ITINERARI/Un'oasi per lo spirito

di Maricla Sellari

Boschi verdi attraversati dalla luce che rende rosa la terra. Alberi alti come grattacieli popolano la foresta che sembra non finire. E fiori bianchi, gialli, rosa pallido, azzurro intenso, a guardar bene, nascosti tra l'erba dei prati, anche i delicati ‘Non ti scordar di me'. Lontano irraggiungibile il cielo blu cobalto. Un torrente di acque limpide dove i caprioli si dissetano corre lungo la valle. La notte, appena buio, le lucciole punteggiano il bosco di luci intermittenti. L'aria riempie i polmoni come non avviene in città, dove tutti respiriamo a fatica, ansimando come cani, guardinghi.
I luoghi hanno nomi strani, difficili da ricordare. Pratovecchio, Poppi, Moggiona, Camaldoli. Passo dello Spino, I mandrioli, La valle delle beatitudini. Mentre a Roma si bolle a Camaldoli si dorme con due coperte. Qui tra Toscana e Romagna in mezzo a boschi quasi impenetrabili, custoditi dalla guardia forestale, si può godere di quello che resta della foresta umbra, che un tempo lontanissimo copriva tutta l'Italia.

Da quasi un millennio a Camaldoli vive una comunità monastica. Così recita il pieghevole che illustra l'attività del Monastero. Fu nel 1025 che Romualdo, un monaco di Ravenna, fondò in questa foresta del Casentino, l'Eremo e il Monastero di Camaldoli. Ancora oggi la comunità monastica vive la sua ricerca spirituale secondo la regola benedettina e gli antichi statuti camaldolesi. In alto sul monte c'è l'Eremo e più a valle a cinque chilometri il grande Monastero con annessa l'antica farmacia del 1513.

Nella foresteria nella seconda metà del '400 alloggiò anche Lorenzo il Magnifico, con la sua corte di letterati composta da Marsilio Ficino, Leon Battista Alberti, Cristoforo Landino e altri. Vi erano giunti per avviare un confronto con i monaci sulle ricerche e sugli interrogativi che il Rinascimento poneva. Nella bella chiesa si possono ammirare sette tavole realizzate da Giorgio Vasari. La ''Deposizione dalla Croce'' situata all'altare maggiore, accoglie con la sua intensa drammaticità i pellegrini. Sotto le grate a balcone da cui si affaccia, sulla navata, il coro monastico sono poste altre due piccole tavole, sempre del Vasari, raffiguranti i due titolari della chiesa, ''San Donato'' e ''San Ilariano''.
Altre due pale vasariane sono poste nelle cappelle situate vicino al presbiterio. Una rappresenta la ''Natività di Cristo'', l'altra raffigura la ''Vergine in Trono tra San Giovanni Battista e San Girolamo'', in quest'opera, la prima realizzata da Vasari a Camaldoli, nel paesaggio sullo sfondo sono raffigurati il monastero e l'eremo di Camaldoli così come apparivano nel Cinquecento.

Si viene a Camaldoli per realizzare una esperienza di solitudine,comunione e ascolto. Chi viene è mosso da una necessità ed è pronto a condividere anche per pochi giorni il ritmo interno della vita comunitaria. E' disposto a farsi guidare, sentendosi libero in ogni momento del cammino, nella ricerca di risposte alle domande più profonde dello spirito.

Dice Erri De Luca, lo scrittore non credente, frequentatore assiduo delle Sacre Scritture: «Credo che sia questo che muove la fede in ogni persona. Il dramma di una malattia per esempio, il dolore per la perdita di una persona cara, il dolore nella propria carne o nella propria condizione sociale. Ecco ci sono delle domande che la ragione non è capace di esaudire, è capace solo di porre. E lì interviene ilbisogno di consistere in qualcosa d'altro, di tenere ferma una giustificazione che tutto questo abbia un senso, che tutta questa pena abbia un senso e che anche l'allegria abbia un senso, anche la festa deve, può avere un senso, che non è semplicemente quello di farsi una gran bella mangiata in compagnia e in allegria. Dunque credo che la ragione serva per porre le domande e poi si ferma lì. E allora qualcuno ha bisogno di spiegarsi più lontano il suo dramma.

