Libera

Fumetti, maschere e politici

di Elisabetta de Dominis

E'  uno di quei pomeriggi estivi piovosi che erano i miei preferiti durante l'infanzia. Non ero obbligata ad andare in spiaggia a cuocermi sotto il sole, come voleva la mamma, e potevo starmene distesa a leggere i giornalini. Avevano un profumo particolare i giornalini, che associavo alle prodezze dei miei eroi di carta: Nembo Kid, l'Uomo Mascherato erano i miei preferiti. Uomini qualunque, che rischiavano la vita facendo gli eroici benefattori di nascosto. I beneficiati erano degli sconosciuti, non i parenti, e alle parole seguivano i fatti non le parolacce. E nessuno di loro andava in ferie, soprattutto nel mezzo di una questione di vita e di morte, anche se era ferragosto. Eppure erano solo degli eroi da fumetti.

Ora dei nostri uomini mascherati non possiamo neppure fare fumetti, perché dietro la maschera non c'è niente. Ma possiamo riciclarli come arredatori. Del presidente del Consiglio sappiamo già da tempo le doti, ma quello della Camera è un'autentica scoperta. Del resto dalla Camera alla cucina il passo è breve, benché la prima si trovi a Roma e la seconda a Montecarlo. Da quanto racconta Il Giornale, Fini ha curato personalmente l'arredo di un appartamento che An aveva ormai venduto a una società estera che poi lo ha affittato a suo genero. Si vede che Fini ha proprio una passione segreta per l'arredamento. Forse nel contratto di vendita c'era la postilla che dovesse essere arredato da Fini, ovviamente con l'assistenza della compagna Elisabetta Tulliani, nonché sorella del futuro affittuario. Che coincidenza. Del resto come poteva sapere l'arredatore a chi sarebbe stato affittato l'immobile? Né sapeva che la donna è mobile e che dalla questione mobiliare Elisabetta l'avrebbe trascinato nella questione morale.

Ma cos'è la questione morale per i pidiellini quando non si sono mai preoccupati di come sia stata acquistata la magione di Arcore? Si meraviglia Fini, più nero di sole che di bile nei confronti dei suoi compagni di partito. Eh sì, perché la questione morale può attendere, soprattutto se è Ferragosto e bisogna dedicarsi all'abbronzatura. L'immagine innanzitutto. Non ci si può rinchiudere in camera.
Daniela Santanchè, che d'immagine se ne intende ed è seconda solo a Berlusconi, ha sommerso l'immagine di Fini sulle pagine del Fatto Quotidiano con la frase: "Umanamente è una merda".  Forse Daniela non sa che, a sporcare l'immagine di una persona con le parole, le quali escono dalla bocca, si finisce per proiettare una propria immagine poco gradevole. Certo, lei è una donna diretta e avrà i suoi motivi per avercela a morte con Fini, ma quell'intervista, leggibile su internet, non evoca un bello spettacolo, considerato che Daniela è sempre così elegante. E solo le lavandaie lavano i panni sporchi fuori casa. Da quanto la Santanchè delinea, per non dire prevede, Fini ha i giorni contanti: "E' meglio che si dimetta subito, per il suo stesso bene. Dopo sarà peggio". Sembra un'improbabile Eva Kant che spara a Diabolik. Dev'esser stata davvero tradita dall'ex compagno di partito.

Vittorio Sgarbi rincara la dose e racconta che la Tulliani andava spesso a trovarlo... E qui siamo ai giornalini vietati ai minori, come Lucrezia (Borgia).
Le guerre stellari si riducono a guerre ferragostane fra chi appare di più, dove Piersilvio, assurto agli onori della cronaca come figlio del Nostro, intima ai giornali di non parlare di lui e della sua compagna. Probabilmente perché nessuno si interessa a lui in questo momento di caccia al più burino.
Una bella mascherata è tutta l'immagine che ci offrono gli uomini di governo, togliendoci anche il pathos di trepidare per loro. Scrive a Generazione Italia, associazione-laboratorio di idee finiano, un ipotetico sostenitore: "Vi è più nobiltà d'animo in Caligola che nomina senatore il suo cavallo o in Berlusconi che ha nominato ministro la Brambilla e viceministro la Santanchè?"

Forse è solo questione di buon gusto.