Italiani in America

“Giovane” Italia a L.A.

di Generoso d’Agnese

«Mi sono trasferito negli Stati Uniti nel 1997 quando avevo 19 anni. Ho scelto la California per frequentare il Musician Institute qui a Hollywood. Ho frequentato la scuola per un totale di 12 mesi e poi ho iniziato a conoscere diversi musicisti ed ho cominciato a suonare con loro, praticamente  senza che lo sapessi la mia carriera era cominciata. Il mio piano era di finire la scuola e tornare in Italia , per poter fare il musicista lì... ma non è sucesso, e sono rimasto a Los Angeles da allora».

Robbie Angelucci oggi è un musicista affermato che rappresenta la nuova generazione della musica. Chiamato ad accompagnare in tour un'icona della musica mondiale come Frankie Valli, il chitarrista ha scoperto la passione per la musica e per gli Stati Uniti a soli 9 anni, dopo un viaggio con i genitori.
«Il mio piano era di finire la scuola e tornare in Italia, per poter fare il musicista lì... ma non è sucesso, e sono rimasto a Los Angeles. Venendo da un piccolo paese (Lanciano) dell'Abruzzo, l'impatto con la nazione, la California, Los Angeles, la cultura americana, devo dire che non è stato facilissimo. Con le sue controversie, la sua diversità, il melting pot delle diverse culture che ci vivono, seppure difficili da assimilare, comunque interessanti da scoprire, non si possono fare rapporti con l'italia, a distanza di 13 anni posso dire che sono solo due culture molto diverse».

Robbie non è l'unico giovane musicista italiano ad aver assaporato il successo nella megalopoli californiana ma non si sente ancora del tutto estraneo alle proprie radici. E sul braccio ha fatto tatuare il nome italico della sua città natale: Anxanum.
«Lì è da dove vengo, lì è dove sono nato e cresciuto e lì è parte della mia cultura. In casa cucino ovviamente italiano, e mi tengo smpre aggiornato sull'Italia.Il mio sogno è di avere figli che parlino entrambe le lingue (se non di più) e siano completamente a loro agio in entrambe le culture».
In una metropoli che misura 200 km di lunghezza è difficile avere punti di riferimenti. Non esistono quartieri o zone ben definiti dall'italianità e molti connazionali si incontrano grazie al lavoro.
«Siamo una piccola comunità di artisti - spiega Robbie - che negli anni diventa sempre più grande, grazie a internet. Il nostro punto di ritrovo è l'Istituto Italiano di Cultura a Westwood, dove ci si incontra durante gli eventi interessanti».

Per i giovani italiani di Los Angeles uno dei punti di  riferimento è invece la chiesa cattolica di San Pietro.
«Ogni domenica - spiega Sara Scorcia, nata nel 1981, figlia di Luciano e Rina e originaria di Modugno)- partecipiamo alla  messa per proseguire la giornata nei locali attigui della Casa Italiana. Questa chiesa rappresenta un punto di aggregazione eccezionale per noi italiani di Los Angeles, un'occasione per festeggiare i santi e per organizzare eventi collettivi importanti con altre etnie che professano il cattolicesimo. Io ho rappresentato l'Italia nella processione di Nostra Signora di Guadalupe che si è tenuta al Los Angeles Memorial Coliseum, e oggi faccio parte del gruppo locale della Commissione Giovani USA (guidato dal giovane Graziano Casale), un sodalizio che in tutti gli Stati Uniti si batte per la promozione della lingua e la cultura italiana».

Affezionata all'Italia (fino al 2000 quasi ogni anno trascorreva le vacanze in Puglia), Sara Scarcio vive con il rammarico di non poter ottenere la doppia cittadinanza.
«A causa delle restrizioni del governo italiano non posso avere la doppia cittadinanza ma non smetterò mai di sentirmi italiana nel cuore. Identificare me stessa come italiana rappresenta un fortissimo caposaldo della mia crescita umana e la vita quotidiana è impostata sull'italianità. Sono iscritta all'Order of Sons of Italy, alla NIAF, all'associazione degli avvocati italoamericani, alla Fondazione San Gennaro. Anche nello sport amo seguire gli eventi italiani e faccio parte dell'Inter Club Los Angeles».

