Dai segreti della Cornell alla conversione mancata di Freud

di Mario Fratti

Nel New York Times annunciano a volte che un certo autore scriverà una commedia su un certo evento. Conosco l'autore. Conosco l'evento. Allora cerco di immaginare come lo scriverei io. A volte mi è facile. A volte lo trovo difficilissimo. A.R. Gurney ha incontrato una volta, per pochi minuti, la grande attrice Katharine Cornell. Ha promesso di scrivere una commedia su quel breve episodio. Come farà? Gurney è uno dei migliori autori americani oggi. C'è riuscito brillantemente in "The Grand Manner" al teatro M.E. Newhouse (Lincoln Center @ 65th Street & Broadway).

Il giovane Pete (Bobby Steggert) va a vedere la grande attrice in "Cleopatra" di Shakespeare. Siccome lui è di Buffalo, come lei, osa presentarsi nella sala verde dove gli attori sono spesso generosi e si presentano al pubblico. Incontra una burbera ma simpatica Gertrude (Brenda Wehle) che è l'amica e collaboratrice della Cornell. La convince. Ed arriva, elegantissima, la stessa stella Katharine. E' gentile ma gli dà solo pochi minuti. E' la verità. Tutto lì. Ma l'autore ci confessa che scriverà ora, frutto della sua fantasia, un incontro più lungo ed interessante. Ci avverte, onestamente. Godiamo della sua fantasia.

Decine di rivelazioni. Parlano con calore di Buffalo. Entra poi, furioso e volgare, suo marito Guthrie (Boyd Gaines). E' il suo manager e non vuole che sua moglie perda tempo con i visitatori. Katharine lo sfida e protegge Pete. Lo protegge anche da conseguenti tentativi di omosessualità di Guthrie che offre un equivoco lavoro accanto a lui. Si scopre così che il marito non dorme con lei. E lei dorme con Gertrude. Attori perfetti in tutte le sfumature. Ben diretti da Mark Lamos che ha saputo ricreare l'atmosfera del 1948. Altro bel successo di Gurney.

Nel bel teatrino (poco usato, purtroppo) M.S. Deane (10 West 64th Street), un altro interessante testo sull'affascinante personalità di Sigmund Freud in "Freud's Last Session" di Mark St. Germain. Tre settimane prima della sua morte, nel 1939. Si dice che molti atei si convertano all'ultimo momento, pensando che, forse, il Paradiso esista. Non è il caso del grande Freud. Perde sangue dalla bocca ed è debole, ma è un gigante nella difesa di princìpi indipendenti e moralissimi. Non abbiamo bisogno di inventare Dio perché non sappiamo accettare che la fine sia la fine. Nostro dovere è solo quello di amare ed aiutare il prossimo.

Bravo il giovane C. Lewis (Mark H. Dold) nel suo tentativo di dimostrare la necessità di avere una divinità che ci osserva e guida. Viene sconfitto. Freud (il grande Martin Rayner) sta per morire ma non cambia idea. La fine è la fine. Siate logici ed accettate la nostra mortalità. Un forte, polemico dialogo. Da vedere.
Buone notizie per il teatro italiano. Dopo il successo delle tre italiane in "Waiting for Nil", diretto da Fabiana Iaccozzilli, viene confermato che la commedia musicale "Pinocchio" verrà al teatro Hunter. Dieci nuovi autori verranno presentati in ottobre dalla sezione teatro dell'Italian Heritage Committee che celebra Maria Montessori.
Nel teatro 59E59 vediamo ogni anno la presentazione dei testi delle commedie che stanno per andare all'Edinburgh Festival. Un'utile prova generale. Abbiamo visto la brava Natalie Kim che ha scritto e recita nel monologo "Yo Girl!". Ha gran senso dell'umorismo e ci narra la sua vita ed i suoi guai. D'origine coreana fu affidata a famiglie che volevano una bambina. Non tutto andò liscio. Ribellione, problemi. Torna al passato nel ruolo della madre, del padre, degli amici e dei nemici. Non si scoraggia. Ancora oggi si vede in lei vitalità ed ottimismo. Un'ora piacevole.

C'è poi un musical con quattro brave attrici: "Gibby Stone and Her Problem", di Paul Andrew Perez, che è anche il regista. Musica e liriche di George Griggs. Gibby (la simpatica Natalie Tiffany) ha un problema. Tante macchie rosse sul volto che la rendono piuttosto brutta. Prega sempre Gesù che le migliori la faccia. Non si rende conto che Gesù è solo un figlio. Non può aiutarla.

Le altre tre attrici hanno diversi ruoli. Carolyn Stark è anche una dottoressa che le dà la pomata sbagliata, vien minacciata dal padre e muore. Il padre finisce in galera. Viene presa in giro da tutti; l'accusano di essere figlia del diavolo. Anche un prete la respinge e maledice. S'innamora del bel Johnny (Carlie Yaroscak). Lui sposa un'altra. Viene tradito e diventa omosessuale.

La terza attrice è Christine Barnwell nel ruolo di una madre premurosa che la manda però in un circo per mostri. Orchestra con tra abili giovani (G. Griggs, P.A. Perez e S. Starobin). Musica orecchiabile, adatta.