Arte/ Mostre/ Le vibrazioni visibili di otto artisti

di Samira Leglib

Che cosa vedremmo se l'esperienza artistica potesse essere misurata in frequenze cerebrali osservabili in laboratorio?

Un piccolo laboratorio di onde creative è quello che ha inaugurato Stefania Carrozzini con la sua mostra Frequency, 8 artisti provenienti da Stati Uniti, Giappone e Italia per 20 opere in esposizione alla Onishi Gallery di New York fino al 21 di questo mese.
"Per anni abbiamo sentito parlare di quantum leaps, di new age, di energie. È certo che viviamo nell'era dell'Informazione che sta evolvendo in una nuova era: quella dell'Intuizione", scrive la Carrozzini, "Le frequenze sono vibrazioni invisibili che si manifestano destando i nostri sensi. Gli artisti sono privilegiati in quanto captano frequenze che poi traducono esteticamente. Si potrebbe ipotizzare una lettura della storia dell'arte non tanto legata ai significati simbolici, alla cultura, al tempo, al linguaggio, bensì attraverso le vibrazioni che tali opere emettono sullo spettatore."

Misa Aihara, Masaki Asakawa, Alberto Baccari, Elena Brambilla, Amy Cohen Banker, Michela Ianese, Giovanni Marinelli, Fabio Usvardi sono gli artisti selezionati da Stefania Carrozzini e ognuno ha la sua personale vibrazione da raccontare. Abbiamo incontrato alcuni di loro durante l'inaugurazione della mostra che ha registrato una presenza folta e -neanche a dirlo- energetica.

Alberto Baccari, da 22 anni a New York, è graphic designer, scrittore, regista e pittore. Ha lavorato a Tokyo, Londra, Barcellona, Los Angeles, Torino Milano e New York. Una selezione dei suoi lavori si trova in esposizione permanente presso il Museo del Louvre a Parigi. Ultimamente ha vissuto a Milano ma, ci dice schietto, «rientrerò presto a New York perché non ne posso più del nostro Paese! Nasco come graphic designer e inizio i miei lavori di grafica concettuale sulla tela invece che su carta. Quando il progetto viene venduto alle aziende, ne vendo l'uso ma il progetto sulla tela rimane a me e a quel punto lo reinterpreto. A volte il segno si evolve fino a far sparire l'originale, questo fa parte della mia piccola libertà. Stefania ha scelto queste due opere ("Union Jackie" e "Graphic #4", ndr) perché puoi sentire l'energia tra un elemento e l'altro, un colore e l'altro che viene unito, sempre con una forte presenza di costrizione dell'energia. Da qui una frequenza, un'energia compressa».

Elena Brambilla è la più giovane tra gli artisti rappresentati in questa mostra. Nata a Milano nel 1977, Elena è sia artista che musicista. Attualmente lavora a Milano come educatrice in progetti di integrazione culturale e prevenzione del disagio minorile. Recentemente ha partecipato al "Treno della Memoria", l'annuale percorso educativo attraverso i campi di concentramento in Polonia. «È la prima volta che espongo a New York, ho presentato a Stefania dei lavori che le sono piaciuti e mi ha proposto questa mostra. "And the sorrow all around" e "The thorny tree" sono stati realizzati dopo la visita ai campi di concentramento, sono fatti con smalto su tela in tecnica mista».

Amy Cohen Banker nasce nel Bronx nel 1960. Le sue influenze sono internazionali così come i suoi lavori che sono stati esposti all'Hermitage Museum di San Pietroburgo, al Barcelona Modern Art Museum e al Whitney, al Metropolitan e al MoMa di NY.  «La prima delle due tele che espongo è stata ispirata dall'opera "L'elisir d'amore" di Donizetti -da cui prende anche il titolo, ndr- e raffigura degli uccelli che per me hanno un significato speciale. In questo caso si stanno abbeverando a una fontana. "Hummingbirds" invece ritrae due colibrì, conosciuti anche come i messaggeri dell'amore, mentre stanno cadendo nel vuoto e lottano per risalire. È una metafora dell'amore, per alcuni aspetti autobiografica, ma è positiva perché alla fine i colibrì escono vincitori».
Visti in termine di frequenze, il corpo dei lavori esposti in Frequency consiste di energia comunicata con intensa introspettiva ed elementi spirituali in stretto dialogo con la realtà. Stefania Carrozzini è visibilmente entusiasta per la ricca presenza all'opening della mostra. L'unico rammarico, ci dice, è quello di non poter vantare il patrocinio dell'Istituto Italiano di Cultura: «Quando c'era il direttore Miracco, lui mi disse testualmente "È mio dovere darti il patrocinio" perché dal 1996 ho portato a New York più di 500 artisti».
Frequency curata da Stefania Carrozzini 8-21 Luglio presso la Onishi Gallery (521 West 26th Street) www.onishigallery.com