MUSICA LIRICA/Belcanto a Caramoor

di Giuseppe Greco

Katonah capitale del bel canto questo mese, con Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti a farla da maestri di cerimonia. Toccheranno a due capolavori, «Norma» del primo e «Maria di Rohan» del secondo, ad andare sulle scene del Venetian Theater del Caramoor International Festival (tel. 914/232-1252). Sarà l'Orchestra of St. Luke's, diretta dal maestro Will Crutchfield, a dare ad entrambe le opere la base musicale, mentre il compito vocale sarà assegnato ai soprani Angela Meade (Norma) e Takesha Kizart (Maria, contessa di Rohan), ai mezzosoprani Keri Alkema (Adalgisa) e Vanessa Cariddi (Armando di Gondì), ai tenori Emmanuel di Villarosa (Pollione) e Luciano Bothelo (Riccardo, conte di Calais), nonché ai basso-baritoni Daniel Mobbs (Oroveso) e Scott Bearden (Enrico, duca di Chevreuse).

Composta in meno di tre mesi, dall'inizio di settembre alla fine di novembre del 1831, la belliniana «Norma» debuttò alla Scala il successivo 26 dicembre. Quella sera l'opera, destinata a diventare la più popolare tra le dieci composte da Bellini, andò incontro ad un fiasco clamoroso, dovuto sia a circostanze legate all'esecuzione (l'indisposizione della primadonna, il soprano Giuditta Pasta, nonché la tensione psicologica degli altri membri del cast), sia alla presenza di una claque avversa a Bellini e alla Pasta; non di meno, l'inconsueta severità della drammaturgia e l'assenza del momento più sontuoso, il concertato che tradizionalmente chiudeva il primo dei due atti, spiazzò il pubblico milanese. Il soggetto, tratto dalla tragedia di Alexandre Soumet "Norma, ossia l'infanticidio", è ambientato nelle Gallie, al tempo dell'antica Roma, e presenta espliciti legami con "Medea". Fedele a questa idea di classica sobrietà, Bellini adottò per "Norma" una tinta orchestrale particolarmente omogenea, relegando l'orchestra al ruolo di accompagnamento della voce.

L'opera, incentrata sulla protagonista, divenne il cavallo di battaglia di alcuni grandi soprani del passato, tra cui Maria Callas, Joan Sutherland e Ines Salazar; tuttavia la poliedricità del personaggio e della sua vocalità - che spazia dal lirismo più puro alla coloratura e ad accenti di sconvolgente drammaticità - ne fanno uno dei ruoli più impervi per voce di soprano, tanto che l'opera è oggi più famosa che rappresentata.

L'azione si svolge nelle Gallie, all'epoca della dominazione romana. Nell'antefatto la sacerdotessa Norma, figlia del capo dei Druidi Oroveso, è stata l'amante segreta del proconsole Pollione, dal quale ha avuto due figli, custoditi dalla fedele Clotilde all'insaputa di tutti. Pollione confida all'amico Flavio di essersi innamorato di una giovane novizia del tempio d'Irminsul, Adalgisa, e di voler lasciare Norma. Adalgisa chiede un colloquio a Norma per aprirle il proprio animo e confessarle di aver mancato al voto di castità, senza però rivelare il nome dell'uomo amato. Norma, che riconosce nella novizia i propri sentimenti e il proprio peccato, la scioglie dai voti. Quindi le chiede chi sia l'innamorato e Adalgisa indica Pollione, che sta sopraggiungendo proprio in quel momento. Furiosa, Norma rivela tutto ad Adalgisa, che sdegnata respinge Pollione.

