma fu costretta a lasciare il Vecchio Continente per trasferirsi in India. Nel paese asiatico l'italiana  non si perse però d'animo arrivando ad aprire la sua prima scuola asiatica nella città di Adyar. Tornata in Europa nel 1947 la grande pedagogista scelse di vivere i suoi ultimi anni a Nordwijk aan Zee, in Olanda dove morì il 6 maggio del 1952.
La sua morte però non tramutò in cenere il grande attivismo. Alla sua scuola studiarono nomi altisonanti della pedagogia mondiale, quali Anna Freud, Jean Piaget, Alfred Adler ed Erik Erikson. Tra i suoi numerosi libri, "Il segreto dell'infanzia", "La mente del bambino", "La formazione dell'uomo" ancora oggi rimangono dei veri caposaldi del percorso formativo.

Ben più scomoda invece fu la sua personalità. Né laica e né soltanto cattolica, Montessori fu prima corteggiata dal regime fascista e poi osteggiata. Iscrittasi alla Società teofisica nata negli Stati Uniti, divenne quasi una guru dell'educazione infantile e ritornata in Italia, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale fu acclamata dal Parlamento. Ma la sua risposta a tanto clamore non smentì la sua eccezionalità: "Io vi indico il bambino, la sua ricchezza interiore e voi non lo vedete. Preferite guardare il mio dito che lo indica, ammirarlo, dire che è bello!..."