A modo mio

Il pelo dell’orso e in vizio

di Luigi Troiani

La vicenda del gruppo di spie russe smascherate nella East Coast, va vista più come un fatto di costume che come un attentato alla sicurezza statunitense commissionato dal condomino nucleare. Non ci si trova davanti a un revival di guerra fredda; piuttosto si assiste all'ennesima manifestazione del maniacale orrore di Mosca verso ciò che le è esterno. La tradizione politica russa è basata sul dispotismo interno spionistico e religioso, e sull'aggressività verso i vicini. Con la fine di zarismo e Urss, si è allentata la pressione ai confini, ma si è rafforzato il potere della Ortodossia sulle coscienze e dei Servizi sull'economia e la stampa. Il kagebista Putin è stato spinto là dove, alla morte di Stalin, non fu consentito al potente Berija: ad impadronirsi dello stato e delle sue ricchezze strategiche.

Non deve meravigliare che si sia intensificata, come mai prima, la penetrazione in Occidente dell'intelligence. Il lupo (pardon, l'orso...) "perde il pelo ma non il vizio".Anche l'elevato tasso di presenza femminile nella cellula di agenti segreti, e il fatto che si tratti di ragazze di presenza, sta dentro la tradizione. L'orgoglio con il quale la stampa popolare ha accolto il rientro delle spie rilasciate da Washington, e rilancia quotidianamente il personaggio della ventottenne Anja Kushenko, adottata come "agente 90-60-90", rinfocola il consenso pruriginoso che l'episodio ha registrato nell'opinione pubblica nazionale. Riandando al clima delle battute grevi sulle donne degli incontri tra Putin e Berlusconi, viva la bella ragazza che ha usato con successo il fascino del corpo slavo per buggerare i gonzi occidentali! Nezavisimaia Gazeta informa che una miriade di club sta organizzando eventi e concorsi dedicati alla fulva Anya.

Politici stanno pensando di candidarla al Parlamento ed è pronto l'invito per uno show televisivo.I fotogrammi intimi della Kushenko fatti circolare da un ex su giornali e web, mostrano una ragazza appassionata di sesso, e di carriera via matrimonio. Siamo fuori dall'epopea del Glienicker Brücke, il ponte nella zona berlinese di Potsdam dove est e ovest scambiavano le spie, spesso donne russe le cui vicende avrebbero esaltato la vasta narrativa e cinematografia della guerra fredda, bond-girls incluse. Siamo lontano dal mito delle Giuditte e Mata Hari infiltrate a rischio di vita per servire il loro paese (si noti che la danzatrice olandese Margarete Zelle, alias Mata Hari, dieci anni fa è stata dichiarata innocente dagli M15 britannici). Il potere russo corrompe le ragazze con la promessa di un futuro di lusso e benessere, le alleva in quartieri/scuola che riproducono l'America e l'occidente, le addestra a sensualità e seduzione, quindi le sguinzaglia ad accalappiare il malcapitato di turno. E' il mestiere di tante russe espatriate, in cerca di segreti militari e industriali.
La Russia profonda ignora la fiducia nello straniero; logico che cerchi di contrastarlo e sfruttarlo. Ho avuto esperienza di questo aspetto dell'"anima russa" quando, a cavallo tra Gorbaciov e Putin, ho diretto un intervento di cooperazione socio-imprenditoriale a Mosca. Tutti, compresi i soci istituzionali con i quali avevo costituito l'iniziativa, pensavano che il mio fosse un ruolo di copertura. Una soffiata mi avvertì di essere pedinato e a rischio.

Comunque, chi è senza peccato... Il primo maggio di cinquant'anni fa era abbattuto sulla verticale di Sverdlovsk l'U2 di Gary Francis Powers, decollato dal Pakistan per sbirciare in territorio sovietico. Sopravvissuto, sarebbe stato scambiato a Glienicker Brücke ventuno mesi dopo. Nel 2000 la famiglia ha ritirato la medaglia del Prigioniero di guerra, la Distinguished Flying Cross e la National Defense Service Medal.