Per esempio Giobbe che non ha mai fatto del male a nessuno e che improvvisamente sente questa fine del mondo su di lui; distrugge la sua casa, la sua famiglia, i figli, tutto scompare intorno a lui e la sua stessa carne viene attaccata dalle malattie. Perché? Perché? La domanda viene dalla ragione, ma la risposta viene solamente dalla sua fede».

E' un luogo Camaldoli in cui, lontani dai conflitti, prima di misurarci con gli altri, ci è concesso di fermarci a contemplare senza timore quello che avviene dentro di noi, aprendoci alla speranza. Non so più da quanto tempo frequento il Monastero di Camaldoli. Forse dieci anni, forse meno. Questo luogo dello spirito in cui la natura ha un grande spazio mi consente ogni anno per una settimana, e ogni volta con forme e sentimenti diversi, di ritemprare le energie per compiere la vita. Non saprei come riflettere altrimenti sulla parola.
A volte la stretta coerenza che la fede chiede mi riempie di terrore. Mi pare che non mi possa appartenere la capacità di accettare e rendere fertile la complessità della vita e la quantità di sofferenza che essa contiene. Eppure intuisco che lì  risiede l'unica possibilitàdi spiegare la ragione ultima della mia vita. E il senso di vertigine si acqueta. In questo spazio tempo di ascolto mi sembra di poter reggere l'urto della rumorosa e distratta vita quotidiana.

Negli ultimi due anni il monaco camaldolese Don Innocenzo Gargano si è soffermato ad analizzare la parola ispirata da Dio nei Vangeli: la Passione secondo Matteo e i primi capitoli del Vangelo di Marco. Lo spirito dell'analisi e del racconto prende corpo in quella che i monaci chiamano ‘Lectio Divina', una forma di lettura, analisi approfondimento e commento che partendo dalla fede in Cristo Gesù, morto per noi e risorto, dà luce alla parola, la inserisce nel suo contesto storico e la avvicina alla nostra vita.

Per chi come me vive una vita quotidiana solitaria e riflessiva, seppur piena di mille incombenze materiali e sollecitazioni morali che ogni vita quotidiana vissuta con pienezza porta con sé, Camaldoli è il tempo del regno. Per questo la chiamo il mio paradiso. A questo anticipo di paradiso non rinuncerei per nulla al mondo. Mi regalo qui la possibilità di pensare e sperimentare una frequenza con la parola così come viene tramandata dalle scritture, lasciando che cresca dentro di me la fiducia che poi spenderò nel mondo, con gli altri.
Un cammino difficile, un saliscendi tra mente e cuore, come è un continuo saliscendi il percorso per i monti attorno e dentro gli spazi del grande Monastero. Appena arrivata, i salmi che i monaci cantano nei tempi stabiliti della giornata, trovano eco nel mio cuore. C'è una pazienza indescrivibile in me e attorno a me; nella comprensione della parola, che a momenti sembra divenire materia della mia vita, fatta di ossa e sangue e a momenti mi sfugge quasi fosse un miraggio. Pazienza nel tempo dedicato alla preghiera collettiva, pazienza nel percorso che ciascuno sceglie, per le passeggiate nel bosco o nel profondo dell'anima.

«Nella Scrittura Sacra si legge di uomini che volevano costruire un edificio che arrivasse in cielo. Per generazioni furono muratori di una torre-montagna, poi Dio li salvò mandando loro il dono delle mille lingue diverse. Così si dispersero e abbandonarono l'impresa. Fallirono, ma in maniera grandiosa. Impararono che il cielo non si può scalare con impalcature e che per sfiorare il suo mistero ci vuole l'efficace umiltà della fede», come sostiene Erri De Luca.