INTERNET/Sarà “Diaspora” l’anti Facebook

di Francesco Giovannetti

 E' imminente il lancio del social network "Diaspora", ribattezzato dal popolo della rete e dai media di tutto il mondo come l' "Anti-Facebook". Il progetto è stato sviluppato da quattro studenti della New York University, Ilya Zhitomirskiy, Raphael Sofaer, Maxwell Salzberg e Daniel Grippi. Era nato come un semplice progetto estivo ma con il passare del tempo l'idea ha acquistato popolarità e i quattro ragazzi hanno iniziato a lavorarci a tempo pieno. Il 15 settembre verrà rilasciato il codice sorgente ed ad ottobre Diaspora verrà aperto al grande pubblico.

Diaspora si propone come un social network "attento alla privacy dei propri utenti,  distribuito open-source ed aperto ad ogni genere di utilizzo". L'idea nasce da un discorso di Eben Moglen, professore di legge alla Columbia University, sulla privacy di Internet. "Dato che le nostre vite e le nostre identità diventano sempre più digitalizzate", spiega Moglen, "dare i nostri dati in pasto a certe compagnie ci sta lentamente abituando a sacrificare la nostra privacy e frammentare le nostre identità virtuali". Negli ultimi mesi il problema è diventato talmente spinoso da spingere migliaia di utenti ad abbandonare Facebook, accusato di mancanza di trasparenza e chiarezza sul trattamento dei dati personali.

Ed è qui che si inserisce Diaspora. Il principale obiettivo è quello di fornire una piattaforma in cui ogni utente abbia il pieno controllo sui propri dati. Diaspora sarà un social network decentralizzato, in cui sarà il computer di ogni utente a svolgere il ruolo di database, definito in questo caso "seed".

"Diaspora è un anti-network", commenta Maxwell Salzberg, "Non stiamo progettando di avere dei grandi server dove immagazzinare le informazioni di chiunque. I server saranno operati e controllati individualmente, così gli utenti potranno davvero avere il pieno controllo sulle proprie informazioni". Dovrebbe essere questa la mossa chiave per impedire ogni fuoriuscita indesiderata di dati. "Saranno gli utenti a decidere quali contenuti condividere con i colleghi di lavoro e quali condividere con i compagni di bevute".

Per finanziare il progetto, i quattro si erano dati un obiettivo: riuscire a raccogliere almeno 10.000 $ di finanziamenti entro 39 giorni. Grazie a kickstarter.com, un sito online che aiuta i giovani creativi di tutto il mondo ad attirare finanziamenti per i propri progetti, il compito è stato molto meno complesso del previsto. Il traguardo prefissato è stato raggiunto dopo appena dodici giorni ed all'inizio di settembre il totale dei finanziamenti ha sfondato la soglia dei 200.000 $. Una parte di questi è stata investita nelle consulenze di una grafica professionista, Janice Frasier, e di una società di programmazione, la Pivotal Labs, che contribuiranno a rendere Diaspora il più accessibile, intuitivo e semplice possibile.

La grande sfida infatti resta quella di convincere il grande pubblico, anche quello di non appassionati o esperti di informatica, a compiere la grande diaspora: abbandonare Facebook e approdare su un territorio più sicuro ed attento alla privacy. È però su questo aspetto che sono arrivate le prime critiche.
"Diaspora è condannato", scrive il giornalista Milo Yiannopoulos sulle pagine del giornale britannico Telegraph, "l'idea di un social network open source e decentralizzato è avvincente. Ma arriva troppo tardi nell'evoluzione dei social network. Lasciatemi essere chiaro: non c'è spazio per un altro network oltre a Facebook e Linkedln".
Resta però chiaro che saranno soltanto gli utenti di Internet a decretare la riuscita o la sconfitta del progetto. E se Facebook continuerà ad ignorare gli inviti ad una maggiore attenzione alla privacy dei propri utenti, l'esistenza di un'alternativa più sicura potrebbe davvero innescare la prima diaspora dell'era digitale.