A modo mio

Cesaropapismo

di Luigi Troiani

Dietro alle vicende pubblico-private del capo del governo sono state tirate recentemente, anche in chiave umoristica, sassate che fanno un certo rumore. Tra queste l'accusa di cesaropapismo. Qualcuno ha giocato sulla somma di due termini, Cesare & Papi, documentati nelle escursioni fuori ruolo del capo del governo, dalle dichiarazioni di una vezzosa (ex) fanciulla di nome Noemi e da registrazioni tuttora al vaglio del magistrato. Altri hanno più sensatamente argomentato sull'accumulo di potere del berlusconismo, esteso dal temporale allo spirituale e come tale sconfinante verso il cesaropapismo.

Storicamente, il termine definisce l'identificazione del potere civile e religioso nella stessa persona o istituzione. Riferito ad alcuni papi di Roma, ha raccontato l'unificazione in certe epoche del potere temporale con quello spirituale, simboleggiato nella controversa tiara a triregno che ha adornato la testa di pontefici sino allo scorso secolo.
Ma ha riguardato più spesso la subordinazione del potere spirituale a quello temporale, con il Caesar di turno che declassa la religione a instrumentum regni giungendo ad assumere sulla propria persona anche la funzione pontificale. Chi vuole vedere nel presidente del Consiglio una fenomenologia assimilabile, non può che fare riferimento al potere che il nostro rileva su televisioni e stampa popolare, autentici guardiani dello spirito in tempi con sempre meno gente in chiesa e un analfabetismo di ritorno da far paura.

Se la maggioranza della popolazione trova ispirazione in idoli come il denaro, il consumismo, l'apparenza fisica, il libertinaggio, l'illegalità, i maggiori canali televisivi pubblici e privati che quei valori propagano, controllati e ispirati dal gran sacerdote & capo del governo, non sarebbero altro che i pulpiti del cesaropapismo attualizzato. Tesi ardita, che però qualche riferimento nella realtà sembra riscuoterlo.  
L'antico Menandro ci ha trasmesso con Catullo che "risus abundat in ore stultorum", ovvero che il governante utilizza comicità e banalità per istupidire i sottoposti e consolidare così il suo potere politico ed economico. Cosa più della televisione è in grado di istupidire la gente priva di strumenti critici?
Il potere che un tempo traeva sostegno da Dio e dal suo santo timore, che con Mao Tse Dong "aveva origine dalla canna del fucile", trae ora consenso dai canali a cristalli liquidi e dagli interessi pubblicitari e commerciali che ruotano intorno, conditi da banalizzazioni, barzellette, volgarità.

Un grande borghese liberale tedesco che di manipolazioni dello spirito da parte del potere doveva intendersene, visto che per sfuggire a Hitler si era rifugiato negli Usa dove insegnò a Princeton e divenne cittadino americano, Thomas Mann, scrisse nel 1947 in "Doktor Faustus", ragionando sulla necessità di separare gli interessi economici dalla politica: "L'ordine politico si riferisce allo Stato, il quale non è un potere determinato dall'utilità, ma una forma di governo che rappresenta anche altre qualità oltre quelle ammesse dai rappresentanti degli imprenditori... per esempio l'onore e la dignità".
Aggiungendo un pesante anatema contro "il dominio della feccia" e l'oclocrazia, termine che già Benjamin Franklin e altri scrittori repubblicani avevano accostato alla mancanza d'etica e alla dittatura della maggioranza. E' questa una dittatura subdola, di complessa individuazione, perché contrariamene alla dittatura delle minoranze formalmente corrisponde alla nostra idea di democrazia.

La chiave contro ogni eccesso di potere e cesaropapismo sta nella divisione dei poteri.