Che si dice in Italia

Secessione: tiro... Gobbo

di Gabriella Patti

Non ce ne eravamo accorti ma l'Italia è già divisa. "La secessione è inatto" parola di un leghista, Giampaolo Gobbo, sindaco di Treviso (la bella cittadina del Veneto nota per lo scarso senso umanitario verso gli emigrati mostrata da tutti i suoi ultimi sindaci), nonché Segretario regionale del Veneto del partito fondato da Umberto Bossi.

La notizia della sconsolante e un po' delirante esternazione di questo signor Gobbo, non l'ho trovata sui cosiddetti grandi quotidiani ma su qualche piccolo giornale locale. Forse la grande stampa l'ha volutamente ignorata, come a voler dire che è scarsamente importante. Sono convinta del contrario. Che la Lega, per alzare il prezzo, stia rispolverando lo spauracchio della secessione è cosa nota. Ma le parole di Gobbo sono gravissime, da campionario di un razzismo ingiustificato e che speravamo sepolto.

"Il Paese è già diviso: il Nord produce, vanta un Pil doppio rispetto al Sud, paga le tasse per tutti" eccetera eccetera (vi risparmio il resto della lista di insulti che potete immaginare da soli). Forse il commento migliore a questa inqualificabile esternazione di un sindaco che, in quanto primo cittadino, ha giurato sulla Costituzione italiana e, per dirne una, gode di prebende e privilegi assicuratigli dal tanto odiato Stato italiano, viene da Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma. Siamo di fronte a una "deriva balcanica". Davvero questo governo sta lavorando alla dissoluzione dello Stato? La Storia insegna e ammonisce chei Balcani non hanno fatto una bella fine.

TANTO VA LA GATTA al lardo che ci lascia lo zampino, dice un vecchio proverbio. Applicabile, a quanto pare, anche al calcio italiano. Erano anni che quello che, chissà perché, viene chiamato lo sport più bello del mondo e che, questo sì, è uno degli spettacoli più ricchi, stava prendendo una brutta piega: calciatori strapagati, presidenti arroganti, manager e procuratori di dubbia fama, televisioni pronte a sborsare cifre esorbitanti e offensive per assicurarsi i diritti di trasmissione, doping, violenze in campo e fuori.
Le prime avvisaglie che questo andazzo non poteva andare avanti veniva dagli stadi, con gli spalti sempre più vuoti. Poi c'è stata la batosta ai Mondiali di quest'estate in Sudafrica a farci capire che, continuando a non investire nel vivaio nostrano ma spendendo soldi a palate per importare stelle dall'estero, alla fine il calcio italiano ne avrebbe inevitabilmente risentito. Adesso la conferma vienedai dati economici e pubblicitari. Gli sponsor sono in fuga, la serie A è più povera, rivela Sport Economy e qualche giornale pubblica la notizia, sia pure in brevi articoletti affogati nelle pagine dello sport. Soltanto nell'ultimo anno gli investimenti degli sponsor sono calati del 23 per cento: da 75 milioni di euro a 57,7. Se fosse così dappertutto, sarebbe un fatto su cui riflettere ma da accettare come un trend internazionale. Così non è, invece. In Inghilterra la Premier League prospera sempre: l'anno scorso ha raccolto in investimenti pubblicitari oltre 124 milioni di euro.

DOVE SONO TORTORALBA E PINSILVATRI? Le risposte sono due. Prima risposta: in Italia, per la precisione in Abruzzo. Seconda risposta: da nessuna parte perché queste due località non esistono, almeno non ancora.
La crisi, complice in Abruzzo anche il terremoto dall'anno scorso, aguzza l'ingegno. E così, consapevoli che l'unione fa la forza e che i tempi difficili si affrontano meglio se è in due piuttosto che da soli, una serie di piccole cittadine abruzzesi sta pensando di mettere da parte le antiche rivalità campanilistiche che quasi sempre caratterizzano i rapporti tra Comuni limitrofi. Per ora i casi più eclatanti riguardano la zona del Teramano sopra Pescara.

Pineto, Silvi e Atri sono ad un passo dal fondersi in un unico Comune: da piccoli paesini con una una media di 16mila abitanti ciascuno diventeranno una cittadina da 40mila persone. Sulla stessa strada si stanno avviandoTortoreto e Alba Adriatica. L'obiettivo è chiaro: avere più peso,contare di più anche agli occhi dello Stato e della Regione. Curiosamente, pare che gli amministratori - dai Sindaci agli assessori ai consiglieri comunali - cioè quelli che dovranno rinunciare alla poltrona o, se vogliono restare in politica, affrontare nuove e più serrate competizioni siano d'accordo.  Forse cominceranno a litigare sul nome da dare alle loro nuove città: Tortoralba e Pinsilvatri, francamente alquanto bruttini, se li sono inventati i giornalisti.