Visti da New York

Viaggio nelle ragioni del malaffare

di Stefano Vaccara

Sono in viaggio verso l'Italia e mai come quest'anno parto con una persistente ansia per le sorti del nostro paese. Da quello che si legge su alcuni giornali, sembra che la situazione sia peggiore del 1992-93, ai tempi delle grandi stragi di mafia (a Palermo intanto si ricorda la morte di Paolo Borsellino: opera solo di Cosa Nostra? Basta con le favole!) e dello scoperchiamento a Milano di Tangentopoli e dell'inizio di "Mani Pulite", che avrebbe dovuto far rinascere più "virtuosa" la politica della Repubblica...

Situazione peggiore perché, seppur una parte della stampa del malaffare ne sta rivelando di tutti i colori, in una frenetica corsa contro il tempo prima che sia messa a tacere dalla "legge bavaglio" - che impedirà ai magistrati di lavorare con quelle intercettazioni che mettono in vetrina l'Italia del malaffare - ormai questa stampa è percepita così poco credibile dal comune sentire dell'opinione pubblica italiana, che sempre meno cittadini prestano attenzione.
Noi giornalisti esageriamo spesso, la ricerca della notizia ti può far scorgere "l'uomo che morde il cane". Ma tra quei giornalisti che gridano al lupo anche quando magari si trattava di una volpe spellacchiata, e quelli che invece organizzano pranzi a caso loro casa con il potente di turno, per continuare a lisciarlo e condividerne privilegi e favori, preferisco i primi.

Però con il giornalismo che spesso grida al lupo per favorire un altro lupo, la democrazia rischia lo stesso, dato che quando la notizia del malaffare è vera, sono troppo pochi coloro rimasti disponibili a crederti per indignarsi e reagire. Ecco perché la situazione in Italia appare peggiore del '92. Allora i cittadini italiani credevano di più a quello che leggevano o vedevano sui principali mezzi di informazione del paese, ma ora non è più così. E quando non si risponde più ai cani che abbaiano, la democrazia viene divorata.
Durante la permanenza in Italia, per lo più in Sicilia, più che leggere i giornali, studierò lo stato d'animo dei concittadini. Farò domande, a parenti e amici, ma anche a sconosciuti incontrati in piazza: ma che cos'è la P3? Uno specchio sullo stato del malaffare italiano o una buffonata? Sono tutti corrotti nei palazzi? Il capo del governo Berlusconi approfittava o anche lui è una "vittima" dei "faccendieri"? Ascoltiamoli questi italiani, soprattutto in Sicilia, che come scriveva Goethe, è la chiave per comprendere l'Italia...

Mentre sono in partenza, nell'articolo appena uscito sull'Espresso a firma di Lirio Abbate e Gianluca Di Feo, leggo: "In pratica, il vertice del partito di Berlusconi dalla fondazione a oggi è stato in combutta con i comitati d'affari. Ma il sistema è trasversale: il circolo più forte nasce con il Giubileo del centrosinistra e prospera con le opere varate dal governo Prodi. Tarantini corrompe i manager della sanità di Nichi Vendola, i De Luca e il clan irpino hanno referenti nella giunta rossa di Bassolino. Persino l'appellativo "cricca" nasce da un costruttore fiorentino che urla al telefono: "Questa è una cricca di banditi! Ci voleva solo gente romana per vincere: cricca Veltroni e Rutelli. Si son messi d'accordo e si sono divisi il bottino..."".

Oltre a comprendere meglio l'apatia degli italiani, è anche più facile sospettare i perché, con ogni cambio di governo, la cosidetta "opposizione" non fosse così lesta a denunciare un certo modo di far gli affari con la politica. Di certi "scheletri" sono pieni gli armadi delle segreterie dei partitoni e partitelli d'Italia? Il leader del Pd Pierluigi Bersani, che gironzolava a New York, più che sul ragionare del Cavaliere cattivo all'origine di tutti i mali, dovrebbe rispondere alla domanda: la corruzione italiana è tornata a livelli insostenibili, come nel '92-93, perché al governo c'è Berlusconi? È lui, il Cavaliere, con le sue cricche, il solo responsabile del livello raggiunto dal malaffare?

Sarà più interessante sentire la risposta dei nostri compatrioti, almeno quelli che all'Italia ci tengono ancora. Vi racconterò al mio ritorno.