Nella sua abitazione, Norma, sconvolta dalla rivelazione, ha deciso di uccidere i due figli, ma cede al sentimento materno. Decisa a suicidarsi, fa chiamare Adalgisa e la prega di adottare i bambini e di portarli a Roma, dopo essersi sposata con Pollione. Ma Adalgisa rifiuta e promette a Norma di convincere Pollione a tornare da lei. Da tempo i Druidi, guidati da Oroveso, tramano una rivolta contro Roma. Norma, che si era sempre opposta, quando apprende che Adalgisa non ha ottenuto nulla dal colloquio con Pollione, chiama i Galli a raccolta e proclama guerra ai Romani. Sta per pronunciare il nome della vittima sacrificale da immolare al dio, quando giunge notizia che un romano è penetrato nel chiostro: è Pollione, venuto a rapire Adalgisa. Norma sta per colpirlo con un pugnale, ma poi si ferma, invita tutti ad uscire col pretesto di interrogarlo e, sola con Pollione, gli offre la vita purché egli abbandoni Adalgisa.

L'uomo rifiuta e Norma chiama i suoi a raccolta; ha deciso quale sarà la vittima sacrificale: una sacerdotessa che ha infranto i sacri voti e tradito la patria. Sta per pronunciare il nome di Adalgisa, quando si rende conto che la colpa di Adalgisa è la sua e, nello sbigottimento generale, pronuncia il proprio nome. Commosso, Pollione comprende la grandezza di Norma e decide di morire con lei. In segreto, Norma confida ad Oroveso di essere madre e lo supplica di prendersi cura dei bambini, affinché possano salvarsi, raggiungendo Roma insieme a Clotilde. Quindi sale sul rogo con l'uomo amato.
La donizettiana «Maria di Rohan», 64ma opera del bergamasco, debuttò il 5 giugno 1843 al Theater am Kärntnertor a Vienna con assai successo. Eugenia Tadolini fu la primadonna, Carlo Guasco e Giorgio Ranconi cantarono i ruoli degli altri protagonisti. Già in 1837, Donizetti pregava Salvadore Cammarano, librettista esperto, di scrivere un testo secondo a un pezzo francese di Lockroy che trattava la stessa materia e era stato rappresentata con successo in 1832 in Parigi. Il libretto di Cammarone primo fu realizzato da Giuseppe Lillo, del quale l'opera "Il Conte di Chalais" (1839) non ebbe tuttavia successo.

Nei primi anni 1840, Donizetti componeva finalmente la sua «Maria di Rohan» che fu gradevolmente accolta per la critica viennese. Nei venti anni seguenti, l'opera fu rappresentata su tutte le scene importanti dell'Europa finché fu, siccome tutto il belcanto italiano, gradualmente eclissata dalle opere più "moderne" di Verdi e Wagner. Fu riscoperta nella seconda metà del XX secolo, cosicché oggi si la mette in scena ben frequente.
Marie de Rohan-Montbazon, duchessa di Chevreuse (1600-1679), era una delle più famose e più possenti cortigiane francesi della sua epoca. Anche il duca di Chevreuse, Claude de Lorraine della stirpe di Guisa, e il conte Chalais (della famiglia Talleyrand-Périgord), sono persone storiche. Maria, che Chevreuse sposava in 1622 e che aveva ambizione erotiche così come politiche, tentava nel 1626 di far cadere il regime dell'onnipotente cardinale Richelieu che minacciava l'aristocrazia potente francese della rovina della sua indipendenza odiosa all'idea dell'assolutismo reale.

Siamo nella Parigi di Luigi XIII: Maria di Rohan, famosa cortigiana, sta nell'anticamera del re e teme per la vita di suo marito, condannato a morte dal cardinale Richelieu per essersi battuto in un duello, cosa che in quel periodo era severamente vietata. Maria decide allora di pregare il suo amante, il conte di Chalais che l'adora ancora, di intercedere presso il re affinché conceda la grazia al marito, missione di quale il riesce. Allo stesso tempo, Armando di Gondì, giovane cavaliere, si beffa della vita amorosa di Maria, oltraggio per il quale Chalais lo sfida a duello. Chevreuse, entra e si offre a Chalais come padrino nel duello, nel frattempo Maria si accorge che ama ancora Chalais. I due ricominciano allora il loro "affaire"...