Che si dice in Italia

Bravo sindaco! Il primo cittadino di Carrara e la biennale della scultura

di Gabriella Patti

Il signore nella foto è un sindaco italiano: Angelo Zubbani primo cittadino di Carrara. Non è morto, per fortuna, ma evidentemente così si considera dal punto di vista delle possibilità di svolgere al meglio la sua attività amministrativa e politica. Accogliendo la richiesta di un artista, ha accettato di diventare una scultura, con tanto di fascia tricolore. La foto, intitolata non a caso "Sindaci italiani", fa parte di Post Monument, la Biennale di scultura curata da Fabio Cavallucci e in corso a Carrara, appunto. Al di là del valore artistico dell'opera, su cui non sono in grado di pronunciarmi, l'immagine mi ha spinto ad alcune riflessioni. Parto dalla recente denuncia del New York Times, qualcuno di voi l'avrà letta. Il quotidiano americano ha lanciato l'allarme: Roma si sta sbriciolando. L'accusa è semplice e, aimè, condivisibile. Da un lato, sì, la Capitale sta cercando di modernizzarsi: il giornale cita giustamente la nascita di due nuove importanti e bellissime realtà museali romane dedicate all'arte contempranea, il Maxxi e il Macro. Dall'altra, però, nell'Urbe Eterna non si sta facendo nulla per arginare il decadimento e lo sfascio delle sue secolari e straordinarie bellezze. Mancano i soldi, replicherà il sindaco capitolino Gianni Alemanno che, in questi giorni, per la verità sembra soprattutto impegnato nella trasformazione delle carte intestate e dei documenti ufficiali: dove, d'ora in poi, vi si leggerà non più "Comune di Roma" bensì "Roma Capitale". Se il rilancio punta solo su questo...  Comunque, sulla mancanza di fondi Alemanno ha ragione, come hanno ragione tutti gli amministratori locali che stanno protestando con il governo - sempre più traballante - per i nuovi annunciati tagli. Ed è quello che ha detto e ripetuto in continuazione anche il suo collega carrarese Zubbani, lamentando che per l'attuale edizione della Biennale di scultura si siano dovuti fare salti mortali per raggranellare qualche fondo. Ma a Carrara hanno fatto le cose per bene: l'indigenza aguzza l'ingegno, soprattutto degli arguti toscanacci. Innanzitutto per la prima volta la Biennale, che si svolge nella città patria del miglior marmo al mondo, non è dedicata soltanto alle opere in marmo ma a tutte le sculture e le installazioni in genere. Una bella dimostrazione di intelligenza, di voglia di guardare avanti, di non fossilizzarsi. Ma, soprattutto, il curatore ha capito una cosa: Carrara, come tante, tantissime città del Belpaese, è un'opera d'arte in sé. E così la Biennale non si tiene in un luogo solo, bensì si dipana in vari posti. Per lo più vecchi stabilimenti e fabbriche dismesse di marmisti, ma anche chiese abbandonate: fatiscenti, pieni di detriti ma, indubbiamente affascinanti. Opere d'arte con la loro sola presenza. Al curatore Cavallucci, il sindaco Zubbani ha dato carta bianca. E ha fatto bene. Perché il visitatore che andrà alla Biennale dovrà camminare parecchio e sarà una bella passeggiata, tra luoghi uno più coinvolgente e romantico dell'altro. Bravo il sindaco. Ma la domanda è: d'accordo l'intelligenza, d'accordo l'inventiva, ma per quanto tempo potranno supplire a una seria politica di investimenti che valorizzino ciò che è veramente la ricchezza d'Italia, l'arte e la cultura?   

   "NON DOVEVA ACCADERE", ha ragione il Corriere della Sera. Invece, è successo. La polizia ha caricato il corteo degli aquilani che, venuti a Roma, protestavano per il fermo di ogni attività di ricostruzione della loro città devastata dal terremoto. Feriti, contusi, magliette insanguinate immortale dagli obiettivi. La settimana scorsa sono andata a L'Aquila, dove vado spesso e tra le cui antiche stradine mi piaceva tanto girare e perdermi. Ci ero già andata altre volte e la visita mi è servita solo a rinnovare l'angoscia. Credo che nessun film o fotografia, per quanto dettagliato, possa far capire che cosa si prova a muoversi nel silenzio surreale delle case sbrecciate, dei palazzi crollati. Capisco che rifare dalle fondamenta una città, per lo più in una zona notoriamente sismica, non sia certo semplice. So bene che di soldi ce ne sono pochi, in questa stagione di crisi di cui - con buona pace dei proclami ottimisti di B. - non si vede la fine. Ma quello che irrita giustamente gli aquilani è che, dopo avere costruito le "casette" provvisorie (e comunque, oltre 30mila persone sono ancora negli alberghi e nelle caserme), non sembra che succeda più nulla. Non c'è un piano di ricostruzione, a meno che non mi sia sfuggito ma allora sono in compagnia di mezza stampa italiana. E già si profila lo scandalo sull'unica cosa fatta: le messa in sicurezza delle case lesionate. Su quei ponteggi costosissimi che puntellano gli edifici del centro storico stanno forse per partire delle denunce giudiziarie.