TEATRO \ BROADWAY & DINTORNI/“Pinocchio” negli Usa

di Liliana Rosano

L'ultima volta che un musical Made in Italy è approdato nel Nuovo Mondo è stata nel 1964.  Oggi, nella terra del musical, dopo grandi sfide e dopo 46 anni, arriva "Pinocchio", la commedia musicale italiana più famosa prodotta dall'Incanto Production insieme con la Compagnia della Rancia. Il musical sarà sulla scena newyorkese dal 19 al 23 ottobre,  alla Kaye Playhouse dell' Hunter College. Simona Rodano, attrice (è Angela in "Pinocchio"), cantante, nonché co-produttrice del musical, ci parla del suo sogno, personale e professionale: portare "Pinocchio" negli Usa.   

"Pinocchio": finalmente un musical italiano negli Usa, la terra dei musical. Che cosa pensi a riguardo?  

«Penso che sia una bellissima opportunità considerando che l'ultima volta che arrivò una commedia musicale italiana negli Usa di grandi dimensioni fu nel 1964. Si trattava del "Rugantino" dei grandissimi Garinei e Giovannini. L'arrivo di "Pinocchio" negli Usa è un evento davvero unico: uno spettacolo originale, una storia di casa nostra  conosciuta in tutto il mondo (il libro delle avventure di Pinocchio è il terzo più letto dopo la Bibbia e il Corano!). 20 performer italiani canteranno e reciteranno in italiano e saranno presenti i sottotitoli in inglese per permettere la totale comprensione a tutti coloro che verranno a vedere lo spettacolo».     

Quanto diverso sarà questo musical dal classico musical americano?   
«Intanto ci sono delle belle novità a partire dalla storia stessa che in questa versione musical è stata riadattata dal regista Saverio Marconi.  La storia infatti è moderna, ambientata negli anni '60, Geppetto non è il classico vecchietto bizzoso ma è un giovane quarantenne single che ha la sua falegnameria con qualche dipendente e una presenza femminile di nome Angela che lo aiuta e che lo conosce molto bene fin dai tempi della scuola. Le musiche hanno il sapore italiano ma ancora di più i costumi di Zaira De Vincentiis e le scenografie di Gabriele Moreschi e Marcelo Cosentino.  3 container dall'Italia carichi di scenografie  arriveranno alla Kaye Playhouse all'Hunter  College, un teatro di 624 posti, semplice, ma estremamente attrezzato e adatto per uno spettacolo come "Pinocchio".L'Italia è il paese del belcanto e dell'opera  e questi ingredienti si ritrovano anche nel musical seppur in forma più leggera. Ma non mancano  altre influenze musicali passando così dal pop al latin e perfino l'hip-hop. Le musiche di "Pinocchio" sono firmate Pooh, una band che esiste da 40 anni e che ha avuto una carriera incredibile sia in Italia che all'estero. Sono persone straordinarie, che hanno accompagnato e custodito il progetto con grande professionalità e dedizione curandone i minimi particolari e instaurando un bellissimo rapporto con tutti gli artisti del cast».     

Per chi è pensato "Pinocchio" in versione musical?
«Questo "Pinocchio" è un musical davvero adatto a tutta la famiglia, uno spettacolo per tutte le età. "Pinocchio" ha avuto 450.000 spettatori in tutta Italia dal 2003 fino ad oggi, è entrato nelle case di moltissimi italiani anche attraverso le repliche in televisione. Ma la cosa che ancora oggi mi colpisce quando ripenso al tour che "Pinocchio" ha fatto lo scorso agosto in Corea è che questo musical è semplice ed arriva anche a coloro che non parlano la lingua italiana. La stesura del copione è perfettamente comprensibile, le canzoni orecchiabili e altrettanto capibili. Tutto ciò rende lo spettacolo "globale" e pronto per girare in tutto il mondo. In italiano!»

Che cosa significa per te portare "Pinocchio" negli Usa?
«A volte pensiamo che nella vita certi sogni siano  troppo grandi affinché si realizzino. Portare "Pinocchio" a New York era solo un sogno avuto tre anni fa. Un sogno che oggi è sta per diventare realtà, grazie anche a tutte le persone che mi hanno supportata fin dall'inizio sia dall'Italia che dall'America. Elencarli tutti sarebbe troppo lungo ma a loro va il mio grazie. Basta ricordarsi di quando si era bambini, quando la nostra mamma o il nostro papà e poi anche a scuola ci raccontavano la fiaba di Pinocchio per amare una storia sempre attuale. L'altra curiosità  è di carattere personale: sei anni fa mi trasferii in America mentre il musical "Pinocchio" era ancora in scena in tutta Italia. Ricordo mio padre che si trovava a Torino che disse: "Beh, se ‘Pinocchio' dovesse mai arrivare a New York, verrò a trovarti. Bene! Finalmente adesso è arrivato il tempo e verrà a trovarmi in America!».