MUSICA LIRICA & CLASSICA/Con la Petibon & Co. un barocco sorprendente e spumeggiante

di Franco Borrelli

Barocco è sorpresa, passione, gioia, malinconia, emozioni a non finire e, soprattutto, soave bel cantare e musica solo apparentemente semplice nelle linee. Barocco è bellezza artistica, e coinvolgimento di mente e cuore. Soprattutto quando a interpretare quest'infinità di contrastanti sentimenti è la voce luminosa di Patricia Petibon, soprano leggero dalla coloratura eccitante, sia quando esprime momenti di gioia e di grande e scherzosa voglia di vivere, sia quando si fa lamentosa evocando atmosfere di desiderio, di tristezza, di dolore e d'abbandono. Con lei il barocco diventa semplicemente poesia e i suoi Sartorio, Stradella, Händel, A. Scarlatti, Porpora, Vivaldi e Marcello acquistano una luce e un'intensità inusitate.

«Rosso - Italian Baroque Arias» è un po' la sintesi di quanto appena accennato, un Cd della Deutsche Grammophon (gruppo Universal Classics), che la giovane virtuosa francese interpreta in compagnia della prestigiosa Venice Baroque Orchestra diretta con maestrìa da Andrea Marcon. Si può avere un barocco più barocco di questo? Strumenti d'epoca, una voce d'angelo ed arie d'opere ingiustamente oscurate da altra produzione, eppur così ricche di sanguignità e aderenza al reale.

E' vero che quasi sempre si tratta di temi e personaggi storici o mitico-biblici, appartenenti in superficie più alla fantasia che non alla quotidianità dei giorni e dei secoli; ma basta però andare un po' di là dalla patina immaginativa e ci si accorge di trovarsi insieme con eroine che son donne reali e carnose, passionali e romantiche come non mai. Testi del XVII-XVIII secolo diventano così palpitanti ed attuali; non importa che s'intitolino "Giulio Cesare in Egitto", "San Giovanni Battista", "Alcina", "Rinaldo", "Ariodante", "Griselda", "Lucio Papirio", "L'Olimpiade", "L'Orfeo", "Arianna" o "Il Sedecia, re di Gerusalemme", con l'Ariosto a far da gran suggeritore.

La Petibon è semplicemente incantevole, dotata com'è d'una grazia e d'una virtù tecnica che la rendono unica nel genere. Ascoltarla così nella vezzosa "Quando voglio" (la Cleopatra di Sartorio), nella lamentosa "Lascia ch'io pianga" (l'Almirena di Händel), nella quasi rabbiosa "Se il mio dolor t'offende" (la Griselda scarlattiana o nella tempestosa "Siam navi all'onde algenti" (l'Aminta di Vivaldi), è esser trasportati in un mondo di sogni e d'emozioni davvero incredibile. Ascoltare, per rendersene conto e partecipare. Una voce la sua - come ha scritto "Opera News" - "bella e versatile, ricca d'una sensibilità e d'una chiarezza davvero stupefacenti".
Sempre stando nel barocco, ci sono due belle antologie cui prestar attenzione: «Best Baroque 50» e «Best Adagios 50», entrambe dell'EMI Classics. Tre Cd in ognuna, per un totale di quasi otto ore di ascolto, con registrazioni firmate da virtuosi ed orchestre che hanno fatto, e fanno, la storia della musica, da Fabio Biondi con l'Europa Galante a Sir Roger Norrington, da Yehudi Menuhin a Richard Hickox, da Andrew Parrott a Mikhail Pletnev, da Chiara Banchini a Neville Marriner, da Monica Haggett ai Taverner Players. Le incisioni, per la cronaca, vanno dal 1959 al 2005.

Almeno in cinque dei sei Cd si respira la stessa aria, barocca ma anche un po' oltre, con Händel, Purcell, Vivaldi, Marcello, Boccherini, Scarlatti, Pergolesi, Lotti, Tartini, Pachelbel, J.S. Bach, Allegri, Pergolesi, Haydn e, soprattutto, Mozart. L'altro disco, il sesto degli "Adagi", arriva invece più vicino a noi con Debussy, Fauré, Poulenc, Satie e Ravel. Tutti e sei, ripetiamo, di notevole valore per qualità e quantità.