PUNTO DI VISTA/La tomba del governo

di Toni De Santoli

L'Aquila ancora in ginocchio per via del terremoto del 6 aprile 2009, da mercoledì scorso è la "tomba" del Governo Berlusconi. All'Aquila il Governo Berlusconi oggigiorno riscuote, sì e no, i favori qualche centinaio di "fissati", gli illusi a oltranza. Se domani si votasse nel capoluogo abruzzese, la destra subirebbe una disfatta. La disfatta che essa merita. La merita perché ha troppo mentito, perché dall'alto della sua aridità, ha giocato col dolore degli aquilani, ha addirittura giocato sui morti del 6 aprile 2009. Nessuna vera ricostruzione è in atto all'Aquila.

Abbiamo seguito come cittadini e giornalisti la manifestazione del 7 giugno scorso, giornata torrida, umidità birmana o newyorchese... Il colpo d'occhio era spettacolare: migliaia di aquilani, di abruzzesi sfilavano nel centro di Roma fra il Campidoglio e Campo Marzio con le loro innumerevoli, severe, suggestive bandiere nero-verdi, i colori dell'Aquila. Tante le donne, parecchi i giovani, altrettanti gli anziani. Li conosciamo gli aquilani, gli avezzanesi, gli abruzzesi, insomma: è una vita che ci giochiamo a Rugby. Conosciamo la loro correttezza, il loro amor proprio, la loro disciplina. Ne apprezziamo l'umanità, espressa ben più coi fatti che con le parole. Sappiamo di poterci fidare di loro. Se un aquilano prende un impegno, si è sicuri che quell'impegno lo manterrà. La sua parola è una sola. Ha un valore inestimabile. All'Aquila, a Avezzano, Sulmona, Paganica, si sa ancora che cosa è l'onore e che cosa è il disonore. E' gente di montagna. Bella gente di montagna. S'era visto subito che quella dimostrazione era una dimostrazione pacifica, era la protesta dei forti, dei forti così nobili da non lasciarsi neppure sfiorare dall'idea di ricorrere alla violenza, all'aggressione, alla devastazione. Questa gente in virtù dei diritti sociali, morali, politici di cui deve poter godere (e di cui gode la Lega che ogni tanto parla però di "fucili" e di "milioni di padani pronti a morire per la Padania"...), chiedeva alle autorità di poter dimostrare dinanzi a Palazzo Chigi (sede del Governo) e dinanzi a Palazzo Grazioli (residenza capitolina del Presidente del Consiglio). Questo permesso le è stato negato. Agli aquilani, Roma, la Roma della destra, la Roma d'un conservatorismo che di illuminato non ha assolutamente niente, ha voluto mostrare il suo volto peggiore. Se i cinque o seimila aquilani calati su Roma mercoledì scorso fossero stati animati da propositi bellicosi, Largo Argentina, Via del Plebiscito, Via del Corso, sarebbero stati messi a ferro e fuoco. Permettere agli abruzzesi di sostare davanti a Palazzo Chigi e a Palazzo Grazioli, non avrebbe certo provocato il tafferuglio, le botte, le ferite che attraverso la televisione hanno fatto il giro del mondo. La vergogna, una nuova vergogna, si è così abbattuta sul Governo Berlusconi, sulla persona di Silvio Berlusconi. Si trattano in questo modo cittadini usciti dal cataclisma del 6 aprile 2009? Si trattano così italiani i quali, e in modo molto corretto, avanzano la preghiera di non esser più presi in giro, ingannati, fuorviati? "Siamo cittadini non sudditi", si leggeva su uno striscione.

Quattro parole di una eloquenza straordinaria. Un concetto di altissimo valore. Concetto di montanari.  
Le misure di sicurezza allestite il 7 luglio (e a quanto pare addirittura rinforzate dalla sera del 7 luglio) ci apparivano in tutta la loro spropositata dimensione. Come lo sono del resto le misure di sicurezza che vengono solitamente fatte approntare da tirannelli pieni di sé, "volitivi", "tutti d'un pezzo", ma in realtà impauriti e increduli - bambinescamente increduli - della sfiducia che ricevono dai "soliti ingrati". Ingrato con gli aquilani, s'è invece dimostrato il Governo Berlusconi, salutato con entusiasmo e speranza all'Aquila subito dopo la catastrofe del 6 aprile... Ma ora l'Aquila finalmente ha capito. L'Aquila più disposta non è a concedere un solo briciolo di credito agli ipocriti, ai ridanciani, agli imbonitori. Ai parvenu che oggi spadroneggiano in Italia. E la destra è fatta di parvenù.

* Avviso ai lettori: la rubrica "Il Fuoriuscito" di Franco Pantarelli tornerà nella seconda metà di agosto