CINEMA \ PERSONAGGI/Melodramma futurista

di Anna Gorrieri

Il film  "Vincere" del regista Marco Bellocchio, è stato l'unico film  italiano in concorso per la Palma d'oro al Festival di Cannes  2009, così come  l'unica opera italiana presente al New York Film Festival. Prodotto da Offside di Mario Gianani, Rai Cinema e Celluloid Dreams, con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il film racconta la storia di Ida Dlaser e Benito Mussolini fin dal momento del loro incontro, quando lui era ancora agli albori della politica, e del figlio che nascerà dalla loro relazione, Benito Albino Mussolini.

La struttura del film si presenta singolare, in quanto alterna alla recitazione di Filippo Timi nel ruolo di Benito Mussolini e Giovanna Mezzogiorno in quello di Ida Dalser, moltissimi spezzoni di cinegiornali dell'epoca, presi dall'archivio dell'Istituto Luce.
Lo stesso regista ha definito il suo film "un melodramma futurista", precisando che il film "affonda le sue radici proprio nel melodramma, mentre la sua caratteristica futuristica si esprime in un montaggio d'attacco e molto veloce. Non dimentichiamoci che questo movimento è stato soprattutto un'espressione figurativa e non musicale o letteraria".

Sull'utilizzo dell'immagini d'archivio dell'Istituto Luce, Marco Bellocchio ha detto poi che "è stato un bel lavoro quello che abbiamo fatto con la montatrice Francesca Calvelli, perché siamo riusciti a creare un corpo unico dove non ci fosse il documentario a spiegare gli eventi, ma la narrazione stessa". Bellocchio ha anche precisato, sul fatto che all'interno del film oltre ad essere state usate immagini di cinegiornali dell'epoca siano diverse scene ambientate in sale cinematografiche: "Io ho pensato alla grande importanza che il cinema aveva in quegli anni come intrattenimento di massa, ancora, ma in quegli anni aveva un'importanza straordinaria  e quindi mi interessava anche conoscere la storia dell'Italia e dell'Europa attraverso anche  situazioni cinematografiche. Anche perché mi interessava rappresentare il giovane Mussolini nella prima parte del film e poi farlo scomparire e poi rivederlo al cinema. E Ida lo rivede al cinema com'è nella realtà, come tutti lo conosciamo nella marcia su Roma, poi quando fa i discorsi. Per avere poi la possibilità di utilizzare lo stesso attore, Filippo Timi, nel ruolo tragico del film. Questo era un po' la struttura del film che mi ero dato e che ho difeso nel montaggio".

Il film copre un periodo di tempo molto lungo e offre lo spunto per vedere un pezzo della nostra storia dal punto di vista di una donna che per quei tempi poteva definirsi moderna ed emancipata. Ida Dalser infatti si innamora pazzamente di Mussolini ma anche della sua idea di trasformare l'Italia e per aiutarlo nella realizzazione dei suoi ideali, vende tutti i propri beni per finanziare la nascita del giornale "Il Popolo d'Italia". Il film si incentra sulla sfortunata storia di Ida e di suo figlio, che  dopo il rifiuto di lei ad essere ripudiata, verranno chiusi in manicomio e lì moriranno.

Bellocchio sulla figura di Ida Dalser ha detto: "Mi ha colpito la figura di lda, perché non ha accettato nessun compromesso, nel momento in cui è stata abbandonata ha cercato in tutti i modi di riconquistare Mussolini però a differenza di altre donne che sono state con Mussolini non ha accettato un ruolo secondario e questo in un certo senso ha condannato lei e il figlio. Questa sua ribellione totale in qualche modo è la cosa che maggiormente mi ha affascinato".

Bellocchio poi ha detto  che prima di iniziare il film è stata fatta una lunga ricerca per reperire ed esaminare i documenti sulla vicenda ed ha aggiunto: "Nella storia vera il cognato prende dei documenti, li mette in una cassetta di ferro e li sotterra. Alla fine della guerra andrà a cercarli ma purtroppo buona parte di questi documenti, per il fatto che si era infiltrata dell'acqua nella cassetta, era andata perduta. Restano comunque delle lettere e qualche documento come per esempio quello in cui Mussolini riconosce di essere il padre di Benito Albino o le cartelle cliniche del manicomio di Pergine e queste permettono abbastanza bene di ricostruire la storia di Ida Dalser. Non si ritroverà mai, e questo rimarrà un'incognita, il documento di un suo eventuale matrimonio con il Duce, di questo non c'è la prova certa. Questo è rimasto un mistero".