Che si dice in Italia

L’inquisitore inquisito

di Gabriella Patti

Alcune settimane fa la notizia scoppiò come una bomba, diffusa in tutte le prime pagine dei giornali e in apertura dei telegiornali: Antonio Di Pietro (nella foto) denunciato per truffa e falso, sospettato di avere usato a fini personali i fondi del partito! Ad accusare il leader dell'Italia dei Valori ed ex magistrato simbolo di Mani Pulite era un suo ex collaboratore. Il grande inquisitore inquisito, il politico che più degli altri ha sempre puntato il dito contro la corruzione e il malcostume generalizzato del governo finito sulla stessa graticola? Di Pietro restò calmo, smentì ma da ex giudice disse che ovviamente era pronto a daretutti i chiarimenti agli inquirenti.
Così è stato. I contributi elettorali e i fondi erano effettivamente dove dovevano essere, sul conto bancario del suo partito e né lui né altri li hanno mai stornati a fini personali. I magistrati hanno indagato, hanno interrogato e fatto domande a Di Pietro e ad altri, sono andati a spulciare. Per giungere a una conclusione: il processo non si ha nemmeno da fare «per totale insussistenza dei fatti»,il caso va archiviato perché nulla di illegale è stato commesso. Tutto è bene ciò che finisce bene. Se non fosse che a dare la notizia del suo completo scagionamento e della falsità, questa sì, delle accuse rivoltegliabbia dovuto essere lo stesso Di Pietro sul suo blog.
Tutti muti i giornali, le radio e le televisioni che si erano scatenati alla notizia: nel migliore dei casi, alcuni fogli come il Corriere della Sera riferiscono del proscioglimento in poche righe in una pagina interna. «In molti fanno finta di non sapere» commenta Di Pietro.

LA PUMMAROLA È A RISCHIO? Anche gli stranieri che vivono in Italia e che, sempre di più, sono determinanti per la nostra economia, sentono la crisi. E comincino a fare le valigie. Per ora rimandano a casamoglie e figli. I capo famiglia provano ancora a resistere. Ma, come scrive La Stampa in una sua bella inchiesta, «il processo di integrazione si sta bloccando e molti lavoratori venuti dall'estero sono tornati alle condizioni di venti anni fa». A quanto pare il lavoro nero nei campi del Sud, nonostante gli scandali e le promesse di intervento, ancora c'è.
Quindi, almeno per ora, le braccia extracomunitarie che sotto il ferreo comando di spietati "caporali" e per pochi euro al giorno raccolgono i pomodori, il grano e gli altri prodotti della terra continueranno a garantire che - alla faccia della legge e del finto buonismo umanitario - continueranno a garantire che sulle nostre tavole gli spaghetti vengano conditi con il sugo.
Ma per quanto ancora? «Gli italiani non torneranno mai a raccogliere I pomodori» avvertono i sociologi.

MA NEL BELPAESE si discute di altro. Per esempio della moviola che la Rai, inaspettatamente, ha deciso di abolire mettendo fine alle lunghe disquisizioni calcistiche sulla giustezza o meno di un calcio di rigore o di un fuori gioco. C'è chi plaude, perché sarebbe ora di tornare a gustarsi la bellezza di un dribbling o di un altro gesto tecnico di qualche campione anziché perdersi dietro lunghe diatribe su presunti errori arbitrali. Può darsi.
Sommessamente, da non appassionata di calcio, ho bene in mente le recentissime polemiche sugli svarioni delle giacchette (ex nere, oggi coloratissime) che hanno costellato il campionato del mondo in Sudafrica. Mi sfugge il motivo per cui, da Sepp Blatter potentissimo e contestatissimo capo del calcio internazionale in giù, non si voglia fare ricorso alle possibilità ormai offerte dalle tecnologie e usate giustamente in tante altre discipline sportive. Forse perché così gli arbitri continueranno  fare come gli pare?
Ma c'è un altro fatto. La Rai potrà pure dire basta alla moviola. Ma la Rai non è più l'unica dispensatrice di partite televisive. Sky e Mediaset si adegueranno? Ne dubito. Perché dovrebbero?