SPECIALE/PERSONAGGI/Promotori di mega feste Made in Italy

di Martina Margoni

Certo che a volte il mio editor é un tipo strano ed imprevedibile. Nel giro di 4 giorni mi ha inviata nella New York "italiana" del passato, a rivivere il folklore e le emozioni di una tradizione, quale la Festa del Giglio a Williamsburg, lunga 123 anni per poi catapultarmi nel "futuro", chiedendomi di partecipare ad una delle ricorrenti e famose feste organizzate dal gruppo Made in Italy NYC.
Nonostante mi ritenga un'esperta della vita notturna della Grande Mela, devo ammettere di non aver mai partecipato alle serate Made in Italy prima d'ora. Ho accettato, quindi, di buon grado la proposta e giovedì pomeriggio, uscita dall'ufficio e passata da casa per qualche ritocco mi sono avviata, munita di taccuino e penna per i miei appunti, verso la location della festa: il Soho Grand Hotel. Tema della serata: aperitivo dopo lavoro; dress code casual/chic. Appena entro dal cancello del giardino del lussuoso albergo mi trovo catapultata in un'atmosfera a metà strada tra la dolce vita di felliniana memoria e quella più recente di Sex and the City: glamour, cocktails, fiumi di bollicine, modelle, tacchi a spillo, sigari, musica mi proiettano nei panni di Carrie Bradshaw, rendendomi ancora più curiosa di conoscere la mente che sta dietro a tutto questo.
Nemmeno finito di riprendermi dalla prima piacevole sensazione che mi viene incontro una valanga di energia e positività; é Francesco Belcaro, uno degli organizzatori ed anima della festa.

Un metro e novanta di simpatia, vitalità e determinazione mi accolgono come una di famiglia; Francesco mi introduce a tutti i suoi più cari amici e "colleghi", in particolare Francesco Mò il suo socio e co-fondatore del gruppo e Miky Bonazzoli, manager e unica donna del gruppo "beata" tra 7 uomini! Ci accomodiamo ad un tavolo su delle poltroncine bianche ancora immacolate che ricordano spiagge caraibiche e, tra un bicchiere di Ferrarelle ed uno di Prosecco Zonin accompagnato da salumi Parmacotto (tutti sponsors della serata) mi faccio raccontare da Francesco il background di Made in Italy e della sua scalata verso cotanto successo.
Made in Italy è un social network ideato dalle menti giovani e creative del romano Francesco Mó e del padovano Francesco Belcaro. L'idea nasce nel 2004 quando i due si incontrano ad un party di Halloween travestiti da donne e capiscono subito di essere in sintonia, di avere idee vincenti unendo le loro forze e finanze. L'obiettivo del gruppo è quello di radunare assieme gli italiani e gli italofili della Grande Mela per socializzare e rilassarsi dopo la frenetica giornata newyorkese. Sopravvivere alla giungla metropolitana della Big City non è un'impresa semplice; richiede coraggio, determinazione e agganci giusti. La parola chiave è, infatti, networking. Quello che offrono i due "Franceschi" è proprio questo: creare un punto di riferimento per gli italiani in vacanza, quelli ormai sedentari a NY e per tutti i "wanna be Italian", attraverso un'atmosfera di festa, musica, ballo, chiacchiere ed incontri. Per qualche ora questi ragazzi fermano New York e la trasformano in un'Italia multiculturale, facendola divertire e richiamando l'attenzione sul Bel Paese e sulle sue tante meraviglie, soprattutto in tema eno-gastonomico.

Francesco B. mi concede ancora qualche istante, spiegandomi di come Made in Italy si stia evolvendo in una vera e propria agenzia di marketing e PR. Esiste anche una linea di capi abbigliamento esclusivamente prodotti in Italia, che Francesco mi mostra fiero improvvisando un defilé tra i tavolini.
Ancora frastornata dalle mille informazioni datemi nel giro di pochi minuti vedo Francesco B. alzarsi e lanciarsi nella folla a fare foto e salutare persone. Scopro addirittura che è il suo compleanno e osservo divertita come cerchi di parlare e coinvolgere ogni singolo ospite, concedendo a ciascuno una media di 10/15 secondi d'attenzione per poi spostarla su di un'altra persona e così via. Se sei abbastanza fortunato ti concede anche un piccolo ballo o qualche chiacchiera in più e poi via verso nuovi ospiti. Ridacchio tra me e me e faccio notare al mio editor, anche lui approdato alla festa, come io sia stata una vera e propria privilegiata della serata, riuscendo a concentrare su di me l'attenzione di Francesco per almeno 10 minuti.