Un serbatoio importante, quello delle associazioni culturali italiani, per i giovani che lottano con caparbietà per guadagnare una cittadinanza che sentono cucita sulla pelle.
«Io mi sento sia italiano che americano - spiega David M. Donnini, vice presidente di UNICO e originario di Gualdo Tadino - pur essendo nato Wilkes-Barre in Pennsylvania. Per me la lingua italiana rappresenta il mezzo per mantenere vive le nostre radici culturali».

«Mio padre arrivò in California da Toronto - racconta Josephine Rossi, membro della Commissione Giovani - la famiglia di mia madre si trasferì qui per seguire uno zio che si era innamorato di una donna americana. Per anni mi sono sentita americana pur sentendomi a scuola diversa dagli altri americani. Ho compreso con il tempo che questa diversità nasceva dalla cultura italiana che mi veniva instillata in casa e con il tempo mi sono appassionata alle mie origini. Oggi convivo con il dispiacere di non conoscere la lingua italiana, elemento fondamentale per comprendere appieno l'enorme potenziale culturale e storico della mia terra d'origine. Anche per questo ho deciso di combattere per far conoscere questo patrimonio ad altri giovani americani di origine italiana. Sono di origini siciliane e, attraverso la Commissione Giovane, stiamo cercando di coinvolgere tanti italiani che sono venuti per lavorare o per studiare. Ormai sono pochi quelli nati in Italia e molti conoscono poco l'italiano ma cerchiamo in tutti i modi di dare nuova linfa alla nostra lingua».

Nato in California Jim Riggio divide il suo tempo tra il lavoro e la passione per lo sport. Vero appassionato del calcio italiano, ha lavorato come giornalista sportivo e ha seguito vari eventi  sportivi per le società italiane a Los Angeles. Riggio negli ultimi anni ha lavorato alacremente alla realizzazione di un gemellaggio tra Montepulciano e Burbank, progetto che promette di andare a buon fine.
«C'è una grande partecipazione alle feste religiose. Per noi è importante incontrarci per celebrare Sant'Antonio, San Giuseppe, Santa Lucia; la fede ci aiuta nella riscoperta delle nostre radici culturali. E per noi la cultura passa attraverso il cattolicesimo».

«Noi italiani all'estero - afferma Raffaele Di Martino, direttore della sede ITAL-UIL di Los Angeles - abbiamo acquisito nel corso degli anni della nostra permanenza, della nostra vita e carriera all'estero delle conoscenze che sono sconosciute in Italia e che potrebbero arricchire la cultura, l'economia e la società in generale italiana. Mi auguro quindi che negli anni a venire, sia grazie all'apporto ed alla presenza di nuovi personaggi politici che vengono dalle circoscrizioni estere, sia da una comunicazione o collaborazione più stretta tra gli organismi e i privati cittadini in Italia e le associazioni, gli individui e le società italiane all'estero si possa finalmente arrivare a vedere in noi italiani all'estero non solo come emigranti ma anche come un'importante ed unica risorsa per il Belpaese».

Collaboratore di uno studio legale di diritto internazionale di Los Angeles dall'agosto 2006, Raffaele Di Martino è nato a Roma e  ha vissuto la doppia esperienza di studente e di lavoratore negli Stati Uniti e dopo aver superato l'esame di avvocato in Louisiana si è trasferito in California.

«In genere i giovani italiani che arrivano qui in California si adattano molto bene allo stile di vita locale. Tuttavia ho anche notato che tra molti giovani italiani dopo un decennio, su per giù, di permanenza in America o alla nascita dei loro figli sentono l'esigenza di riscoprire o meglio riavvicinarsi alla cultura italiana, desiderando conoscere altri italiani, mangiando più spesso la cucina italiana o preparando piatti tipici a casa o iscrivendo i figli a corsi di lingua italiana. Io mi sento pienamente italiano ma ho anche assorbito, nel corso degli anni di mia residenza e lavoro all'estero, parte della cultura americana e questo si riflette nei miei rapporti di lavoro così come nei miei rapporti interpersonali. Mi rendo soprattutto conto di quest'aspetto di assimilazione di una diversa cultura, quando viaggio in Italia e sento una certa "diversità" culturale o mentale con gli italiani che vivono in Italia. Non sempre infatti mi trovo in sintonia con la cultura ed il modo di pensare che c'è in Italia».