Finita l'intervista e prendendo esempio da Belcaro, decido di buttarmi tra la folla e di fare qualche domanda ai partecipanti; della serie perché sei qui? Come hai scoperto Made in Italy? Che ne pensi della serata, ecc.
Tra le centinaia di persone presenti alla festa scopro che Soraya e Marian sono due amiche spagnole in vacanza a New York e sono state richiamate dalla musica che i cancelli del giardino non riescono a trattenere. Raj ed Anthony sono, invece, due indiani assidui frequentatori delle serate Made in Italy; mi dicono di amare l'Italia e le italiane (?!) e di divertirsi sempre molto alle feste di Federico e del suo gruppo. Al barbecue Incontro Jill ed Emily mentre aspettano due hot dogs; senza più freni inibitori chiacchiero anche con loro e scopro che si trovano alla festa per aver letto dell'evento sul fan club di Made in Italy su Facebook, sul social network "a small world", che pubblica le feste più trendy della città e sul sito ufficiale del gruppo www.madeinitalynyc.com. Ma la coppia più interessante e cosmopolita è quella formata da due sorelle, Tina e Lilian, di Taiwan, cresciute in Brasile, trasferitesi in America e con molte esperienze di vita in Europa, tant'è che una delle due, Tina, mi sorprende con un italiano davvero buono. Loro partecipano spesso alle feste Made in Italy, ritenendole un buon momento per rispolverare l'italiano e per fare conoscenze multiculturali.

Constato che la maggior parte dei poveretti, che hanno sopportato le mie domande, si trova lì per passaparola o per aver già partecipato ad eventi passati, con l'intenzione di esserci anche a quelli futuri.
Mentre aspetto al bar un altro flut di prosecco per rinfrescarmi dall'afa della Big City e dal calore prodotto dalle centinaia di persone presenti, riesco, quasi incredibilmente, a bloccare Francesco per complimentarmi e per condividere la mia sorpresa nello scoprire molti "non italiani" alla sua festa. Nei 15 secondi concessomi (questa volta, ahimè, non sono più una privilegiata) Belcaro mi dice che alle feste solitamente il 16% circa sono italiani, il 30% internazionali e la restante percentuale americani. Si tratta perlopiù di professionisti, bella gente, giovani nello spirito che amano divertirsi ed amano l'Italia, quelli che Piero Bassetti definirebbe "Italici": persone amanti del Bel Paese ed in qualche modo legati ad esso per sangue, affetto, curiosità, gusto, insomma per stile di vita italiano.

La festa è davvero un successo; alle 11.30 pm vi sono ancora persone che fanno la fila su West Broadway per poter entrare, attratte anche dal fatto che l'ingresso è gratuito, e pregano Miky, impegnata tutta la sera all'ingresso, di farli entrare, anche solo per un attimo.
Io comincio ad essere stanca, anche perché so che mi aspetteranno due/tre orette di veglia per scrivere il pezzo e decido di accomiatarmi. Dopo aver salutato il mio editor, che a quanto pare non ha nessuna intenzione di lasciare la festa, decido di cercare Francesco per salutarlo e ringraziarlo. Lo vedo in pista, mentre balla scatenato con una bottiglia di Prosecco in mano. Sorrido e decido di non importunarlo ulteriormente facendogli solo un fugace cenno con la mano. Lui invece si avvicina immediatamente e mi saluta con i classici due baci all'italiana, invitandomi già alla prossima festa!

Sarà la stanchezza...o il prosecco ma penso che mai cognome fu più azzeccato per descrivere in poche e succinte parole Fracesco: bel+caro! Quindi italiani ed italici di New York unitevi, per aver un taste of Italy neyworkese, andate alle prossime serate Made in Italy e ricordate che...Italians do it better!